Il richiamo al voto utile? Non ha senso (e non ha mai funzionato)

Dimenticate la Seconda Repubblica, il Mattarellum, i richiami alla responsabilità degli elettori contro il pericolo azzurro o rosso. Mettetevi il cuore in pace: oggi i poli sono (almeno) tre, i partiti sono tanti, le correnti ancora di più e le alleanze parlamentari il cuore di tutto

Voto Utile Linkiesta
20 Febbraio Feb 2018 0755 20 febbraio 2018 20 Febbraio 2018 - 07:55

Facciamo un patto? Che prima di qualunque discussione politica proviamo a capire bene quattro cose fondamentali. La prima: che stiamo votando con una legge che nominalmente è al 64% proporzionale, e che realmente lo è al 100%, visto che non è possibile disgiungere il voto tra i candidati uninominali e le liste che li sostengono. Ergo: la gente voterà i simboli dei partiti, e non a caso sui manifesti non vedete mezza faccia di candidati. La seconda: che essendo una legge proporzionale, senza premi di maggioranza, nessuna minoranza qualificata, a meno di cappotti clamorosi, riuscirà a portarsi a casa il 50+1 dei seggi di Camera e Senato. Ergo: i governi si faranno sulla base di accordi parlamentari. La terza: che decidere un vincitore delle elezioni è praticamente impossibile. Paradossalmente, nella situazione attuale, il centrodestra potrebbe risultare essere la prima coalizione del parlamento, il Pd il primo gruppo parlamentare e il Movimento Cinque Stelle la prima lista per numero di voti. Ergo: Mattarella darà l’incarico di formare un nuovo governo a chi sarà in grado di farlo, non al fantomatico candidato premier - non previsto dalla legge, peraltro - che le diverse coalizioni hanno presentato. La quarta: che tutto questo non è innaturale perché, per l’appunto, non ci sono più due grandi coalizioni, ma tre poli, molto eterogenei al loro interno, talvolta formati da liste elettorali estremamente eterogenee al loro interno. Ergo: quel governo sarà probabilmente sostenuto da una maggioranza spuria, figlia di accordi parlamentari che prescindono dalle coalizioni elettorali.

Consiglio agli elettori: votate chi volete, magari leggendovi i programmi, valutandone davvero le coperture e la realizzabilità. E poi mettetevi il cuore in pace. Perché quelle liste e quei programmi finiranno in un tritacarne da cui usciranno assetti al momento imponderabili

Che vi piaccia o che vi faccia schifo, vi conviene abituarvi all’idea. E vi conviene abituarvi all’idea che non esistono più categorie e stilemi politici che avevamo mandato a memoria. Non esiste più l’inciucio, ad esempio, retaggio di un’epoca bipolare ormai sepolta insieme al Mattarellum e, pure, insieme al referendum del 4 dicembre 2016. Non esiste più la tiritera sui governi non eletti dal popolo - che non aveva senso nemmeno prima, a dire il vero - visto che il popolo eleggerà solamente i propri rappresentanti in parlamento, e per il governo se la vedranno loro.

Già che ci siamo, però, piantiamola da subito con la più classica delle manfrine da ultime settimane di campagna elettorale, quella sul cosiddetto voto utile. Per i meno avvezzi, quel ricatto morale che generalmente i rappresentanti dei partiti maggiori fanno agli elettori dei partiti minori per convincerli a convergere su di loro. Ora: poteva funzionare col Mattarellum, nel quale il 75% dei collegi era eletto con sistema uninominale. Non è un caso, in quest’ottica, che nel 1996 Prodi vinse grazie alla mancata alleanza tra Polo delle Libertà e Lega Nord, così come Berlusconi, nel 2001, vinse grazie alla mancata alleanza tra Ulivo e Rifondazione Comunista. In altre parole, in entrambi i casi il ricatto del voto utile non funzionò, anzi: gli elettori di Lega e Rifondazione condannarono alla sconfitta gli schieramenti a loro più affini. Ma se non altro, in entrambi i casi, il richiamo aveva un senso.

Oggi non ce l’ha. Non ce l’ha nel centrodestra, dove la competizione inscenata tra Lega e Forza Italia - esprime il premier chi prende un voto in più - semplicemente non ha senso. Dipenderà dalle alternative, piuttosto e dal potere negoziale che potranno giocarsi in sede di consultazioni: se Forza Italia avrà pure la possibilità di un’alleanza col Pd, per dire, o se la Lega potrà permettersi di giocare come carta di riserva un’ipotetico governo coi Cinque Stelle. E non ce l’ha nemmeno a sinistra, peraltro: che senso ha, per un elettore di LeU, togliere il voto al suo schieramento per far prendere qualche punto percentuale in più a un Pd che vale poco più del 20% e - tocca dar ragione a D’Alema - non ha nessuna possibilità di vincere?

Consiglio agli elettori: votate chi volete, magari leggendovi i programmi, valutandone davvero le coperture e la realizzabilità. E poi mettetevi il cuore in pace. Perché quelle liste e quei programmi finiranno in un tritacarne da cui usciranno assetti al momento imponderabili, alleanze fantasiose, seconde file che diventano leader, nuovi gruppi e (forse) pure nuovi partiti. Cose che succedono in una repubblica parlamentare. Facciamo che ne siamo tutti consapevoli e la piantiamo con le buffonate?

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