Il disastro Embraco è la prova definitiva che in Italia la sinistra non esiste più

Cinquecento persone rischiano di perdere il lavoro, ma Grasso va da Corbyn a Londra a farsi dare la benedizione. Mentre i sindacati oggi chiedono la cassa integrazione che rifiutarono qualche mese fa. E se non fossero solo la “gentaglia” di Embraco e Whirlpool, il problema?

Grasso Corbyn Linkiesta

Pietro Grasso, leader di Liberi e Uguali, insieme a Jeremy Corbyn, leader dei laburisti britannici (foto tratta dal profilo Facebook di Pietro Grasso)

21 Febbraio Feb 2018 0755 21 febbraio 2018 21 Febbraio 2018 - 07:55

«Il leader del partito laburista sta raccogliendo grandi consensi tra i giovani in Gran Bretagna, perché ricorda a tutti quale sia la grande questione dei nostri tempi: le disuguaglianze che, ormai intollerabili, mettono a rischio le fondamenta della democrazia e permettono alle peggiori destre di farsi spazio nella società». Con queste sagge parole il leader di Liberi e Uguali Pietro Grasso ha commentato il suo incontro con Jeremy Corbyn, leader dei Laburisti inglesi a cui ha copiato, traducendolo letteralmente, pure lo slogan elettorale. Peccato abbia copiato solo quello: perché Corbyn nei suoi panni, anziché volare a incontrare il suo idolo, sarebbe probabilmente andato ai cancelli dell'Embraco di Riva presso Chieri, in provincia di Torino, a parlare coi cinquecento lavoratori che perderanno il posto di lavoro quando l’azienda brasiliana specializzata nella costruzione di motori a condensazione per frigoriferi migrerà in Slovacchia. E ci sarebbe rimasto, probabilmente, fino a che la vertenza non si fosse risolta, in un modo o nell'altra.

Amen. Non è la prima volta che i nostri eroi di sinistra - quelli preoccupatissimi per l’avanzata delle peggiori destre - lasciano alle peggiori destre gli operai delle fabbriche in crisi . Grasso, ma anche Bersani o D'Alema, che ieri sera a Di Martedì, mentre pontificava sulla necessità di far rinascere la sinistra, non ha dedicato ai lavoratori di Embraco nemmeno uno sbadiglio. Ma anche quelli come Maurizio Landini della Fiom o Rocco Palombella della Uilm, le due principali sigle sindacali dello stabilimento di Chieri, che adesso pensano di fare una bella e sdegnata ammuina - pardon, manifestazione - all’Europarlamento contro il dumping fiscale slovacco.

Non è la prima volta che succede che i nostri eroi di sinistra, quelli preoccupatissimi per l’avanzata delle peggiori destre, si dimenticano di togliere loro spazio tra gli operai che rischiano il posto di lavoro. Grasso, ma anche Bersani o D'Alema, che ieri sera a Di Martedì, mentre pontificava sulla necessità di far rinascere la sinistra, non ha dedicato ai lavoratori di Embraco nemmeno uno sbadiglio

Peccato che pure loro omettano di ricordare che quella stessa cassa integrazione che adesso chiedono è quella che rifiutarono sdegnosamente qualche mese fa, quando l’Embraco disse che non avrebbe potuto rinnovare i contratti di solidarietà a fronte di una crollo verticale della produzione. Fiom e Uilm bloccarono i cancelli contro quella decisione, chiedendo nuovi investimenti e il rilancio dello stabilimento. Una richiesta cui l’azienda ha risposto denunciando otto lavoratori, dopo la quale i sindacati hanno rinunciato alla loro protesta. Capite il paradosso, vero? Oggi quel che chiedono i sindacati è la stessa cosa che qualche mese fa avevano rifiutato. Non male.

E saranno pure gentaglia, i padroni di Embraco e di Whirlpool che la controlla, come dice il ministro dello sviluppo Carlo Calenda. Ma qualcuno lo dovrà pure dire che Embraco fa compressori, «un contenitore di ferro con aria compressa dentro, una linea che si potrebbe montare ovunque nel mondo, un lavoro da terzo livello che impari dopo due ore», come raccontano alcuni sindacalisti, non è esattamente Industria 4.0, quel tipo di manifattura innovativa e ad alto valore aggiunto che dovrebbe essere al centro delle politiche industriali di questo Paese. Mantenere produzioni di questo tipo in Italia semplicemente non ha senso. In Germania e in Francia non esistono più, perché comprimono i salari e importano lavoratori a basso costo. In altre parole, creano miseria, anziché sviluppo.

Per questo servirebbe investire formazione continua per i lavoratori, per avere addetti adeguati a una manifattura più evoluta. Servirebbero Istituti Tecnici Superiori per avere competenze pronte per il futuro della produzione industriale. Servirebbe un serio taglio del cuneo fiscale, per evitare che il calo del costo del lavoro finisca per essere pagato interamente dai lavoratori e non, ad esempio dallo Stato. Servirebbe un Paese che non sia un inferno fiscale, burocratico e giuridico per non far scappare gli investitori stranieri. Servirebbe una politica, di sinistra o meno, che faccia - o avesse fatto, negli ultimi trent’anni - tutte queste cose. Non c’è: ce ne faremo una ragione. Poi magari, quando tornate da Londra, fatevi indicare la strada per Chieri. E salutateci Corbyn.

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