Botte e coltelli in campagna elettorale: un regalo enorme alla destra (che ora può vincere davvero)

Come prevedibile, la diatriba ideologica tra fascisti e antifascisti è diventata un problema di ordine pubblico. Buon per le forze securitarie, che devono ringraziare la sinistra che ha rinfocolato la polemica quando andava sedata

Fasci Linkiesta
22 Febbraio Feb 2018 0645 22 febbraio 2018 22 Febbraio 2018 - 06:45

Non ci voleva un veggente a prevederlo, che la diatriba fascisti-antifascisti non si sarebbe fermata alla sparatoria di Luca Traini e alla successiva manifestazione dei movimenti di sinistra. Che l’atavica divisione che riemerge carsica nella Storia recente di questo Paese si sarebbe consolidata nella campagna elettorale, rubando spazio e tempo ad altri temi un po’ più contemporanei. Che questa contrapposizione avrebbe generato, presto o tardi, scontri, incidenti, sangue. Che da vacua minaccia per la tenuta democratica del Paese si sarebbe presto trasformata in un più prosaico problema di ordine pubblico. Che la destra, quella securitaria, avrebbe finito per avvantaggiarsene.

Così è stato finora. Così sarà, presumibilmente da qui al 4 marzo. Lo scriviamo, prendendoci il rischio di essere smentiti dalla cronaca prossima ventura, nel giorno in cui, a Perugia, un militante di Potere al Popolo è stato accoltellato mentre affiggeva manifesti elettorali. Il giorno dopo che Massimo Ursino, leader palermitano di Forza Nuova è stato legato e pestato a sangue da due militanti di centri sociali. Dopo che da giorni le piazze di tutta Italia sono blindate per l’arrivo di Roberto Fiore, che di Forza Nuova è il leader. Nel mentro il solito canone da teppisti: tombe oltraggiate, irruzione negli studi televisivi e tutto ciò che può provocare scatenare reazioni,

Accoltellamenti, pestaggi, svastiche sulle tombe, camionette della polizia nei centri storici: questo è quel che vedono le persone. Il caos e un potere autoritario che si prende cura della loro incolumità. Che sia strategia della tensione, o tensione e basta, poco importa. Il risultato è il monopolio dell’ordine pubblico sulle prime pagine dei giornali, in apertura dei telegiornali, nel prime time dei talk show

Accoltellamenti, pestaggi, svastiche sulle tombe, camionette della polizia nei centri storici: questo è quel che vedono le persone. Il caos e un potere autoritario che si prende cura della loro incolumità. Che sia strategia della tensione, o tensione e basta, poco importa. Il risultato è il monopolio dell’ordine pubblico sulle prime pagine dei giornali, in apertura dei telegiornali, nel prime time dei talk show. Un monopolio che si va a sostituire a quello sull’emergenza immigrazione, peraltro, altra cornice favorevolissima alle forze di centrodestra.

Un assist micidiale, questo, per la manifestazione di Matteo Salvini di sabato 24 febbraio, il prossimo, al grido di “Prima gli italiani”. Una manifestazione in cui, dopo aver concorso ad appiccare il fuoco, il leader leghista si presenterà nei panni del pompiere, quello che con la mano ferma e il polso duro disinnescherà la bomba sociale.

Il bello è che le forze di centro e di sinistra, da Pd a LeU sino a Potere al Popolo, avrebbero avuto ogni interesse a cambiare argomento, a passare oltre, senza ignorare, ma anche senza drammatizzare, a smontare la bufala dell’emergenza migranti e dell’emergenza fascista, a pretendere che si parlasse di altro, dalla scuola alle disuguaglianze, dalla disoccupazione agli investimenti pubblici, dalle strategie di crescita dell’economia alle crisi aziendali. Tutti temi più centrali e rilevanti per le vite delle persone, accantonati per mere questioni di cronaca. Aver soffiato sul fuoco delle contrapposizioni ideologiche novecentesche, per di più a poche settimane dal voto, è stato un regalo enorme alle destre. Basta un niente, adesso, per dare la spinta finale alle tessere del domino. Un’altra arma, un altro pazzo, un altra serata di follia. E poi il capolavoro sarà completo.

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