Tempi duri per gli alimenti tradizionali: gli italiani preferiscono quelli “speciali”

Il successo dei prodotti alimentari “free from” e “rich-in”, ovvero quelli che si dichiarano in etichetta privi o ricchi di particolari componenti

Cibo
22 Febbraio Feb 2018 0930 22 febbraio 2018 22 Febbraio 2018 - 09:30
Tendenze Online

Free from” e “rich-in”: la seconda edizione dell'Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italyrivela che sono questi due segmenti, agli antipodi tra di loro, il fenomeno più dinamico dello scenario alimentare italiano. Una polarizzazione delle scelte d’acquisto che sta allargandosi a tutte le categorie del food e che sta mutando l’approccio degli italiani alla spesa. Tanto che il mondo del “cibo senza” è diventato il più rappresentativo del largo consumo italiano in termini di giro d’affari: nell’anno terminante a giugno 2017, ha generato oltre 6,5 miliardi di euro di vendite in supermercati e ipermercati, mettendo a segno una crescita del 3,1%.

Il 18,4% dei 46.600 prodotti alimentari (esclusi acqua e alcolici) monitorati dall’Osservatorio Immagino ha in etichetta un claim che rimanda al mondo del free from: “senza conservanti”, “pochi grassi” e “senza coloranti” sono i più utilizzati, ma anche i meno dinamici. Oggi suscitano maggiore attenzione i claim che rispondono a tendenze più recenti e a bisogni più attuali, come quelli che fanno riferimento al ridotto apporto di zuccheri, all'assenza di additivi o di olio di palma, quest’ultimo vero trend setter in questo frangente, che registra un trend positivo (+17,6%) nelle vendite in valore. Ma il claimche sta rapidamente scalando l'interesse degli italiani – e soprattutto delle “new family”, le famiglie con figli sotto i 7 anni - è “senza sale” o “a ridotto contenuto di sale”: oggi l'incidenza delle vendite di questi prodotti sul paniere dell’Osservatorio Immagino è pari allo 0,7% ma risulta in crescita del 7,2% nell’anno terminante a giugno 2017.

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