Banca Centrale Europea, dopo Draghi ecco lo spauracchio Weidmann

È in arrivo probabile un governatore della Bce ostile alle politiche espansive di Draghi. Weidmann, un falco tutto “stabilità e rigore”. E (forse) non si preannuncia un momento facile per molti paesi. Tra cui l’Italia

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Jens Weidmann

SAUL LOEB / AFP

23 Febbraio Feb 2018 0705 23 febbraio 2018 23 Febbraio 2018 - 07:05

Questa settimana, l’Eurogruppo guidato dal portoghese Mario Centeno, ha indicato la propria preferenza per Luis de Guindos, attuale ministro dell’Economia spagnolo, all’interno del processo di selezione valido per occupare la posizione di vicepresidente della Banca centrale europea (BCE). In seguito alla decisione ufficiale, che verrà presa in occasione del Consiglio europeo di marzo, De Guindos succederà quindi Vitor Constancio, a partire dal prossimo mese di giugno.

La nomina dello spagnolo potrebbe avere un significato particolare soprattutto in funzione dell’avvicendamento alla testa della Banca centrale che avverrà l’anno prossimo. Mario Draghi, l’uomo che secondo molti analisti avrebbe “salvato l’Euro” con il famoso discorso “whatever it takes” del 2012 (in piena crisi del debito sovrano), giungerà infatti a fine incarico nel 2019.

Più nel dettaglio, secondo un meccanismo mai ufficializzato di bilanciamento fra interessi (e filosofie monetarie) attinenti a diverse aree economiche europee, uno spagnolo alla vicepresidenza dovrebbe favorire le chance di un rappresentante del Nord al vertice dell’istituzione monetaria

Ecco allora che il tedesco Jens Weidmann, diventerebbe il candidato numero uno per la guida della BCE. Weidmann è noto per essere stato uno dei maggiori critici delle politiche monetarie della BCE degli ultimi anni. Nel folcloristico linguaggio giornalistico italiano, è stato spesso dipinto come un “falco”, ovvero un uomo tutto “stabilità e rigore”, contrario a inondare il mercato con eccessiva liquidità. È bene ricordare che attualmente - e almeno fino al mese di settembre di quest’anno - la BCE acquista titoli per un valore di 30 miliardi al mese nel quadro del noto programma di quantitative easing (il volume degli acquisti è andato scemando in maniera significativa, nel corso dell’ultimo anno). Queste misure, insieme a un tasso di interesse tenuto volontariamente basso dall’Istituto di Francoforte, sono un marchio di fabbrica della gestione Draghi.

In seguito alle notizie trapelate dall’Eurogruppo, il “neo-nominato” de Guindos ha affermato che la politica monetaria tornerà alla “normalità” parallelamente al recupero dell’economia reale. A un primo sguardo, le parole caute dello spagnolo sono in linea con la posizione attuale del Direttorio della BCE. Eppure, Handelsblatt, proprio ieri ha segnalato come le speculazioni riguardo a un binomio Weidmann-de Guindos abbiano già avuto un effetto concreto, ovvero la presa di distanza da parte di investitori dai titoli di debito pubblico sovrano. Secondo Ricardo Garcia di UBS, “una BCE sotto Weidmann provocherebbe una normalizzazione dei tassi di interesse a ritmi più rapidi del previsto”.

Della problematicità di una “BCE sotto Weidmann” hanno scritto in molti, nel corso delle ultime settimane. La critica più dura è arrivata da Steffen Stierle sulle pagine di Euractiv.

Stierle ha sottolineato come la figura del Presidente della BCE debba essere abile nell’ottenere “compromessi”, non proprio il tratto distintivo del Presidente della Bundesbank se si considerano le uscite pubbliche degli ultimi anni. Del resto, la stessa BCE ha il mandato di lavorare nell’interesse dell’intera Eurozona e non del Paese di origine del Presidente

Ma i giochi sono veramente già fatti?

Robin Huguenot-Noel, un policy analyst dello European Policy Centre (EPC) citato ieri da Euractiv, ha spiegato che le chance di Weidmann, oltre che dalla nomina dello spagnolo, dipendono anche da cosa accadrà in seno ad altre istituzioni e Gruppi politici europei. In che senso? La Francia di Macron, come altri Paesi membri, sarebbe cosciente del cambio di passo che implicherebbe una coppia Weidmann-de Guindos. Conseguentemente, dovrebbero esistere dei contrappesi: uno di questi potrebbe essere l’ascesa del francese, Michel Barnier - attuale capo-negoziatore per la Commissione europea nella Brexit - alla guida del Gruppo politico del Partito popolare europeo (PPE) presso il Parlamento europeo. In virtù della procedura degli spitzenkandidaten, Barnier (e quindi, nell’ottica inter-nazionale, la Francia) potrebbe “mettere le mani” su Palazzo Berlaymont.

Insomma, in linea generale, e come scrive Pablo R. Suanzes sulle pagine di El Mundo, le possibilità di Weidmann dipendono dalle posizioni istituzionali che otterranno Francia e Italia. Per ora si tratta di fantapolitica, ma il ballo delle cariche europee è iniziato. Da qui alla prima metà del 2019, le istituzioni comunitarie cambieranno volto.

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