Salvini a tutto campo: «La vera emergenza d’Italia? Le culle vuote»

Intervista al leader della Lega: «Il mio governo sarà il primo ad avere un ministero per i disabili. Tassa sui robot? L’innovazione va governata. Violenza in campagna elettorale? Se si guarda al 1930 anziché al 2030, questi sono i risultati. Il mio primo viaggio da premier? In Cina»

Salvini Linkiesta

Alberto PIZZOLI / AFP

23 Febbraio Feb 2018 0730 23 febbraio 2018 23 Febbraio 2018 - 07:30

«Di cosa parlerò sabato in piazza? Di certo non di fascismo, di comunismo, di passato. Il vero antidoto alla violenza è parlare del futuro». Matteo Salvini è in macchina, da un punto imprecisato all’altro dell’Italia. È una campagna elettorale atipica, per il leader della nuova Lega a vocazione nazionale. Da Calvizzano, in provincia di Napoli, poi a Roma, dove ha partecipato alla videochat degli studenti di Skuola.net e al Tg de La7. Una lunga risalita che lo porterà, per l’appunto, in piazza Duomo a Milano, dove sabato 24 febbraio si terrà la grande manifestazione leghista, il cui motto - “prima gli italiani” - riecheggia l’America First di Donald Trump, il vero modello della campagna elettorale del leader leghista, che come The Donald punta al Paese arrabbiato, depresso, impaurito.

Sarà. Ma quello dall’altra parte del telefono è un Salvini pacato, riflessivo, quasi istituzionale nel suo volersi accreditare come possibile Presidente del Consiglio prossimo futuro. E per rosicchiare a Forza Italia quell’elettorato moderato che consentirebbe alla Lega di conquistare la guida della coalizione di centrodestra. E, in caso di vittoria, la guida del Paese: «Sabato parlerò da Presidente del Consiglio - rimarca Salvini - e racconterò alle migliaia in piazza e a chi ci segue da casa come sarà l’Italia tra una decina d’anni al di là del contingente. Un’idea del Paese in cui nasceranno e cresceranno i nostri figli. Un Paese in cui guarda avanti e non guarda indietro. Non parlerò di fascismo, di comunismo, di passato, ma darò un’idea di scuola, di lavoro, di sanità».

Giochiamo un po’, Salvini. Se domani fosse il suo primo giorno da Premier, quale sarebbe il primo provvedimento che porterebbe in Consiglio dei Ministri?
La priorità è il lavoro. E partiremo dall’abolizione della Legge Fornero, che sta bloccando il mondo del lavoro in uscita e in entrata. L’Italia ha bisogno di lavorare di più e meglio. Mandare in pensione chi se lo merita significa immettere energie fresche nel mondo del lavoro.

Problema: abolire la legge Fornero costa 20 miliardi all’anno, 100 nei cinque anni di legislatura. Dura trovare le coperture...
Io ribalto completamente questo approccio. A furia di parlare di coperture, tagli e austerità siamo andati indietro invece che andare avanti. La vera copertura è la gente che lavora. E se alla gente che lavora io lascio più soldi nelle tasche, l’Italia riparte davvero.

A proposito di Italia che riparte: a dicembre, l'indice destagionalizzato del fatturato industriale ha raggiunto il livello più elevato da ottobre 2008. Non siamo messi così male, a quanto pare...
Fortunatamente sì. E questo accade perché in Italia, ci sono imprese che sopravvivono a tasse e burocrazia. Si potrebbe fare molto di più, però. I dati dicono che anche nel 2017, come crescita del Pil, siamo tristemente ultimi in Europa. La ripresa c’è, ma è mondiale. E noi non riusciamo ad agganciarla come gli altri. Spiace, ma i fatti sono questi.

Industria e investimenti: se andrete al governo manterrete gli incentivi di industria 4.0?
Certo. E li estenderemo ancora di più alle piccole e medie imprese, che sono il 93% della nostra forza produttiva. È a loro che deve arrivare l’innovazione, non solo alle grandi industrie.

Bene, ma non è un po’ in contraddizione con un’altra delle sue proposte, quella di tassare i robot. Che fate? Con una mano incentivate le imprese a comprarsi i robot, con le altre li tassate?
Ribadisco il concetto: se il robot aiuta l’uomo è il benvenuto. Se sostituisce l’uomo, si tassa così come si tasserebbe il lavoro della persona che ha sostituito. Se non si governa l’innovazione sono guai. Così come adesso paghiamo i disastri di chi non ha governato la globalizzazione. Io sono per il libero mercato e per la concorrenza, anche nella scuola e nella sanità. Però occorrono regole e controlli. Lo dice Bill Gates, non lo dico io.

A proposito di regole e controlli: che ne pensa di Margrethe Vestager, il commissario europeo alla concorrenza che sta bastonando le multinazionali che non pagano le tasse in Europa?
A parole è brava, ma voglio vedere i fatti.

Le multe ad Apple, Google e Amazon non sono fatti? Almeno questa Europa le piacerà...
Non basta. Fa bene la Vestager a dire che sorveglierà contro la concorrenza sleale e che in Europa ci sia una concorrenza sleale è evidente. Però le indagini europee hanno tempi lunghissimi, durano mesi, se non anni. E mentre Vestager vigila, la stalla si svuota. Un’azienda che subisce questa concorrenza, nel frattempo chiude. Faccio un altro esempio: pure io avevo votato la direttiva europea che impone i pagamenti a trenta giorni della pubblica amministrazione. Tante chiacchiere e proclami, ma è una norma che di fatto non è applicata.

Più in generale, che ne pensa dei Paesi come l’Olanda e Irlanda che attraggono le imprese con tasse bassissime, o come la Slovacchia, che le attraggono con un costo del lavoro molto basso. Serve più Europa, e quindi una legislazione comune tra i ventisette Paesi, o meno Europa. con uno stop alla circolazione di imprese e capitali?
Io non voglio bloccare la mobilità dei lavoratori e dei capitali. Il mio obiettivo non è chiudere. Voglio regole: non esiste che l’Italia sia condannata per aiuti di Stato, quando ci sono Paesi che fanno la stessa cosa e che provocano la chiusura di aziende italiane, come nel caso di Embraco.

Quindi più Europa, pare di capire...
L’Europa dovrebbe fare di più su alcuni fronti, come l’immigrazione e il terrorismo, coi Foreign Fighters che stanno tornando indisturbati dalla Libia nei Paesi europei. Su altri temi dovremmo poter essere liberi di decidere. L’Italia non è la Polonia, non è la Germania, non è il Portogallo. Noi quando introdurremo la flat tax non vorremmo che da Bruxelles venissero a dirci che non si può. Su come tassiamo o non tassiamo gli italiani vorremmo che nessuno ci mettesse il becco.

«Ribadisco il concetto: se il robot aiuta l’uomo è il benvenuto. Se sostituisce l’uomo, si tassa così come si tasserebbe il lavoro della persona che ha sostituito. Se non si governa l’innovazione sono guai»

Parliamo di flat tax. Bill Gates dice pure che i miliardari come lui dovrebbero essere tassati molto di più. Lei invece, con la flat tax, gliene farà pagare molte meno...
Il mio problema è farne pagare un po’ meno a tutti, soprattutto chi è in difficoltà. Però ho anche un altro problema: non voglio allontanare i ricchi. Le politiche fiscali di certa sinistra, che sono più battaglie culturali che altro, hanno l’effetto di allontanare chi ha successo. Una politica fiscale che obbliga a portare le aziende altrove, le macchine altrove, le barche altrove e quindi a pagare le tasse altrove, non è una politica intelligente. Io non voglio punire chi è bravo. Anche perché, se è bravo, quelle tasse che non ha pagato le reinveste nella sua azienda.

Quale sarà invece la politica estera del governo Salvini?
Io voglio avere buone relazioni con la Russia, coi Paesi del Mediterraneo, con la Cina. L’ho già detto e lo ribadisco: il mio primo viaggio istituzionale e commerciale da presidente del Consiglio voglio farlo in Cina. È il mondo che crescerà di più e per noi è ancora troppo lontano.

Ancora troppo lontano? Ma voi non eravate quelli dei dazi?
Lo siamo ancora. Ma non è protezionismo, il mio. È buonsenso. Semplicemente, dobbiamo fare come fare gli altri: difendere alcuni settori strategici e aprirne altri. Se oggi vuoi vendere in Cina devi superare decine di prove e controlli. Se un cinese vuole vendere qua, gli stendiamo il tappeto rosso. Hanno ragione loro, non noi.

«Per me sarebbe un onore che il governo Salvini possa essere il primo con un dicastero per i disabili, 4 milioni di italiani che oggi impazziscono tra 7 ministeri diversi»

Voi parlate di emergenza clandestini e di emergenza criminalità. Ma gli sbarchi sono diminuiti del 35%, nel giro di un anno, e i reati come gli omicidi e gli stupri pure. Non è sbagliato parlare di emergenza, per dei fenomeni in calo?
L’emergenza è nel vissuto quotidiano, al di là dei grandi crimini e dei grandi numeri. Lo scippo, la molestia, l’abusivismo commerciale. Al di là degli omicidi e degli stupri in calo, che ci fanno piacere. Lo stesso vale per gli sbarchi. Noi contiamo, molto semplicemente, di ridurre ulteriormente gli sbarchi e di aumentare significativamente le espulsioni degli stranieri irregolari. Tutto qua.

Tutto qua, ok. Ma Macerata è lo specchio di una situazione che rischia di andare fuori controllo. E gli episodi degli ultimi giorni - il leader di Forza Nuova malmenato a Palermo, il militante di Potere al Popolo accoltellato a Perugia - sono pessimi segnali. Siamo alla vigilia di nuovi anni di piombo?
Non diciamo sciocchezze. Quelli che alle idee rispondono con le botte e i pugnali sono disadattati e criminali e come tali vanno trattati. Evidentemente, però, un dibattito sull’Italia del 1930 e non sull’Italia del 2030 ha effetti deleteri nella testa di qualcuno. Il vero antidoto alla violenza è parlare di futuro, non di passato. Ovviamente con forze che hanno la non violenza come terreno comune di confronto.

Le destre estreme però stanno crescendo nei consensi in buona parte d’Europa, dalla Francia all’Ungheria. Si sente parte integrante di quella famiglia? Ha spesso detto di ispirarsi a Orban...
Difendere il lavoro e difendere i confini è buon senso, non è né destra né sinistra. Per la Lega votano tanti operai e tanta gente che votava a sinistra. Non vedo pericoli, onestamente. Né in Italia, né in Europa.

Molti dicono: la Lega che si ispira a Orban riuscirà a digerire un governo guidato dal presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, nel caso Forza Italia prenda un voto in più. C’è chi scommette su una vostra rapida rottura...
C’è chi si illude, più che altro, che spera che il centrodestra scoppi. Non accadrà, purtroppo per loro. Governiamo da vent’anni in Lombardia e Veneto, senza problemi e con ottimi risultati, lo stesso faremo in Italia. Il mio obiettivo, ovviamente, è che sia la Lega possa avere l’onore di guidare il governo, per fare da garante alla realizzazione del programma. Vinca il migliore: poi la squadra è quella e il programma è quello.

A proposito di squadra: qualche nome che le piacerebbe facesse parte del governo Salvini?
Nomi non ne faccio, anche se li ho ben chiari in testa. E ho altrettanto chiara la riorganizzazione delle funzioni del governo, con alcuni ministeri anche nuovi

Almeno questi ce li dice?
Per me sarebbe un onore che il governo Salvini possa essere il primo con un dicastero per i disabili, 4 milioni di italiani che oggi impazziscono tra 7 ministeri diversi. Poi vorrei trasformare il ministero dell’agricoltura nel ministero dell’alimentazione e del made in Italy, prendendo pezzi di quello della salute e accorpando agricoltura, pesca, produzioni di qualità, commercio. È uno dei nostri punti di forza e merita una gestione diversa dell’agricoltura com’è oggi.

A bruciapelo: peggio Roma Ladrona o peggio l’Unione Sovietica Europa?
Gli sprechi e il malaffare li staneremo ovunque. A Roma, a Milano, a Napoli, per stare sull’attualità dei rifiuti. Non bisogna dimenticare però che l’Unione Europea in questi anni, ha posto vincoli che hanno messo in difficoltà l’Italia e gli Italiani. Tre quarti della normativa italiana è emanazione di norme europee. O riusciamo a intervenire a monte, facendo in modo di avere norme europee più utili, altrimenti a Roma rimangono solo le briciole. Quindi via gli sprechi, ma cambiamo anche le regole a Bruxelles.

Teniamo per ultimo il tema più importante. Oggi l’Italia, con 1,37 figli per donna è, insieme a Germania e Giappone, il Paese con la peggior crisi demografica al mondo...
Il primo dato economico e culturale attraverso cui vorrò essere misurato al governo, al di là del rapporto debito/Pil, dello spread, dell’inflazione, è il numero di figli per donna. Che è anche un tema economico, perché un Paese che fa figli è un Paese che crede nel suo futuro. Questa, davvero, è la peggior emergenza di tutte.

Politiche alla francese, quindi?
Asili nido gratis, baby sitting garantito, tutela della conciliazione tra famiglia e lavoro per le donne. E poi lavoro, torniamo sempre lì. Avere un lavoro sicuro ti garantisce stabilità e ti fa scommettere sul futuro. La precarietà elevata a modello svuota le culle.

Quindi una revisione…
Anche del jobs act, yes.

Beh, ma la precarietà non se l’è inventata il Jobs Act. Volete rimangiarvi pure la Legge 30 del 2003, quella che Roberto Maroni intitolò a Marco Biagi?
Se oggi ci fosse in vigore la Legge Biagi-Maroni avremmo molti meno problemi di oggi. Poi io ritengono sia giusto garantire un po’ di flessibilità in entrata e in uscita, ma oggi stiamo esagerando. Non puoi arrivare a 28 anni, come mi ha scritto oggi un ragazzo con due lauree, ed avere come massimo orizzonte lo stage gratuito di sei mesi. Se viviamo in un Paese in cui lo stage gratuito elevato è elevato a modello siamo davvero messi male.

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