Quale accento avevano i Beatles? Non quello di Liverpool (all’inizio)

Come tutti i cantanti in cerca di fortuna, anche i Fab Four all’inizio imitavano la musica degli altri. E, insieme alle melodie, anche gli accenti. Risultato: cantavano in americano

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STEPHEN CHERNIN / Getty Images North America / AFP

24 Febbraio Feb 2018 0745 24 febbraio 2018 24 Febbraio 2018 - 07:45

Ci sono tante convinzioni sbagliate al mondo. Una di queste è l’idea che, ascoltando i Beatles, si ascolti anche il loro accento di Liverpool. Niente di più errato, almeno se si va a spulciare tra i loro primi album, dove imitano (pure male) l’accento americano. Proprio così.

Non è una novità. Lo dimostrò a suo tempo il sociolinguista britannico Peter Trudgill, in un suo articolo seminale del 1983. Secondo lo studioso a definire il genere musicale non concorrevano solo elementi intrinseci alla musica, come ritmo armonia e arrangiamenti. Ma anche la scelta della lingua e, in particolare, dell’accento. Il rock è americano e i Beatles si adeguavano, più o meno come faceva Adriano Celentano con Prisencolinensinainciusol. Solo che loro avevano il vantaggio di saperlo davvero, l’inglese.

Questo è un esempio:

Le cose, poi cambiano. I Beatles crescono: le loro canzoni diventano più complesse e ampie, includono ritmi e soluzioni nuove, distaccandosi dal rock ’n roll americano. In più – e questo è fondamentale – i Fab Four diventano famosissimi, sia in Inghilterra che nel resto del mondo. E allora cominciano a cantare nel loro accento: basta “r” americane, basta dittonghi che diventano monottonghi. È questo, secondo Trudgill, il momento della svolta: il primato nella musica mondiale passa dagli Usa all’Inghilterra. E di conseguenza anche l’accento nelle canzoni cambia, dando un timbro linguistico al nuovo genere rock.

E questo è un altro esempio:

È un fenomeno più diffuso di quanto non sembri. Il cantante che cerca di imitare l’accento straniero non è per forza provinciale. Non esprime un desiderio represso, un’imitazione, un vorrei-ma-non-posso. Solo, si adatta ai canoni, anche linguistici, di un genere. Lo ha fatto anche Taylor Swift: nelle sue prime canzoni country imitava l’accento americano del Sud (lei che viene da Philadelphia). E lo ha fatto anche Bob Dylan, che pure viene dal Midwest (zona in cui la “r” viene pronunciata), e adotta nelle sue canzoni pronunce senza “r”. È una regola, nemmeno i premi Nobel ne sono esenti.

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