Il Ghouta orientale è l’inferno in Terra, e le nostre colpe sono enormi

L'assedio dimenticato, la repressione contro gli alawiti pro-Assad, l'inconsistenza dell’Onu, la nostra ipocrisia ed ignavia: nella macelleria siriana nessuno si può dire esente da responsabilità. Soprattutto noi

Ghouta Linkiesta

Ammar SULEIMAN / AFP

26 Febbraio Feb 2018 0800 26 febbraio 2018 26 Febbraio 2018 - 08:00

Ghouta è l’inferno in Terra, dice l’Onu, dopo i sette giorni di bombardamenti delle truppe di Assad che ci hanno consegnato le immagini di bambini morti, forse gassati, parte di un eccidio- dicono fonti come quelle non propriamente attendibili dell’Osservatorio sui diritti umani in Siria - di cinquecento persone in sette giorni. Fossero anche meno, difficilen non inorridire. Ma, ci permettiamo, la storia va raccontata tutta.

Va raccontato, ad esempio, che Ghouta è sotto assedio da cinque anni, uno in più di quanto lo fu Sarajevo, il cui assedio - a questo punto erroneamente - è considerato come il più lungo della storia moderna. Cinque anni in cui l’opinione pubblica ha sbadigliato mentre la popolazione locale era costretta a mangiare erba per sopravvivere. Quella stessa opinione pubblica che vota in massa chiunque chiuda le porte agli stessi profughi di quelle terre e di quella guerra, che si protrae da sette lunghissimi anni. Tre in più rispetto alla prima guerra mondiale, tanti quanto la seconda. Già solo per questo, abbiamo poco da inorridire.

Va raccontato pure che gli alawiti dell’area - non necessariamente miliziani e sostenitori di Assad, ma appartenenti alla sua medesima confessione religiosa -, quando la città cadde in mano ai ribelli, furono fatti sfilare dentro delle gabbie e spediti a fare da scudi umani al fronte dalle brigate di Jaysh Al Islam, l’organizzazione islamista e salafita finanziata dall’Arabia Saudita che controlla l’area e che mira alla creazione di uno Stato islamico in Siria, retto dalla Sharia. E che Assad non attacca il Ghouta Orientale perché è sadico e cattivo. Lo attacca perché dal Ghouta Orientale partono i missili e i colpi di mortaio verso Damasco, lontana solo un paio di chilometri. Attacchi che mietono vittime a loro volta, non va dimenticato nemmeno questo.

Va raccontato pure che gli alawiti del Ghouta, quando l'aria cadde in mano ai ribelli, furono fatti sfilare dentro delle gabbie e spediti a fare da scudi umani al fronte dalle brigate di Jaysh Al Islam, l’organizzazione islamista e salafita finanziata dall’Arabia Saudita che controlla l’area e che mira alla creazione di uno Stato islamico in Siria

Va ricordato, quindi, che nelle risoluzioni umanitarie di un sempre più inutile Onu - cessate il fuoco che non sono stati nemmeno presi in considerazione - si legge facilmente in filigrana la gigantesca ipocrisia di fondo delle grandi potenze interessate ai destino siriano. Ci sono America ed Europa, vere responsabili del deflagrare del conflitto, con la seconda guerra in Iraq e l’implicito sostegno dato alle primavere arabe, senza essere in grado di valutarne effetti e conseguenze. C’è l’Arabia Saudita, che finanzia la resistenza del Ghouta e la guerra dei gruppi islamisti. E ci sono Russia e Iran, che sostengono Assad e che non per altro hanno sempre minimizzato quanto accadeva nel Ghouta. Fidatevi: i 400mila assediati sono pedine del loro gioco. Per nessuno di loro sono vite umane in se e per se. Persino la richiesta di un cessate il fuoco per motivi umanitari suona cinica, in questo contesto.

Va ricordato, infine, che non sarà un cessate il fuoco nel Ghouta a far terminare il conflitto siriano, ma - piaccia o meno - la netta vittoria di una parte sulle altre. E ad oggi, le nostre scelte sono tra gruppi islamisti radicali e un dittatore monocratico e autoritario. Tocca scegliere, per quanto sia terribile farlo, e tocca negoziare con il prescelto per far sì che la sua condotta di guerra non sia troppo brutale. Russia e Iran, a cui dei diritti umani e della democrazia frega il giusto, la loro scelta l’hanno fatta, senza farsi condizionare da giudizi morali. L’Europa e l’America ancora no, ed è pure peggio. Se il conflitto si è protratto per sette anni, mietendo morti su morti, è anche colpa nostra e della nostroa ignavia. Vi piaccia o meno, va ricordato pure questo. Forse soprattutto questo.

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