Perché le persone distratte sono quelle più intelligenti

Serve davvero ricordare quella miriade di particolari che ingolfa il cervello e non rende davvero migliore la vita? L’evoluzione, spiegano alcuni studiosi, non ha costruito il cervello per vincere a Trivial Pursuit, ma per fare le scelte migliori

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da Maxpixel

26 Febbraio Feb 2018 0745 26 febbraio 2018 26 Febbraio 2018 - 07:45
Tendenze Online

Esistono ricerche inglesi (e americane/canadesi) per sostenere qualsiasi tesi. Ad esempio, si è scoperto che le persone sbadate – dice uno di questi ultimi studi – sarebbero più intelligenti della media. Chi dimentica spesso cose e appuntamenti viene rimproverato, o si rimprovera da solo. A volte si dice che vive tra le nuvole o, peggio ancora, sia un po’ scemo. Di sicuro a nessun verrebbe in mente di dire che sia più intelligente degli altri. Anche per questo esistono le ricerche inglesi (e americane/canadesi).

Uno studio pubblicato da Neuron sostiene propro questo: essere distratti dimostra che il cervello è focalizzato solo sulle cose importanti. Chi cerca di ricordare tutto, spiegano Paul Franklad e Blake Richards della Università di Toronto, spesso ha difficoltà a prendere decisioni serie su cose di una certa importanza. “È importante che il cervello lasci perdere i dettagli irrilevanti e si concentri, al contrario, sulle cose che contano”.

Per una distorsione culturale, “siamo portati ad ammirare le persone che vincono a Trivial Pursuit o che riescono a memorizzare date e dati. Ma la verità è che l’evoluzione ha formato la nostra memoria non per vincere gare di quiz, ma per prendere decisioni intelligenti”. Troppe informazioni ingolfano il normale processo decisionale. Soprattutto in un contesto storico in cui quasi tutti i dati del mondo sono a disposizione, a pochi click di distanza. “Non serve a nulla accumularli, a meno che non si voglia fare colpo su qualcuno”, sorridono.

Insomma, le persone distratte sono quelle con la memoria – e il cervello – più efficace. Serve davvero sapere dove si sono lasciate le chiavi, per decidere quale lavoro scegliere? O ricordare le giuste dosi di una ricetta per risolvere un problema internazionale? Per rispondere a queste domande non serve nemmeno uno studio inglese, americano o canadese.

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