Renzi è finito? Ok, ma risparmiateci Prodi, Veltroni e tutto quello che c'era prima

Può piacere e può (molto legittimamente) non piacere lo stile Renzi. Ma se l'alternativa è il ritorno alla vecchia guardia della sinistra, allora vuol dire che il Pd si merita il grillisimo e l’antipolitica

Matteo Renzi_Linkiesta
1 Marzo Mar 2018 0755 01 marzo 2018 1 Marzo 2018 - 07:55

Che Renzi sia messo male, politicamente, è un fatto abbastanza incontrovertibile. Che il Pd attorno al 22/23% nei sondaggi pre-blocco sia oggettivamente un partito in una devastante crisi di identità, pure. Che il futuro del principale partito del centrosinistra italiano - ammesso che avrà un futuro unitario - debba essere qualcosa di diverso dalla Leopolda, è auto-evidente. Che a nessuno venga in mente, però, di tornare indietro, alla classe dirigente pre-rottamazione.

Lo diciamo, leggendo di padri nobili come Prodi che si posizionano, di ipotesi di segreterie Veltroni, o Franceschini. Di ritorni all’ovile, da protagonisti, di D’Alema e Bersani. No, grazie. Se c’è qualcosa che potrebbe essere anche più dannoso di un Renzi che si imbullona al Nazareno, è il ritorno del Pd-modello seconda Repubblica.

Lo diciamo ricordando - a loro, soprattutto - che il fenomeno Renzi nacque proprio da una crisi di rigetto di buona parte dell’elettorato democratico nei confronti loro, di quel blocco di potere immobile, autoreferenziale, esausto, incapace di costruire una visione politica che fosse tale, figurarsi di renderla affascinante agli occhi degli elettori.
Persino il Movimento Cinque Stelle, in fondo, iniziò a germinare proprio sulla critica radicale alla classe dirigente di centrosinistra della seconda repubblica, incapace, a dire di Beppe Grillo, di costituire un’alternativa reale a Berlusconi e ai governi di centrodestra. Il governo Monti, la prima grande coalizione, fu un regalo fin troppo gradito che produsse l’exploit del 2013.
D’accordo, Renzi non ha invertito la rotta, e il Pd ha continuato, pure con lui, la sua inarrestabile caduta. Ma se non ci fosse stato Renzi, probabilmente, staremmo parlando di numeri ancora peggiori. Senza Renzi, ad esempio, i governi Letta e Gentiloni sarebbero stati percepiti per quel che sono realmente stati, due esecutivi inconcludenti e timidi all’eccesso, senza alcuna idea - giusta o sbagliata che sia - sul futuro dell’Italia. Senza Renzi ci staremmo raccontando una legislatura democristiana e balneare, di pura gestione dell’esistente, senza alcun clamoroso fallimento, forse, ma senza nessuno slancio progettuale.

Non deve succedere, un ritorno all'antico, probabilmente succederà. E forse, allora, ci sarà da augurarsi che le spinte centrifughe - verso destra e verso sinistra - portino all’implosione definitiva di questo ambizioso e fallimentare esperimento politico

Senza Renzi, al netto di Renzi, non avremmo avuto nemmeno una stilla di elaborazione politica. Può non piacere, il suo turbo riformismo. Può essere stucchevole - lo è - il suo elenco delle cento cose fatte e insopportabile la famigliola democratica che le snocciola al padre riottoso negli spot elettorali. Può essere devastante e arrogante la sua gestione del dibattito interno, che non lascia spazio ad altro che non sia claque. Ma alzate la mano, vi prego, se ricordate qualcosa di simile a un’alternativa percorribile, anche solo a un’intervista in grado di ispirare una fronda.

Niente di niente: nemmeno il coraggio di dichiarare apertamente la propria alterità. Prendete Prodi e Letta, di cui dovremmo desumere il dissenso profondissimo verso Renzi da frasi come «Sostengo Gentiloni e la sua squadra». O prendete chi il disagio profondissimo l’ha espresso attraverso una scissione, che ancora non ci ha spiegato cosa voglia dire costruire una nuova sinistra, se non copincollando gli slogan elettorali e le proposte politiche di Jeremy Corbyn, un po’ come negli anni ’90 copincollavano Blair e nei primi anni duemila Zapatero.

Non deve succedere, un ritorno all'antico, probabilmente succederà. E forse, allora, ci sarà da augurarsi che le spinte centrifughe - verso destra e verso sinistra - portino all’implosione definitiva di questo ambizioso e fallimentare esperimento politico, così come nella scorsa legislatura abbiamo salutato l’analogo fallimentare tentativo del Popolo delle Libertà. Che il centro torni a fare il centro e la sinistra torni a fare la sinistra, radicalizzando le proprie posizioni e alzando il livello della propria visione. Che nascano classi dirigenti nuove, fondate su idee e progetti nuovi. Che tutto succeda, tranne che si torni indietro. Altrimenti, davvero, si fa la fine del Pasok o del partito socialista francese. Meglio una fine spaventosa di uno spavento senza fine.

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