Sette utili consigli per votare a cuor leggero

Dal voto che non è mai inutile, alle coalizioni che non esistono, sino agli effetti politici del non voto: ecco perché il voto di domenica non sarà la fine dell’Italia. E perché vale comunque la pena di recarsi alle urne

Fantozzi Linkiesta
2 Marzo Mar 2018 0755 02 marzo 2018 2 Marzo 2018 - 07:55

Eccoci, al dunque, a 48 ore dalle elezioni politiche con cui eleggeremo i parlamentari della diciottesima legislatura. Se ne sono dette di tutti i colori, in questi due mesi scarsi di campagna elettorale. Pericolose minacce - dal ritorno del fascismo alla sostituzione etnica, dalle ingerenze russe e quelle di Soros -, abbastanza per spaventare anche l’elettore con lo stomaco più foderato, alternate a promesse mirabolanti - dal reddito di cittadinanza alla flat tax, dall’abolizione della legge Fornero a sforbiciate del debito pubblico che nemmeno Schauble: tutte assieme, peraltro. Il tutto, condito da una campagna di auto-delegittimazione della classe politica attuale che ha pochi eguali nella storia moderna: zero dibattiti, pochissimi militanti per strada, candidati paracadutati in contesti surreali, potenziali eletti ripudiati prima del voto, estemporanee liste di ministri, potenziali candidati premier col nome nel simbolo che nemmeno possono essere eletti, coalizioni dilaniate da guerre intestine. Roba che se le cose stessero esattamente come ve le abbiamo dipinte ci si dovrebbe stupire che ci sia gente che vada a votare, e non, al contrario, che le urne siano disertate in percentuali superiori alla media.

A questa narrazione, tuttavia, vogliamo contrapporne una uguale e contraria. Una serie di contro-deduzioni - sette, numero perfetto - la cui tesi di fondo è che le cose non sono così brutte come ve le dipingono. O che, se oggi anche lo fossero, non è detto che lo saranno a urne chiuse. In altre parole, che potete tranquillamente recarvi alle urne a cuor leggero, senza il timore che il vostro voto affosserà l’Italia, rovinerà il futuro dei vostri figli, consegnerà le spoglie del Paese agli avvoltoi della speculazione finanziaria. Qualunque cosa votiate. Di fatto, potete prendere le righe che seguiranno come un utile compendio per affrontare la scheda elettorale senza pensieri, per poi godervi le maratone notturne - o le partite di serie A, voi che potete - senza farvi dilaniare dall’ansia.

Nessun voto è inutile
L’abbiamo già detto, lo ribadiamo. Nessun voto è inutile, non con questa legge elettorale. Può esserlo in un sistema uninominale a turno unico come quello inglese o quello delle elezioni regionali, non con questo ibrido un po’ pasticciato chiamato Rosatellum, che ha sì una quota uninominale, ma congiunto col voto proporzionale puro, che elegge il 66% dei deputati. Lo ribadiamo, per chi ancora non lo sapesse: gli unici voti “bruciati” - che non finiscono da nessuna parte, ma vengono calcolati come “resti” - sono quelli per le forze non coalizzate che non superano il 3% e quelli per le forze coalizzate che si fermano sotto l’1%. Tutti gli altri, sono voti che potenzialmente possono concorrere a formare una maggioranza parlamentare. Che, con buone probabilità, non uscirà chiara dalle urne, ma si formerà in Parlamento, quando inizieranno le consultazioni dei gruppi parlamentari. Certo: nei collegi uninominali in bilico, il voto di Liberi e Uguali peserà eccome, per far perdere il Partito Democratico. Anche quello a suo modo è un voto utile. Basta che si sappia a cosa. Consiglio numero uno, quindi: votate chi volete, senza chiedervi quanto prenderà. Ma abbiate ben chiaro quale sia lo scopo del vostro gioco.

Le coalizioni non esistono (o quasi)
Dire che le coalizioni non esistono è esagerato. Se il centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Insieme per l’Italia) o il centrosinistra (Pd, +Europa, Insieme e Civica Popolare) si ritrovassero il 5 di marzo con il 50%+1 dei seggi alla Camera e al Senato si farebbero un governo tra di loro, senza alcun particolare problema. I sondaggi antecedenti al blocco dicono tuttavia che sarà molto difficile che ciò avvenga, ragion per cui ogni scenario, a priori, non è precluso. Ci potrebbe essere una maggioranza tra Forza Italia e Democratici, con l’eventuale aggiunta di un pezzo di Lega o di Liberi e Uguali. Ci potrebbe essere una maggioranza populista formata da Lega e Cinque Stelle (con o senza Fratelli d’Italia). Per assurdo, ci potrebbe essere persino una maggioranza Pd-Leu-Cinque Stelle. Tanto per essere chiari: se votate per la Lega potreste ritrovarvi all’opposizione pure se la coalizione di centrodestra avrà la meglio sulle altre. E se votate per Leu in opposizione al Pd potreste trovarvi al governo col Pd (e viceversa). Consiglio numero due: non votate per lo schieramento. Sceglietevi un partito e sperate che ve la mandi buona.

Non è vero che i programmi non contano nulla (al netto delle panzane)
Sappiamo cosa state pensando: se le coalizioni sono fuffa e le alleanze si decideranno dopo, allora i programmi servono solo a incartare il pane? Ni. Nel senso che nessun programma sarà mai realizzato nella sua interezza, anche perché i vincoli del Patto di Maastricht offrono uno spazio di manovra molto ridotto. Ma quando le promesse sono legittimate dalla volontà popolare diventano, in qualche modo, impegni. Non vincolanti, ma quasi. Per dire, se i partiti di centrodestra dovessero andare particolarmente bene, è probabile che, se non la flat tax, almeno una qualche forma di semplificazione fiscale entrerà nell’agenda del prossimo governo, fosse anche un governo a guida Pd. Allo stesso modo, anche altre istanze (edulcorate) emerse in questa campagna elettorale - dalla revisione della legge Fornero al reddito minimo condizionato dei Cinque Stelle - potrebbero trovare spazio nell’agenda del governo prossimo venturo, dovessero riscuotere particolare successo alle urne. Consiglio numero tre: se c’è una tematica che vi sta particolarmente a cuore, sostenetela. Magari non ve la ritroverete tale e quale sulla Gazzetta Ufficiale, ma sai mai.

L’unica vera falsa notizia è che sul voto degli italiani penda la spada di Damocle dello spread e della speculazione finanziaria. Ricordate, no? Le stesse cavallette che dovevano piovere dal cielo se al referendum avesse vinto il No, o se in America avesse vinto Trump

Non esiste una sola classe dirigente accettabile
Uno degli articoli più letti di questa campagna elettorale l’ha scritto Francesco Costa, vicedirettore de Il Post, il quale “prende atto con enorme preoccupazione del fatto che oggi in Italia la democrazia sia mutilata (…) dall’impossibilità di esercitare una vera scelta tra opzioni politiche anche molto diverse ma che non facciano temere tragedie” e che quella del Partito Democratico sia “l’unica classe dirigente da paese normale che questo paese possieda”. Una posizione legittima, che tuttavia non ci sentiamo di avallare. Il centrodestra, ad esempio, esprime ed ha sempre espresso una classe dirigente che, per titoli ed esperienze politiche, vale quella di centrosinistra (guardatevi i cv dei ministri del secondo governo Berlusconi e confrontateli con quelli del governo Renzi: avrete qualche sorpresa). E la recente svolta “tecnica” del Movimento Cinque Stelle si discosta in modo significativo dal sentimento anti élitista che ne aveva caratterizzato lo stato nascente. Per dire, sono loro ad avere più laureati tra i candidati. Presumere che esista una sola classe politica accettabile è chiaramente un giudizio soggettivo. E calcolare a priori la qualità di un parlamentare o di un ministro col numero delle pergamene sulle pareti del suo studio è altrettanto rischioso. Così fosse, Mario Monti sarebbe il miglior politico del mondo e Enrico Berlinguer, nemmeno laureato, uno dei peggiori. Consiglio numero quattro: guardate ai curriculum, ma senza esagerare.

Non è vero che sono tutti uguali
Corollario del punto precedente: meno curriculum più idee. Perché la differenze tra i vari partiti ci sono eccome, e stanno nei programmi che esprimono. Il Partito Democratico non vuole abolire la legge Fornero, la Lega e il Movimento Cinque Stelle sì. +Europa vuole contenere la spesa pubblica, Liberi e Uguali no. Il Movimento Cinque Stelle è molto più sensibile ai temi dell’economia e dello sviluppo sostenibile di Forza Italia. Vale anche per chi fa parte del medesimo schieramento: Fratelli d’Italia è nazionalista, la Lega autonomista, Il Partito Democratico ha sostenuto gli accordi in Libia per fermare gli sbarchi dei richiedenti asilo, +Europa è contraria. Le differenze sono molte e molto profonde, insomma, com’è tipico in un Paese come l’Italia, molto più incline alla contrapposizione che alla composizione degli interessi. Così come del resto i risultati ottenuti dai diversi governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Consiglio numero cinque: in assenza di dibattiti televisivi, usate le ultime ore a disposizione per rileggervi con cura i programmi elettorali, valutandone la reale fattibilità. E magari fate un salto sul sito dell’ISTAT, per guardarvi un po’ di serie storiche dei principali indicatori economici del Paese. Male non fa.

Non è vero che ci sarà l’Armageddon
Emergenza fake news, avevano detto alla vigilia del voto. Sarà, ma noi non ne abbiamo vista nemmeno una - non diffusa dagli hacker russi, perlomeno. A dire il vero, forse, l’unica vera falsa notizia è che sul voto degli italiani penda la spada di Damocle dello spread e della speculazione finanziaria. Ricordate, no? Le stesse cavallette che dovevano piovere dal cielo se al referendum avesse vinto il No, o se in America avesse vinto Trump. Fossimo in piena crisi finanziaria, forse qualche preoccupazione in più dovremmo averla. Ma il Pil è in crescita, la disoccupazione in calo, l’export vola e persino investimenti, fatturato dell’industria stanno ripartendo e l’Europa è piena di Paesi che non sono riusciti a formare un governo dopo il voto. Per di più, nessuno dei partiti che potrebbero vincere le elezioni ha nel programma l’uscita dall’Euro, né la nazionalizzazione delle banche. In altre parole, non c’è quasi niente da temere. Quel “quasi” però non riguarda noi, ma la possibilità che la Spd bocci l’accordo di grande coalizione e faccia naufragare l’ultimo tentativo di Angela Merkel di formare un governo in Germania. A quel punto, probabilmente, un po’ di nervosismo sui mercati europei sarebbe giustificabile. Ma, per l’appunto, noi non c’entriamo nulla. Consiglio numero sei: votate tranquilli. Non avete il potere di far impazzire i mercati globali.

Non è vero che non votare non sia un’opzione politica
Gli istituti demoscopici che in queste ore inondano le redazioni di sondaggi che non possiamo pubblicare concordano tutti su un punto: che gli indecisi - coloro i quali non sanno se andranno a votare o meno - decideranno le elezioni. Saranno di più i delusi di destra, quelli di sinistra o quelli del Movimento Cinque Stelle? Starsene a casa al calduccio, seduti sul divano a godersi la serie A e la notte degli Oscar, è anche quello votare, a suo modo. Il problema è che è un voto per la parte avversa rispetto a quelle che votereste uscendo di casa. Consiglio numero sette: pensateci.

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