Tre proposte per affrontare la giungla della politica fiscale

Tema centrale di ogni campagna elettorale, il problema della pressione fiscale su famiglie e imprese. Ecco un archetipo di come si potrebbe semplificare il sistema tributario italiano

Investimenti
2 Marzo Mar 2018 0750 02 marzo 2018 2 Marzo 2018 - 07:50

Il fisco è un sempreverde di ogni campagna elettorale, e anche in quella, grigia e scadente, che sta volgendo al termine si è rivelato un tema centrale. Puntualmente però, nonostante il peso combinato della pressione fiscale e della complessità dell'architettura tributaria siano un noto macigno sulla prosperità economica italiana, alle parole seguono pochi e timidi fatti. Certo, attaccare la giungla fiscale non è un compito facile, ma al netto della forza politica a mancare restano coraggio e idee.

In particolare, uno degli aspetti più importanti quando si parla di architettura fiscale nel nostro paese è quello relativo alla sua chiarezza: di certo e prevedibile c’è solo il peso violento della pressione fiscale sulle spalle di famiglie e imprese. Per affrontare questo problema non bastano e non basteranno gli interventi marginali cui siamo stati abituati negli ultimi anni (e che talvolta hanno addirittura contribuito al peggioramento della situazione), ma servono scelte radicali tanto nel sistema fiscale, quanto nel modo in cui si intende la politica fiscale rispetto alle scelte di persone e imprese. Per provare a dare un contributo al dibattito politico su questo tema, nel focus “No taxation without rationalization: tre proposte per una nuova politica fiscale” abbiamo messo sul tavolo tre idee che, nel loro essere diverse tra loro per prospettive e impatto, parlano la lingua comune di alleggerire e semplificare il sistema tributario italiano.

La prima è l’introduzione di una Flat Tax, un’aliquota unica al 25% per tutte le principali imposte attualmente presenti. I benefici di questa proposta sono molti: una riduzione importante della pressione fiscale in rapporto al PIL (dal 42,8% al 47,4%); una pesante semplificazione e una conseguente riduzione del costo burocratico della gestione fiscale; un riequilibrio delle imposte tra reddito da lavoro e reddito da capitale; una pulizia del ginepraio di spese fiscali che si sono sedimentate negli anni e che hanno bisogno di una razionalizzazione. Si arriverebbe così a una fiscalità più trasparente, equa e sostenibile. Nell’avanzare questa ipotesi, Nicola Rossi ha inoltre fornito delle ipotesi di coperture ragionate per i circa 27 miliardi di euro (1,9% del PIL) che la riforma costerebbe una volta a regime.

Per affrontare questo problema non bastano e non basteranno gli interventi marginali cui siamo stati abituati negli ultimi anni (e che talvolta hanno addirittura contribuito al peggioramento della situazione), ma servono scelte radicali tanto nel sistema fiscale, quanto nel modo in cui si intende la politica fiscale rispetto alle scelte di persone e imprese

La seconda costituisce un invito a costruire un ambiente fiscale che attragga idee e iniziative economiche, specie nel settore dell’economia digitale: estremamente dinamico, qui ogni nuova tassa pensata per colpire un colosso rischia di trasformarsi in una pesante distorsione per tutte le imprese giovani che crescono velocemente, e che potrebbero essere le grandi aziende di domani. La web-tax ad esempio, introdotta unilateralmente in Italia anche se non ancora operativa, rischia di diventare nient’altro che un impedimento per la modernizzazione della nostra economia e un ulteriore incentivo, per le imprese online, di lasciare il nostro paese.

Infine, la terza proposta è quella dell’introduzione di un “calendario fiscale”, cioè un documento informativo sulla programmazione fiscale del governo a tre anni. Questa proposta riguarda anche tasse e accise oltre alle imposte, e a giovarne sarebbero da un lato imprese e famiglie – che potranno adeguare le loro scelte in base alle informazioni fornite dal governo – e dall’altro l’azione di governo, introducendo un incentivo a spostare l’orizzonte delle scelte fiscali a un orizzonte più lungo e di maggior respiro.

Queste tre proposte vogliono costituire un punto di partenza per rinnovare l’urgenza di affrontare quella che ad oggi è una giungla fiscale frammentata, confusa e iniqua, che ha bisogno di un rinnovo radicale a partire dalla sua struttura di base. Con il coraggio e la determinazione delle idee.

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