Da Acerra a Bolzano, le sfide dove i leader rischiano di perdere la faccia

Renzi sfida il leghista antieuro a Firenze, Gentiloni uno sconosciuto risparmiatore di Banca Etruria a Roma. Errani e Casini a Bologna, nel napoletano il duello tra Sgarbi e Di Maio. Tutti i leader hanno un seggio garantito. Ma nessuno è al riparo dalla figuraccia di una sconfitta all’uninominale

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3 Marzo Mar 2018 0745 03 marzo 2018 3 Marzo 2018 - 07:45

«Partecipa, scegli, caga!». Seduto sul gabinetto, Vittorio Sgarbi stringe tra le mani un’immagine del suo avversario. Il video elettorale sfiora le 50mila condivisioni, dalla sua pagina Facebook il critico d’arte se la prende con il leader dei Cinque Stelle. «Non usate Guttalax, prendete Di Maio. Il lassativo che non vi abbandona». La strategia comunicativa è fin troppo diretta, ai limiti della censura. Ma la posta in palio forse vale l’azzardo. Nel collegio uninominale di Acerra Sgarbi e Di Maio si sfidano per un posto a Montecitorio. È uno degli scontri diretti che valgono la pena di essere seguiti. Gioie e dolori del Rosatellum. Vince chi prende un voto in più, chi dimostra di avere più consenso. Insomma, ci si gioca la faccia. E così, per superare il giovane grillino, Sgarbi ha impostato una campagna tutta all’attacco. Le sue pagine social sono piene di riferimenti al candidato Cinque Stelle. Brevi video dal contenuto non sempre pubblicabile.

Da Nord a Sud, stavolta i grandi leader devono misurarsi sul territorio. Il seggio è garantito per tutti, o quasi. Il paracadute del proporzionale assicura un posto in Parlamento. Ma la figuraccia di essere superati da uno sconosciuto è sempre dietro l’angolo. Nel Partito democratico, non a caso, ci hanno pensato parecchio prima di candidare Paolo Gentiloni nel centro di Roma. Qualcuno temeva che un’eventuale sconfitta ne avrebbe oscurato l’immagine, precludendo la strada per un ritorno a Palazzo Chigi. Alla fine il segretario Renzi si è imposto, chiedendo ai membri del governo di schierarsi in prima linea. Tutti candidati all’uninominale, tutti costretti a fare campagna in piazza e nei mercati. Obbligati a sporcarsi le mani e cercare i voti, uno per uno. Per sfidare il presidente del Consiglio in carica i Cinque stelle hanno puntato su uno sconosciuto imprenditore romano. Si chiama Angiolino Cirulli, non ha alcuna esperienza politica ma ha perso i suoi investimenti in Banca Etruria. È il simbolo dei cittadini truffati dalle banche.

Nel collegio uninominale di Acerra Sgarbi e Di Maio si sfidano per un posto a Montecitorio. È uno degli scontri diretti che valgono la pena di essere seguiti. Gioie e dolori del Rosatellum. Vince chi prende un voto in più, chi dimostra di avere più consenso. Insomma, ci si gioca la faccia

Matteo Renzi ha scelto di correre a Firenze, la sua città. Per vincere un seggio al Senato dovrà vedersela con Alberto Bagnai, un candidato indipendente della Lega Nord. Docente universitario con un passato di sinistra, autore del libro Il tramonto dell’euro, è considerato uno dei principali critici della moneta unica. Per un europeista convinto come il segretario dem, perdere la sfida sarebbe evidentemente uno smacco. La cartina geografica italiana è ricca di duelli interessanti. Se i grandi leader hanno evitato accuratamente di sfidarsi a viso aperto, alcuni scontri meritano attenzione. Occhi puntati in Alto Adige. A Bolzano andrà in scena un acceso derby al femminile tra la sottosegretaria Maria Elena Boschi e la berlusconiana Michaela Biancofiore. Al centro delle polemiche c’è ancora la decisione di candidare lontano dalla Toscana l’ex ministra originaria di Arezzo. «Non è altoatesina, non sa nulla di questa terra, non sa cosa significa nascere e crescere da italiana in Alto Adige» l’ha recentemente stuzzicata la sua avversaria. I toni si accendono. «Non sono io a sfidarla, è lei che viene a casa mia - insisteva la Biancofiore in un’intervista al Quotidiano nazionale - Che malinconia. Qui, sola soletta, in un contesto che non conosce, che non può capire». Duello particolarmente acceso in una campagna elettorale fin troppo noiosa. È una sfida senza esclusione di colpi: «Boschi - così un’altra dichiarazione della berlusconiana - è il petalo appassito del Giglio magico di Renzi».

Collegio che vai, leader che rischia. Nel senese andrà in scena un inedito derby bancario. Protagonisti il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il responsabile economico della Lega Claudio Borghi. Sullo sfondo le vicende del Monte dei Paschi, in un clima da duello al Ok Corral. Presentando la sua candidatura a Montecitorio, Borghi ha lanciato il guanto di sfida: «Voglio lasciare ai senesi la possibilità di riscattare la vergogna, l’onta sarà lavata con il voto». A Bologna invece c’è attesa per conoscere il destino di Pier Ferdinando Casini. In Parlamento da 35 anni, il leader centrista si gioca il seggio contro l’esponente di Liberi e Uguali Vasco Errani, già presidente della Regione Emilia Romagna. È uno scontro tutto interno alla sinistra. Nonostante il passato democristiano e la storica alleanza con Berlusconi, stavolta Casini scende in campo con il sostegno del Partito democratico. «I tempi sono cambiati», ha spiegato. Per convincere gli elettori qualche giorno fa si è fatto vedere alla casa del Popolo di Bologna. Sarà sufficiente per vincere? Errani punta tutto sulla coerenza: «Le radici non sono acqua». Il destino del centrosinistra italiano passa dalla sfida sotto le torri. Ma la scissione del Partito democratico monopolizza l’attenzione anche in altri collegi uninominali. Nel Salento incuriosisce il duello tra Massimo D’Alema e Teresa Bellanova. L’ex premier oggi corre per Liberi e Uguali. Da settimane è protagonista di un lunga campagna in Puglia, suo storico feudo elettorale. Per tornare in Parlamento se la dovrà vedere con la viceministra per lo Sviluppo economico. Già esponente della Cgil, folgorata sulla via del renzismo e in campo per il Pd.

Da Nord a Sud, stavolta i grandi leader devono misurarsi sul territorio. Il seggio è garantito per tutti, o quasi. Il paracadute del proporzionale assicura un posto in Parlamento. Ma la figuraccia di essere superati da uno sconosciuto è sempre dietro l’angolo. Nel Partito democratico, non a caso, ci hanno pensato parecchio prima di candidare Paolo Gentiloni nel centro di Roma

La presidente della Camera Laura Boldrini si candida nel centro di Milano. In una sfida tutta al femminile, contenderà un posto a Montecitorio alla berlusconiana Cristina Rossello, già legale del Cavaliere nella causa di divorzio con l’ex moglie. Terzo incomodo, il centrista Bruno Tabacci, esponente di +Europa. Proprio la leader radicale Emma Bonino darà vita a un’altra interessante sfida elettorale nella Capitale. All’uninominale scenderà in campo nel collegio Gianicolense. Per lei, da sempre paladina dei diritti civili, una sfida ideologica con in palio un posto al Senato. Tra i suoi avversari c’è Federico Iadicicco, esponente di Fratelli d’Italia e storico organizzatore del Family Day. E il leader della Lega Matteo Salvini? Non pervenuto. Il segretario del Caroccio aveva creato grandi aspettative, si era detto pronto a sfidare Renzi e Laura Boldrini. Ma alla fine ha preferito correre solo al proporzionale.

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