Non c’è niente di vero in Vero: un nuovo social per (non) essere noi stessi

Arriva il nuovo social che cerca di fare concorrenza a Zuckenberg. Tra i punti forti tutela della privacy e assenza di pubblicità. Vuole essere un social-antisocial. Controsenso? Forse basterebbe riscoprire il vero social (per sentirci meno soli): il mondo offline.

Vero
3 Marzo Mar 2018 0745 03 marzo 2018 3 Marzo 2018 - 07:45
Tendenze Online

C’è una nuova app di cui tutti stanno parlando, si tratta di Vero: un nuovo social network che negli ultimi giorni ha avuto un incredibile boom di iscrizioni, ponendosi un po’ come il nuovo Instagram. In realtà di nuovo c’è ben poco, a partire dal fatto che Vero nasce nel 2015 da un’idea di Ayman Hariri (co-founder e CEO della piattaforma social), miliardario figlio dell’ex primo ministro libanese. Questo Vero non se l’è filato nessuno per anni, ed ora, tutto d’un tratto, ha risalito in picchiata la classifica delle app più scaricate d’America e pure in Italia sta riscuotendo attenzione. Avrete sicuramente visto qualcuno dei vostri amici postare una foto con hashtag #vero e relativo invito a seguirlo sul nuovo social.

Si è ipotizzato che questa improvvisa ascesa sia dovuta allo scontento degli utenti rispetto al cambio di algoritmo di Instagram, che in pratica, tra post consigliati e la nuova organizzazione del feed, ci vuole mostrare prima quello che ha immagazzinato essere di nostro maggiore interesse e gusto secondo la profilazione dei nostri dati. Al contrario, pare che Vero si differenzi dagli affermati concorrenti proprio grazie a una maggiore tutela della privacy, no pubblicità, visualizzazione puramente cronologica dei post e suddivisione in categorie dei contenuti (foto, link, musica, film, libri, luoghi) e dei contatti (amici stretti, amici, conoscenti, follower). Di tutto questo se ne è già ampiamente parlato, abbiamo letto analisi approfondite pro e contro, peccato che ci sia scappato di vista l’elefante nella stanza.

Abbiamo letto il manifesto di Vero, che (tradotto) recita le seguenti parole:

Abbiamo creato un social network che ti lascia essere te stesso. Da qui il nome, Vero […] Il migliore social network è quello che già esiste tra le persone. La missione di Vero è renderlo disponibile online. Grazie per aiutarci a costruire un vero social network”.

Rendiamoci conto, il vero social network” è il claim più paraculo che un’app social possa avere, nonché un paradosso colossale. Praticamente vogliono essere un social anti-social, vogliono combattere il fuoco col fuoco. In questo perfetto mondo digitale, per essere veramente noi stessi basta poter scegliere con chi condividere cosa e vedere i post dei nostri amici in ordine cronologico, divisi per categorie. Proprio come nella vita vera! Il fatto che possiate condividere una canzone sdolcinata o una foto di voi in spiaggia solo con gli amici e non con i conoscenti dovrebbe rassicurarvi a tal punto da poter essere voi stessi al 100%. Tornando fuori da questo episodio di Black Mirror, cos’ha Vero di vero? Come può un social essere più autentico di un altro social? Siamo davanti alla stessa retorica del cane che si morde la coda.

Nel 2018 il problema non dovrebbe essere quale social scegliere, ma il fatto che all’intimità preferiamo la giusta distanza, al vero interesse un centinaio di follower, alla conversazione la pura connessione. Se questo è il punto, la soluzione non è Vero, ma un detox dai social network

Negli ultimi anni la tecnologia è cresciuta così tanto da creare altri mondi possibili. Videogiochi, realtà virtuale, social network: siamo sempre connessi, abbiamo la possibilità di essere ovunque e proprio per questo non siamo mai realmente da nessuna parte. Siamo diventati schiavi di altri mondi, così allettanti perché più facili, senza rischi né complicazioni. Piuttosto che guardarci in faccia e avere delle vere conversazioni con chi ci è vicino preferiamo scrollare la home di Instagram, mandare messaggi, rispondere alle mail. Modificare, ritoccare e cancellare prima di dare l’ok. Ci connettiamo per sentirci meno soli, ma il risultato è una solitudine ancora più profonda. Non c’è niente di vero quando digitiamo parole sopra a uno schermo, quando postiamo una foto. La verità è nelle parole che ci mancano, nella voce che si spezza mentre parliamo, nel nostro modo di gesticolare e nelle smorfie della bocca. La verità è quel che proviamo quando non siamo online. Nel 2018 il problema non dovrebbe essere quale social scegliere, ma il fatto che all’intimità preferiamo la giusta distanza, al vero interesse un centinaio di follower, alla conversazione la pura connessione. Se questo è il punto, la soluzione non è Vero, ma un detox dai social network.

Grazie Vero, ma non ci serviva proprio un’altra app per mostrarci come meglio vogliamo. Ci facciamo bastare quelle che già esistono e che perlomeno non si nascondono dietro a un manifesto buonista. Non c’è bisogno di spacciare per ricco di valori qualcosa che per essenza ha la stessa profondità di un lavandino. L’ennesimo fondo di bottiglia da sostituire al diamante delle vere relazioni, quelle che abbiamo guardandoci negli occhi e avendo la pazienza di conoscerci l’un l’altro. In un mondo votato alla superficialità, non serviva andare così tanto a fondo.

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