Campionato fermo per Astori? Finalmente il calcio dà una (rara) prova di dignità

Sembra incredibile, ma alcuni si sono lamentati della scelta di rinviare le partite dopo la notizia della morte improvvisa di Davide Astori. Dimostrando di non aver capito che, nonostante i milioni e le pressioni mediatiche, si tratta solo di un gioco

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Claudio GIOVANNINI / AFP

5 Marzo Mar 2018 0725 05 marzo 2018 5 Marzo 2018 - 07:25

Non ho parole. Questo è quello che mi sento di dire, di scrivere. Non ho parole perché la morte è l’unica certezza nella nostra vita insieme all’ignoranza e all’insensibilità della gente. Il calcio ha perso un uomo, prima che un giocatore. Ha perso un papà, un compagno, un figlio, un nipote, un amico, semplicemente una persona. Il calcio ha perso, e poi ha vinto, scegliendo di non giocare le partite della giornata di Serie A.

Molti si sono chiesti il perché, molti, sui social, ovviamente e dove se no?, affermando che il calcio, lo sport più in generale, è uno spettacolo, e qualunque cosa accada bisogna andare avanti, qualcuno ha detto che siccome il calcio è stata la vita di Davide Astori, allora bisognava giocare per rendergli omaggio, giocando per lui, infine, qualche genio, ha detto che nessuno si ferma per noi, comuni mortali, che nessuno si ferma se muore un nostro amico, se muore un nostro conoscente, se muore un uomo normale.

La verità è che cancellare e rinviare la ventisettesima giornata di Serie A è stata la scelta migliore per un solo e semplice motivo: perché il calcio è un gioco. E nessun festeggiamento, nessuna esultanza, nessuna imprecazione, nessuna fatica, niente di tutto ciò sarebbe stato giusto, lodevole e onorevole per la famiglia di Davide, per i suoi compagni, per i suoi amici, per suoi tifosi. Niente di tutto ciò avrebbe avuto senso davanti a una tragedia come questa, tutto sarebbe stato effimero e sbagliato. Il rinvio di Malagò è stato provvidenziale perché noi tutti dobbiamo renderci conto che quello che è successo è una tragedia e lo è sempre, sia quando muore un nostro conoscente, quando muore un amico, o uno che semplicemente abitava nel nostro comune o che frequentava il nostro oratorio.

La verità è che cancellare e rinviare la ventisettesima giornata di Serie A è stata la scelta migliore per un solo e semplice motivo: perché il calcio è un gioco

Perché sarebbe stato sbagliato e di cattivo gusto guardare il risultato del fantacalcio il lunedì mattina, aprire la gazzetta osservando la classifica, insultare l’arbitro o il VAR per una svista o per una scelta errata, sarebbe stato stupido e inutile perché il calcio è un gioco, la vita no.

E a quelli che dicono che nessuno si ferma quando l’uomo medio muore vi dico che siete dei coglioni perché non è colpa di Astori se è stato un calciatore di Serie A e un personaggio conosciuto, non è colpa della sua famiglia e non è una colpa soprattutto. Qualcuno ancora, ed è lo specchio di una società egoista e priva di valori, ha detto che non è stata una decisione corretta rinviare le partite della massima categoria di calcio italiana perché i tifosi hanno pagato il biglietto e alcuni di loro hanno fatto un viaggio per vedersi il match e lo spettacolo. E a gente che pensa questo, che si scandalizza per una partita cancellata, che grida allo scandalo, che si prende sul serio e non pensa a quanto male stia facendo al mondo andando avanti a vivere così, be’, a quella gente dico che non è degna del mondo in cui vive, nella società in cui vive, non è degna dello sport, che porta valori sani e positivi, e non è degna di aver visto, vissuto, tifato per persone come Davide Astori. Un uomo, come tutti noi.

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