Fake news che ci azzeccano e fascisti che frignano: la pazza notte delle elezioni

Non c’è solo il crollo del Pd e il trionfo del M5S, o la vittoria di Salvini su Berlusconi: la nottata elettorale che ha messo fine alla Seconda Repubblica (per l’ennesima volta) ha saputo regalare tante emozioni

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Miguel MEDINA / AFP

5 Marzo Mar 2018 0715 05 marzo 2018 5 Marzo 2018 - 07:15

Alla fine è stato il tizio dello spot a convincere i figli (cit). A quanto pare, era proprio “sicuro sicuro”. Il crollo del Pd, comunque, sarà spiegato meglio da altri giornalini o giornaloni. Lo stesso per la vittoria di Matteo Salvini su Silvio Berlusconi, che – per dirla piano – archivia il Cavaliere e, con lui, la Seconda Repubblica. Per noi niente di tutto questo: altre cose, ben più interessanti, sono emerse da questa clamorosa nottata elettorale.

Prima di tutto, le fake news non sono poi tanto fake. Almeno quando si parla di sondaggi: nelle ore che hanno preceduto la giornata del voto, per esempio, sono circolati su Whatsapp sondaggi attribuiti ad Alessandra Ghisleri, che parlavano del crollo del Pd, e raccontavano l’exploit dei Cinque Stelle. Ma allora erano fake o no? Lei, la Ghisleri, smentisce tutto. I giornali si buttano a parlare di fake news. Selvaggia Lucarelli, poche ore dopo e nel pieno della serata elettorale, fa notare a tutti (i quali si erano già dimenticati) che, guarda un po’, ci hanno azzeccato.

Per compensare, le frasi fuorionda scambiate tra Salvini, Meloni e Fitto, si sono rivelate fin troppo ottimiste nei confronti del Pd. “Speriamo che arrivi al 22%”, diceva Salvini. A quanto pare, non gli ha portato molta fortuna.

Per tutto il resto, come hanno fatto notare qui, il voto tattico non si è rivelato tale. Chi non voleva Renzi e ha votato la Bonino, si è ritrovato a votare per Renzi e non per la Bonino. Sono quisquilie, ma hanno il merito di far notare che la potenza delle presunte ingerenze della famosa Open Society di Soros, quella dei complotti in tutto il mondo, la stessa che – dicevano le voci – avrebbe finanziato la campagna di +Europa, è piuttosto sopravvalutata.

(Del resto, più Europa vale solo per Antonio Tajani, scelto da Silvio Berlusconi per fare il presidente del Consiglio. Può stare sereno).

Non fa miglior figura il povero Nico Stumpo. Sbeffeggiato da Enrico Mentana (“Ci sono giornalisti nella calca per le dichiarazioni di Nico Stumpo”, dice l’inviato “Nico Stumpo? Ma che è? E se ci fosse stato Obama cosa avreste fatto?”), deve fare il portavoce triste, solitario e finale per Liberi e Uguali, per mancanza di altri leader presenti: “Un risultato al di sotto delle aspettative”.

Più mogio ancora è Simone Di Stefano, il leader di Casapound. Il risultato lo delude, la marea nera si ferma allo 0,7 e si rivela una pozzanghera. Lui dà la colpa ai media, che lo avrebbero sottoesposto al pubblico e avrebbero enfatizzato il “rischio” e il “pericolo”. Mentana, punto sul vivo, lo bastona. Da uno che si richiama ai caduti della Prima Guerra Mondiale voleva invadere la Libia, come ricorda sempre la Lucarelli, ci si aspetterebbe una reazione più virile.

E insomma, gioiscono solo i Cinque Stelle che hanno fatto – di nuovo – bum (chissà se stavolta Napolitano lo ha sentito), e il centrodestra salviniano che ha superato ogni aspettativa? No. Anche quelli di Potere al Popolo ballano, cantano e “bevono”, come dice e ripete e ripete ancora la leader Sara Carofalo, tutta sorridente. In fondo per loro, un partito appena nato che ha superato l’1,5% è un risultatone. Da festeggiare. Anche perché, beati loro, non dovranno né governare e nemmeno fare opposizione: a quello ci penserà il Pd. Se ci sarà ancora, chiaro.

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