Matteo Salvini è il centrodestra. Un'alleanza coi 5 Stelle non gli converrebbe

La sirena dei numeri in Parlamento è forte ma una Lega primo partito della coalizione avrebbe tutto l'interesse a cannibalizzare - non solo a livello programmatico - l'elettorato di Berlusconi, che ormai non è più il dominus incontrastato. Anche per motivi di età

Salvini Linkiesta
5 Marzo Mar 2018 1320 05 marzo 2018 5 Marzo 2018 - 13:20

Il risultato delle elezioni del 4 marzo ha sfatato un mito. Il centrodestra non è più Silvio Berlusconi ma porta il nome di Matteo Salvini. Il segretario di via Bellerio è riuscito a trasformare la Lega (non più Nord) nel primo partito della coalizione. Un partito a vocazione nazionale e nazionalista. Mai successo in venticinque anni, in cui il leader di Forza Italia era il dominus incontrastato. Non è però solo una questione di numeri: la ritrovata centralità di Berlusconi è stata soprattutto una suggestione mediatica, che ha affascinato anche diversi partner internazionali dell'Italia, convinti che solo lui potesse garantire stabilità al Paese. Invece, lo stampo di questo centrodestra è nelle proposte (e nei toni) della nuova Lega. Ecco perché con ogni probabilità un'alleanza di governo con il Movimento 5 Stelle non sarebbe nell'interesse di Salvini, nonostante il richiamo dei numeri.

In questa strana campagna elettorale, una campagna virtuale ma dura, tutti i politici sono stati costretti a parlare di tre temi: immigrazione, lavoro, Europa/tasse. Cioè il cuore del messaggio della nuova Lega, che ha anticipato l'agenda già nel 2014, alle famose elezioni Europee del Pd di Matteo Renzi al 40%. Salvini in questi anni ha cavalcato l'onda anche con parole dure, anche non disdegnando i voti dell'estrema destra, anzi ammiccando a quegli ambienti post-fascisti che fino a qualche anno fa sarebbero stati lasciati fuori dalla porta da chiunque aspirasse a un ruolo di governo. E Berlusconi, come Renzi, si è trovato in rincorsa. A dire che tutti gli immigrati irregolari sono potenziali criminali e vanno cacciati. A spiegare che i giovani non possono costruirsi un futuro con lavori a giornata. A giurare che, no, dall'euro non si può uscire ma in fondo l'Unione Europea così com'è non va bene per gli interessi italiani.

n questa strana campagna elettorale, una campagna virtuale ma dura, tutti i politici sono stati costretti a parlare di tre temi: immigrazione, lavoro, Europa/tasse. Cioè il cuore del messaggio della nuova Lega, che ha anticipato l'agenda già nel 2014, alle famose elezioni Europee del Pd di Matteo Renzi al 40%

E' finita com'è finita. Se le analisi mainstream degli ultimi due mesi mettevano Berlusconi nel ruolo di kingmaker del centrodestra e, più in generale, della politica italiana, i conti di questi giorni indicano un'altra prospettiva che i sondaggi avevano sottostimato. Se il messaggio di Salvini è l'unico messaggio forte che tiene insieme un'alleanza che dopo il 2011 rischiava di scomparire, allora lo stesso Salvini ha tutta la convenienza ad aspettare che il suo alleato principale, anche per motivi anagrafici, esca definitivamente di scena, non mettendo a repentaglio nemmeno le Giunte regionali di Lombardia, Liguria e Veneto. A quel punto la Lega cannibalizzerebbe il centrodestra, non solo in termini programmatici, e diventerebbe la nuova Forza Italia. Una possibilità che invece un governo coi 5 Stelle vanificherebbe: non solo, infatti, la Lega sarebbe il socio debole dell'impresa, ma mettendosi insieme i due partiti rischierebbero di fare la fine di Berlusconi e Renzi. Occupare il potere insieme fino a una sconfitta certa.

Il risultato della Lega di Salvini - dal quasi 4% del 2013 al quasi 18% di oggi - nasce dunque da una sopravvalutazione di Berlusconi e delle sirene delle larghe intese. Ma anche dalla sottovalutazione di una leadership, quella di Salvini, che parla come una destra radicale ma che non viene votata solo da estremisti, anzi. E' stato questo uno dei grandi equivoci della campagna elettorale giocata spesso sul tema fascismo/antifascismo ma anche sul rischio che la Lega avrebbe corso in termini elettorali togliendo la parola Nord dal suo simbolo. Il bello (o il brutto) ha ancora da venire, ovviamente. Un centrodestra salviniano è tutto da sperimentare. Non si sa ancora quanto lungo sia il suo fiato. Una classe dirigente vera peraltro non è ancora cresciuta, avrà un ottimo banco di prova in Parlamento. In più, la propensione alla mediazione non è la caratteristica che amici e nemici riconoscono al segretario della Lega, che come Renzi ha promesso una rivoluzione copernicana in tutti i campi di cui la politica si può occupare, e adesso è atteso alla verifica della parola data.

Per ora ha mantenuto una promessa: scalzare Berlusconi. Sul resto potrebbe andarsi a schiantare. O anche no.

Twitter: @ilbrontolo

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