D’Annunzio non è mai stato fascista (e lo stanno riscoprendo, dagli Usa alla Francia)

La biografia definitiva su D’Annunzio l’ha scritta un italiano, ma in francese. Intervista a Maurizio Serra sulla figura del creatore del linguaggio poetico del Novecento

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6 Marzo Mar 2018 1105 06 marzo 2018 6 Marzo 2018 - 11:05

Marzo 2018. L’aggettivo per adornare il mese – e fuggire dalla calca elettorale – è dannunziano. Il primo marzo, infatti, sono squillati gli 80 anni dalla morte di Gabriele D’Annunzio. Il 12 marzo è l’anniversario della nascita: ‘il Vate’ è nato a Pescara, 155 anni fa, olè. Marzo dannunziano, insomma. Chi s’immagina grandi feste per uno dei poeti più importanti del secolo, che fu uno nessuno e centomila, tra i rarissimi artisti italiani pienamente ‘internazionali’ del Novecento, vive in un bignè di illusioni. In un corsivo piuttosto anonimo pubblicato su l’Espresso, evocando le gesta del ‘papi’ (“andò a Fiume con lui e spesso, quand’ero giovane, mi raccontava di quella spedizione nazionalista e comunque ribelle alla politica giolittiana dell’epoca”), Eugenio Scalfari riassume l’esito letterario di D’Annunzio così: “Certo la sua poesia non è quella di Montale o di Quasimodo, i suoi racconti non sono quelli di Moravia, forse in certi casi sono stati anche migliori, il Piacere per esempio è meglio degli Indifferenti”. Per lo meno, si cede, al ‘Vate’, l’onore delle armi, il premio estetico di consolazione. A dire il vero, la poesia di D’Annunzio giganteggia su quella di Quasimodo – e Montale non esisterebbe senza l’ingombrante predecessore. Poco importa. Tanto i liceali a mala pena sanno sillabare il cognome del grande Gabriele. Vengo al punto. Al di là di eventi sporadici (il D’Annunzio segreto scritto da Angelo Crespi per Edoardo Sylos Labini, ad esempio, che però è in scena da un paio d’anni) e della costante attività proposta dalla Fondazione il Vittoriale degli Italiani, non è che la cultura italiota ci abbia stupito con effetti speciali per onorare l’anniversario.

Il paradosso, intanto, è che la biografia definitiva su D’Annunzio è uscita in Francia, per l’editore Grasset.

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