Ecco le storie non ufficiali su Alessandro Magno, che raccontano il suo lato più debole

Da una parte c’è l’eroe conquistatore, vincitore, soggiogatore, globalizzatore, morto giovanissimo dopo aver creato un impero immenso, dall’altra le leggende favolose di un uomo che voleva superare tutti i limiti ma si arrende, non riuscendo a essere più forte dell’amicizia

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6 Marzo Mar 2018 0725 06 marzo 2018 6 Marzo 2018 - 07:25

Oltre alla storia di Alessandro Magno, ci sono le storie su Alessandro Magno. Si tratta di racconti, leggende, favole nate nei secoli successivi alla sua morte, in cui il re macedone è protagonista di avventure incredibili in mondi lontani. Vennero raccolte a partire dal III secolo d.C., in un primo libro dal titolo non proprio originale (Historia Alexandri Magni) che poi finirà a formare il nucleo del Romanzo di Alessandro e si diffusero nel folklore e nella letteratura del mondo, fino a raggiungere la Persia e la Mogolia.

Sono narrazioni che, come si spiega qui, mettono in rilievo il carattere ambizioso del sovrano: trasfigurano la sete di potere in bisogno di conoscenza assoluto e volontà di superamento dei limiti umani. Il cielo, il mare e la morte. Per certi aspetti, questo Alessandro semi-mitologico somiglia molto al superuomo della Silicon Valley – tanto per dire che, device luccicanti e notifiche fastidiose a parte, neanche quelli hanno inventato niente di nuovo.

In una di queste storie, il re macedone vuole scoprire il mondo che si cela negli abissi del mare. I suoi artigiani gli costruiscono per l’impresa una nave tutta di vetro, con tanto di lampade per illuminare i fondali. Alessandro si immerge in acqua, supera le tartarughe, gli squali, incontra una strana popolazione marina in cui gli uomini hanno barbe fluttuanti e vari tipi di mostri. Uno di questi è così grande che per superare la navicella di Alessandro impiega due settimane. Cosa scopre dagli abissi? Che la legge dei mari è uguale a quella della superficie: il pesce più grande mangia quello più piccolo.

Contento ma non soddisfatto, Alessandro vuole allora esplorare i cieli. I suoi aiutanti catturano due grifoni, li ingabbiano e li affamano per qualche giorno. Nel frattempo annodano ai loro colli una cesta, larga abbastanza per contenere il sovrano. E poi li fanno decollare con una (improbabile) astuzia: in cima a una lancia viene messo un pezzo di carne, che Alessandro, nascosto nella cesta, tiene sempre davanti ai loro becchi. Gli animali cercano di afferrarlo e, nel tentativo, cominciano a inseguirlo, mettendosi a volare. In questo modo il re può salire nei cieli, incontrare le nubi, superarle, fino a quando non vede, come una mappa, tutto il mondo sotto di sé. Scopre che i vari continenti sono tutti attaccati in un’unica massa, a forma di essere umano.

Infine, tenta la strada del Paradiso. Una volta raggiunto con tutto l’esercito il suo ingresso, più o meno lungo il corso del Gange, cerca di entrare ma viene respinto. Un anziano alla finestra spiega che l’impero di Alessandro, fino ad allora (e per molto tempo poi) il più grande della Terra, non era nulla con quello che conosceva lui. Ma non vi poteva accedere in nessun modo: agli uomini questo passaggio non era consentito. Alessandro si mostrò deluso, e il vecchio cercò di sollevarlo regalandogli un anello con un occhio. Quando lo si pesava, anche se nell’altro piatto si mettevano chili e chili di oro, l’anello risultava pesare sempre di più. Ma quando l’anello veniva coperto da polvere, anche una foglia risultava, al suo confronto, più pesante. “Come si spiega?”, chiese al vecchio. “L’anello rappresenta la tua ambizione. Non c’è nulla, nel tuo cuore, che possa valere di più del tuo desiderio di sapere e vedere. Ma quando l’occhio è coperto di polvere [cioè quando sarai morto] ti accorgerai che tutta la tua ambizione, come ogni cosa nel mondo, vale meno di una foglia”.

Alessandro capisce tutto e allora – in un’altra storia – decide di non morire. Si reca alla fontana dell’eterna giovinezza (in molte altre versioni non riesce a trovarla), si fa dare una coppa e la avvicina alla bocca. In quel momento il guardiano lo avverte: “Questa acqua di farà vivere per altri tremila anni almeno. Ma nel giro di poco tutti i tuoi compagni e amici moriranno. Tu passerai l’eternità da solo”. Alessandro, spaventato, sceglie di non bere e lancia la coppa. Dopo pochi giorni – ironia della sorte – morirà, ucciso proprio da uno dei suoi compagni.

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