Il Sud disperato che ha votato Cinquestelle rischia la Grande Disillusione

Ora i pentastellati dovranno spiegare ai meridionali che li hanno votati che più assistenza sociale significa anche più spesa. E che le assunzioni clientelari non possono tornare. Perché dalla disperazione a una totale disillusione il passo è breve. E amaro

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Una Scena Di Basilicata Coast To Coast

6 Marzo Mar 2018 1110 06 marzo 2018 6 Marzo 2018 - 11:10

Cosa si aspetta il Sud dal Movimento Cinque Stelle? È la domanda che, a mio modesto avviso, conta più di tutte. Il successo del Movimento, nel Mezzogiorno, è stato clamoroso. Impressionante. Imbarazzante, per le altre forze politiche. Partiamo da un dato di fatto: al Sud, il fallimento della cosiddetta vecchia classe dirigente ha assunto proporzioni catastrofiche. Solo una delusione totale, radicale, può spiegare l’affermazione in questi termini e con questi numeri di Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Senza la premessa, sarebbe impossibile comprendere quanto accaduto. Il
cappotto in Sicilia, le percentuali bulgare in Campania, sono la risposta al totale default di chi ha governato
, sia livello nazionale, che locale. Detto questo, una simile affermazione non può essere letta, senza andare dall’altra parte della barricata, fra gli (entusiasti) elettori: se intere comunità si affidano ad una singola forza politica, cosa chiedono alla medesima? Non si tratta di dare la semplicistica risposta, circolata in queste ore sui social: dello specchietto delle allodole del reddito di cittadinanza. La chimera dei soldi facili avrebbe spinto intere legioni di scansafatiche verso il Movimento Cinque Stelle. Ripeto, questa è una lettura semplicistica e anche palesemente rancorosa. Quasi la risposta di chi rosica, per il risultato elettorale. Al contempo, far finta di non vedere che il Movimento Cinque Stelle sia stato interpretato come possibile fonte di trasferimento di denari dal centro alla periferia sarebbe egualmente ingenuo.

Il Sud dell’assistenzialismo, termine vintage ma mai realmente passato di moda, esiste eccome. Resiste e anzi si sviluppa nelle tante pieghe di un tessuto sociale letteralmente in ginocchio. Il Sud, in questo è inquietante l’ultimo rapporto Svimez, ha sviluppato un diffuso rancore sociale, sentendosi del tutto escluso non solo dalla ripresa economica in quanto tale, ma dalla speranza stessa di un miglioramento delle proprie condizioni. In un quadro del genere, l’idea di affidarsi, di provare a vedere se una nuova forza politica possa aggiornare antiche pratiche, è del tutto naturale. Basta regalarsi, del resto, un tour fra le motivazioni delle moltitudini che hanno scelto Luigi Di Maio. Sicuramente la stanchezza e la voglia di dare uno schiaffo, il caro vecchio ‘vaffa’, ad una classe politica.

Soprattutto, però, la speranza, la chimera, di una possibilità diversa in campo economico. Per sé e i propri figli. Che il Movimento Cinque Stelle possa fornire una risposta ad una speranza del genere, senza ricorrere a forestali e soldi a pioggia è nella realtà delle cose. Il tempo delle Casse del Mezzogiorno e delle assunzioni clientelari semplicemente non può tornare. Dal reddito di cittadinanza alle misure economiche, al momento ancora molto su linee generali, toccherà ai trionfatori delle elezioni dare risposte chiarissime. Spazzare il campo anche solo dal sospetto che l’unica risposta per il Sud sia l’assistenzialismo, pur aggiornato ai nostri tempi e ammantato di responsabilità sociale.

Non si possono, al contempo, ridurre le tasse e assicurare più spesa pubblica, per sostenere o blandire intere fasce sociali. Non si può fare, perché non funziona. Prima il Movimento lo spiega al Sud, prima sgombra il campo da pericolose illusioni.

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