Sorpresa, gli elettori grillini sono i più colti e abbienti; al Pd sono rimasti gli anziani (con la licenza elementare)

Il mito del lettore M5S ignorante è falso. Uno studio post-voto svela che il ”ceto medio riflessivo” di sinistra si è dissolto. E a votare Pd sono rimasti solo gli anziani. E c’è di più

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Giovini & Anziani

Dal film Tutto quello che vuoi, di Francesco Bruni

7 Marzo Mar 2018 1145 07 marzo 2018 7 Marzo 2018 - 11:45

I risultati di queste elezioni politiche sono stati schiaccianti: la vittoria delle spinte euroschettiche che fa tremare l’UE, l’affossamento del Partito Democratico, la sconfitta colossale di Renzi. Ciò che ne esce fuori è un’Italia mai vista prima, profondamente trasformata. «Il voto del 4 marzo rappresenta uno spartiacque, con la massima affermazione dei partiti anti-establishment nel panorama dell'Europa occidentale, dal dopoguerra ad oggi», ha affermato il centro universitario romano LUISS per gli studi elettorali italiani. Si è parlato di Italia tripartita, anche se in realtà risulta evidente un nuovo tipo di bipolarismo: Centrodestra a trazione leghista e Movimento 5 stelle sono i vincitori indiscussi, mentre la sinistra complessivamente sembra essere out.

L’analisi delle votazioni, a cura di Lucio Formigoni e Mattia Forni per Ipsos, mostra diversi punti chiave da esaminare. Se non possiamo evidenziare differenze tra le scelte di uomini e donne, che sono pressoché uguali, molto più interessante è osservare i dati in base a età ed estrazione sociale.

Il Partito Democratico è stato votato maggiormente dagli ultra 65enni, pensionati e con il titolo di studio elementare; il ‘ceto medio riflessivo’ che ha costituito uno dei suoi cardini, sembra oramai abbandonarlo. Perde il voto dei dipendenti pubblici, dove il Movimento ottiene uno dei valori più alti. Un tempo bacino di voti per il centrosinistra, ormai sembrano essersi definitivamente spostati. Molto diverso è il dato che emerge per i grillini: il Movimento fondato da Beppe Grillo è stato votato più o meno uniformemente dai 18 ai 65 anni. Per quanto riguarda la coalizione di centrodestra, invece, notiamo una situazione particolare. La Lega si aggiudica i voti degli italiani tra i 18 e i 50 anni, mentre Berlusconi rassicura i più anziani. Dunque Forza Italia e Pd sono ormai l’espressione della vecchia Italia, ancorata a un'idea ammuffita di politica che non ha più la forza motrice per trainare un Paese in difficoltà.

L’elettore-tipo dei 5 stelle è il giovane diplomato, quello della Lega, invece, è il 40enne con la licenza media.

E questi dati scardinano le accuse che abbiamo sentito negli ultimi giorni: i grillini non sono l’espressione di un popolo “ignorante”. Sono diplomati e laureati, giovani e giovanissimi (disoccupati e non) che più di tutti soffrono il peso schiacciante della crisi e hanno a cuore il loro futuro. Non sono i nullafacenti, coloro che aspettano il reddito di cittadinanza (il post con il maggior engagement su Facebook pubblicato dal M5S è quello relativo alla restituzione degli stipendi dei politici). Infatti il 31,2% di coloro che hanno votato il Movimento 5 stelle risultano essere dei ceti più abbienti. Nulla a che vedere con le becere accuse (ad esempio) dello sconfitto signor Sgarbi. Questo voto non è l’espressione dell’Italia che non produce, bensì di insegnanti, operai, commercianti. Cittadini umiliati da una politica che non solo non è riuscita a tutelarli, a donare loro stabilità, ma che li ha costantemente mortificati. Come sono lavoratori autonomi anche coloro che hanno dato fiducia a Salvini, operai e artigiani in particolare. Ma non solo. Salvini ottiene elevati consensi anche tra le casalinghe.

il 31,2% di coloro che hanno votato il Movimento 5 stelle risultano essere dei ceti più abbienti. Il Partito Democratico è stato votato maggiormente dagli ultra 65enni, pensionati e con il titolo di studio elementare

Di certo anche il 30% di italiani astenuti è un dato che fa riflettere. Il popolo è stanco e disaffezionato alla vecchia politica: rispetto alle elezioni del 2013, il 22% di coloro che avevano votato Pd si sono astenuti, oltre un quinto degli elettori della coalizione Bersani 2013 ha deciso di astenersi. Era un dato già evidenziato nei sondaggi: molti ex elettori PD aspettavano un segnale dal segretario e dal gruppo dirigente, in particolare una gestione più collettiva e un’investitura del Presidente del Consiglio Gentiloni. Mancando questo segnale molti hanno deciso di astenersi. Una percentuale pesantissima paragonata al 9% di astenuti dei grillini e solamente il 3% di astenuti di chi aveva dato fiducia al Centrodestra. I giovanissimi chiamati a votare per la prima volta, esprimono la loro sfiducia nelle Istituzioni non andando a votare nel 35% dei casi.

Altri dati interessanti, seppur più prevedibili, ce li mostra Twig, società di data management, con l’analisi della campagna elettorale vista dai social. Come abbiamo detto, sono tre le forze che sono emerse da queste votazioni: Lega e 5 stelle in vetta, Pd che invece ne esce clamorosamente sconfitto, con un Renzi che non rappresenta più l’elettorato italiano (chiuso nella sua roccaforte Firenze, come papa Clemente VII che si rifugia dentro Castel Sant’Angelo durante il sacco di Roma). Ma se la Lega viene identificata con il suo leader Matteo Salvini, non possiamo più dire lo stesso per il Movimento 5 Stelle. Con il silenzio di Grillo, la forza del M5S è il brand, il marchio, l’unica vera certezza per i cittadini.

La sinistra dovrà ricostruirsi dalle fondamenta e ci vorrà del tempo. Servono programmi più definiti, immersione totale nei problemi del Paese, volti di fiducia e prese di posizione chiare. Il Movimento dovrà affrontare un processo di istituzionalizzazione che lo metterà alla prova sia in termini di capacità di governo che di tenuta dei consensi. La Lega, che si conferma il partito con una base sociale più definita, dovrà impegnarsi a consolidare il consenso ottenuto in aree non tradizionali.

Naturalmente nell’ipotesi che si riesca a formare un governo, almeno di scopo.

I dubbi restano. Ma almeno cerchiamo di sfatare i miti.

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