Lanchester: «Mattarella interverrà presto, ma prima i partiti devono chiarirsi le idee»

«La situazione impone prudenza, senza una chiara base parlamentare non ci sarà alcun incarico». Adesso i partiti devono prendere posizione, presto il Quirinale imporrà il suo ruolo. «Il ritorno alle urne resta l’arma nucleare in mano al Colle, ma prima si tenteranno tutte le soluzioni»

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9 Marzo Mar 2018 1025 09 marzo 2018 9 Marzo 2018 - 10:25

«Serve senso di responsabilità, sapere collocare sempre al centro l’interesse generale del Paese e dei cittadini». Quattro giorni dopo le elezioni il presidente della Repubblica già richiama i partiti ai loro doveri. Dal Quirinale, Sergio Mattarella approfitta delle celebrazioni per la festa delle donne e prova a sbloccare la situazione avviata verso un pericoloso stallo. Archiviati i toni solitamente discreti, il capo dello Stato ha deciso di giocare questa partita da protagonista? «Non sono d’accordo» spiega Fulco Lanchester, ordinario di Diritto costituzionale e comparato all’università La Sapienza, noto politologo. «Il presidente si rende perfettamente conto che la situazione è intricata. E avverte i partiti che in questa fase, per trovare una soluzione, è necessario allentare le tensioni».

Professore, nei prossimi giorni quale sarà il ruolo di Mattarella? A definire il suo perimetro d’azione basta l’articolo 92 della Carta: il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri?
Secondo me l’elemento essenziale è contenuto nell’articolo 94, che definisce la nostra forma di governo. La Costituzione dice che l’esecutivo deve avere la fiducia delle due Camere. Se oggi il Capo dello Stato invita alla prudenza, è perché pochi giorni fa non è accaduto quello che molti auspicavano. Qualcuno pensava che la sera delle elezioni avremmo avuto un Presidente del Consiglio, ma non è successo. Probabilmente per colpa di un sistema elettorale un po’ confuso, ma ancora di più perché le urne hanno certificato lo sfaldamento del sistema partitico esistente.

La situazione politica uscita dal voto non autorizza grande ottimismo, è d’accordo?
Basti pensare che il 55 per cento circa dell’elettorato italiano ha votato per partiti considerati antisistema dagli altri partners. Il Movimento Cinque Stelle ha raggiunto il 32 per cento. La Lega di Matteo Salvini, vicina al Front National di Marine Le Pen, è arrivata al 17 per cento. Non dimentichiamo Fratelli d’Italia, che non ha mai nascosto simpatie per il primo ministro ungherese Viktor Orbàn. E così adesso il Partito democratico giura che non stringerà alcuna intesa con queste forze politiche. Un rifiuto a collaborare che potrebbe persino essere considerato non responsabile, di fronte a una crisi sistemica come quella attuale…. Ecco perché Mattarella non ha tutti i torti. Nel suo intervento suggerisce cautela ai partiti, chiede di contare fino dieci. Altrimenti l’unica soluzione rischia di essere l’implosione del sistema.

Quali sono le novità che impongono al Quirinale particolare prudenza?
Ci sono elementi di estrema novità. Chi sono i veri sconfitti di questa tornata elettorale? Le due formazioni tradizionali di centrosinistra e di centrodestra: il Pd di Renzi e Forza Italia di Berlusconi. E i vincitori? Da un lato i Cinque Stelle, che hanno superato la dicotomia destra-sinistra. Dall’altro la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia. È vero, queste due forze politiche in passato sono già state al Governo. Ma in una situazione asimmetrica rispetto a Forza Italia. È evidente che il Capo dello Stato starà bene attento prima di affidare l’incarico a qualcuno, ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione. In assenza di una base parlamentare chiara, potremmo trovarci di fronte all’inizio di un avvitamento.

«È evidente che il Capo dello Stato starà bene attento prima di affidare l’incarico a qualcuno, ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione. In assenza di una base parlamentare chiara, potremmo trovarci di fronte all’inizio di un avvitamento»

Secondo lei cosa accadrà nei prossimi giorni?
Il Presidente della Repubblica vorrà vedere cosa succede dopo il 23 marzo. È la data della prima seduta delle nuove Camere, quando si procederà all’elezione dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama. Solo allora si capirà quanto è complicata la situazione. Successivamente si apriranno le consultazioni al Quirinale. Mattarella ascolterà il Presidente emerito Giorgio Napolitano, poi i presidenti delle Camere, in seguito i rappresentanti dei partiti e delle coalizioni. Sentirà tutti per farsi un’idea. In assenza di un risultato chiaro, potrebbe affidare un mandato esplorativo ad una personalità più o meno di partito. A quel punto chi ha ricevuto il mandato esplorativo potrebbe essere incaricato di formare il nuovo Governo. Ma prima di tutti questi passaggi, il compito principale spetta proprio ai partiti. In vista del 23 marzo sono loro che devono iniziare a chiarirsi le idee. E in questa fase il Presidente della Repubblica non può intervenire: si limiterà a dispensare moniti e consigli.

Dunque, il primo nodo è l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. La nascita del nuovo Governo passa da qui?
Certo, prima bisogna chiarire questo passaggio. Ultimamente si sentono nomi curiosi, ad esempio c’è chi parla di Roberto Calderoli per la presidenza di Palazzo Madama. È un parlamentare bravissimo, per carità, ma è anche il padre del Porcellum. Sarà lui a esercitare le funzioni di supplente del presidente della Repubblica, qualora questi non possa adempierle? Qualcuno potrebbe avere delle remore. E a Montecitorio invece cosa accadrà? Ci sarà uno scambio tra Lega e Cinque Stelle? Il Partito democratico come si comporterà? Ripeto, devono essere i partiti a decidere la linea da tenere.

Intanto Sergio Mattarella si limiterà ai consigli…
In occasione della festa delle donne, il Capo dello Stato ha lanciato un monito affettuoso. Ha suggerito ai partiti di pensare bene a quello che dicono, ha consigliato di non rompere i ponti. Magari iniziando a ipotizzare delle vie d’uscita.

E qui si torna ai poteri del Quirinale.
Come diceva un preclaro costituzionalista (ora anche giudice costituzionale), in Italia i poteri del Presidente della Repubblica assomigliano a una fisarmonica. Quando le situazioni sono chiare, non c’è problema. Il Capo dello Stato si trova di fronte un piatto già pronto e non deve fare nulla di particolare. Pensiamo al 2001: la coalizione guidata da Silvio Berlusconi vinse sia alla Camera che al Senato e il Presidente Carlo Azeglio Ciampi si limitò a svolgere un mero ruolo notarile. La situazione cambia se ci sono dei problemi, come nel 2013. In quel caso la fisarmonica di Giorgio Napolitano si è dovuta aprire e il presidente è divenuto quasi un monarca costituzionale, dovendo dispiegare tutti i suoi poteri potenziali. Cosa accadrà questa volta? Se tutti parlano di Mattarella, è perché ci si rende conto che il suo ruolo sarà strategico: dovrà contribuire attivamente a cucinare il piatto, se non addirittura ad imporlo.

«La coesione delle forze politiche è un altro elemento da considerare. Ecco perché la saggezza del Capo dello Stato può spingere Mattarella ad attendere ancora, per capire la capacità di tenuta di ciascun gruppo»

Gli scenari sono diversi. Se non ci saranno intese tra le principali forze politiche, c’è chi immagina la nascita di un Governo di minoranza. In caso di stallo, altri scommettono su un’ipotesi estrema: un Esecutivo sostenuto da tutti i partiti. È un strada percorribile?
Ma il Governo di tutti cosa significa, un nuovo Cln? E con quale obiettivo? Quali sono i punti programmatici comuni, se ce ne sono, tra Cinque Stelle, Lega, Pd e Forza Italia?

E allora quali altri scenari esistono, Costituzione alla mano?
Se non si riesce a trovare una soluzione di governo, si può arrivare allo scioglimento delle Camere.

Davvero si rischia di tornare al voto?
Il Presidente della Repubblica ha questa possibilità. Ai sensi dell’articolo 88 della Costituzione, sentiti i presidenti delle Camere, può sciogliere le stesse, o una sola. Chiaramente questa è l’arma nucleare in mano al presidente Mattarella. Prima di arrivare a questo punto si metteranno in campo tutti i possibili tentativi per trovare una soluzione.

Facciamo un passo indietro. Lei prima ha spiegato che non sarà affidato un mandato al buio: per ricevere l’incarico bisognerà dimostrare al Colle di avere i numeri in Parlamento. Ma in linea teorica chi avrà la precedenza: i Cinque Stelle che sono il primo partito, oppure la Lega che fa parte della coalizione più numerosa?
Se il primo partito ha una capacità coalizionale che lo porta ad avere la maggioranza, magari grazie a un’intesa con il Pd, non ci sono dubbi. Discorso uguale per il centrodestra. Se la coalizione capeggiata oramai della Lega, che parte dal 37 per cento, riesce a ottenere l’astensione del Partito democratico, allora l’incarico può spettare a loro. Sempre che l’alleanza con Forza Italia sia confermata. Alle consultazioni il centrodestra si presenterà insieme o in ordine sparso? Questo è un altro elemento su cui ragionare. Alcuni parlamentari dei Cinque Stelle sono già stati espulsi dal partito. Il Pd ha una sua coesione, ma non è detto che non perda pezzi. La coalizione di centrodestra è formata da anime molto differenti. Insomma, bisogna vedere se i deputati e i senatori resisteranno nei gruppi parlamentari delle formazioni in cui sono stati eletti. Ecco perché la saggezza del Capo dello Stato può spingere Mattarella ad attendere ancora, per capire la capacità di tenuta di ciascun gruppo.

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