Un consiglio a Di Maio: ricordati che fine ha fatto Renzi, se non vuoi finire come lui

L’onda dell’entusiasmo popolare sta incoronando il leader dei Cinquestelle. Ma attenzione, Di Maio, come Renzi, è figlio di un fallimento. E tutti si aspettano miglioramenti veri da lui. O Di Maio capisce qual è la prova che ha di fronte, o farà la fine di Renzi

Renzi Dimaio Linkiesta

Luigi Di Maio e Matteo Renzi (FILIPPO MONTEFORTE / AFP; ANDREAS SOLARO/AFP)

9 Marzo Mar 2018 0930 09 marzo 2018 9 Marzo 2018 - 09:30

Te lo ricordi, Di Maio, quando Renzi si candidò alle primarie per diventare il candidato premier di centrosinistra, nel 2012? Ti ricordi i teatri pieni, l’entusiasmo contagioso che spingeva gente che mai aveva fatto politica ad avvicinarsi a questo giovane e misconosciuto sindaco di Firenze? Ti ricordi, i mal di pancia di chi aveva il potere allora, nel Partito Democratico, da Bersani a D’Alema a Rosy Bindi? Ti ricordi Marchionne che lo apostrofa come «la brutta copia di Obama», «il sindaco di una città piccola e povera» che ha «ancora molta strada da fare»? Ti ricordi, che più l’establishment lo schifava, più i teatri si riempivano?

Ti ricordi, poi, quando Bersani “non vinse” le elezioni? Quando il Pd precipitò al 25%, allora minimo storico, quando di fronte a tutti si parò l’idea che, magari, forse, quel Renzi non aveva tutti i torti, che forse c’era da affrettarsi a salire su quel carro sempre meno piccolo, sempre meno povero? Ti ricordi le Leopolde che cominciano ad affollarsi di big democratici, di imprenditori e supermanager - Marchionne e Confindustria in prima fila, al solito - di grandi e piccoli commis, di renziani della seconda, terza, quarta ora? Ti ricordi di quel 67,5% alle primarie del 2013, dei 136 sì contro i 13 no della Direzione Pd che rottama Enrico Letta, del 40,8 alle Elezioni Europee - 11 milioni di voti, come quelli che hai preso tu -, di un consenso che sembrava allargarsi a dismisura a non finire mai, a collimare con la nazione intera in una crasi tra destra e sinistra che avrebbe garantito stabilità e modernizzazione, assieme?

​Ricordati che c’è gente molto più competente di te, in questo Paese, che anche se non ha preso 11 milioni di voti potrebbe aiutarti a capire cosa fare. Ricordatelo bene, altrimenti arriverà presto un Di Maio pure per te, come è toccato ieri a Renzi e l’altro ieri a Bersani

Ti ricordi quando qualcuno ha cominciato a dire che, all’atto pratico, la rottamazione era diventata sostituzione? Che a cambiare era stata solo la classe politica, ma tutto attorno, nei poteri da cui essa traeva legittimazione e consenso era rimasto tutto uguale, soprattutto nel Mezzogiorno? Ti ricordi la superbia e l’arroganza di chi rompe un patto di legislatura perché si sente invincibile e non vuole nessuno che gli faccia ombra? Di chi batte i pugni sul tavolo di un’Europa che aveva appena concesso alla Banca Centrale Europea di acquistare i titoli di Stato italiani, garantendoci una finestra di spread a zero, tassi bassi, euro debole?

Ricordi le prime sconfitte, rubricate a incidenti di percorso per cui non valeva nemmeno la pena di interrompere una partita alla Playstation? Della disperata ricerca di recuperare consenso con messaggi e battaglie che strizzavano l’occhio ai populismi, mentre i Verdini e i Casini cominciavano a stagliarsi quali fondamentali stampelle per puntellare una maggioranza fragile? Ricordi l’establishment che ricomincia ad aggrottare il sopracciglio, a non poterne più di quel royal baby tanto veloce quanto caotico, tanto furbo quanto erratico? Ricordi il giorno in cui l’avete sorpassato, Matteo Renzi, il giorno in cui avete cominciato a diventare lui, e lui a diventare Bersani?

Ecco, caro Luigi Di Maio, ricordatelo. Ricordati che al pari di Renzi sei figlio di un fallimento, non il padre di una visione. Ricordati che ha perso Renzi, non hai vinto tu. Ricordati che sei il portavoce di un mare di istanze contraddittorie tra loro e che qualcuno, prima o poi, toccherà scontentarlo. Ricordati che la gente non ti ha votato per sostituire Renzi, ma perché vuole andare in pensione prima, perché vuole stabilità economica anche se perde il lavoro, perché vuole, per l’ennesima volta, provare a cambiare classe dirigente, per vedere se cambia qualcosa nel Paese, senza capire bene cosa bisognerebbe cambiare.

Ricordati che c’è gente molto più competente di te, in questo Paese, che anche se non ha preso 11 milioni di voti potrebbe aiutarti a capire cosa fare. Ricordatelo bene, altrimenti arriverà presto un Di Maio pure per te, come è toccato ieri a Renzi e l’altro ieri a Bersani. Un ciaone non si nega a nessuno, di questi tempi.

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