Il più grande mistero della lingua inglese: il suono "gh"

Come è possibile che in certe parole si pronunci "g", in altre "f" e in altre ancora non si pronunci proprio? Storia di un suono scomparso nella storia ma di cui rimangono numerose tracce

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Yui Mok / POOL / AFP

10 Marzo Mar 2018 0745 10 marzo 2018 10 Marzo 2018 - 07:45

A volte si pronuncia “f”, a volte non si pronuncia proprio. Eppure, per confondere ancora di più le idee, si scrive “gh”. L’inglese è una lingua così, fa un po’ di testa sua. Anarchica e ribelle alle convenzioni delle regole, attaccata alle tradizioni, cambia la sostanza ma tiene la forma. Una mentalità linguistica particolare, che fa diventare una “f” il suono “gh”, oppure lo manda nel silenzio.

Ma la domanda, adesso, è un’altra: perché?

Come sempre in questi casi, è una questione di storia della lingua. Esisteva, una volta, un suono che si pronunciava in un modo. Lo si decise di scrivere con un paio di lettere precise, poi il suono sparì ma le lettere rimasero, creando la solita confusione. È tipico dell’inglese.

Nel caso in questione, il suono originario è una fricativa velare sorda (nell’alfabeto fonetico internazionale è scritta con una /x/), suono che si trova senza problemi nel tedesco (è reso con “ch”), ma anche in spagnolo sudamericano, arabo e calabrese. Un tempo esisteva anche in inglese e, sul modello dei vicini tedeschi, lo trascrivevano con il suono “gh”. Le corrispondenze, a pensarci oggi, sono numerose: light è Licht, night è Nacht, eight corrisponde ad acht, mentre high è hoch. Il vicino, il neighbour, è il Nachbar.

Bene. E poi cosa è successo? Un fenomeno che i linguisti chiamano, con termini un po’ magniloquenti, il Grande spostamento vocalico. Nella sostanza, nel corso di circa tre secoli, gli inglesi hanno cominciato a parlare in modo diverso, usando alcune vocali al posto di altre. Un rimescolamento enorme che ha influito (e questo è il caso in questione) anche su alcune consonanti. In particolare la “gh”, che ha due esiti: o scompare, oppure si trasforma in una labiale, cioè in una “f”. Il primo caso avviene quando “gh” è associato a una “i”, e così l’intera stringa di suoni, “ich”, viene sostituita con “ai”. È per questo che “might” diventa “*mait”. Il secondo, invece avviene in tutte le altre situazioni, quando “tough” diventa “taf”.

E allora, che dire di altre forme come ghost o ghoul? Semplice. Che non c’entrano nulla. La loro forma si spiega con le prime stampe, che seguivano lo spelling olandese, nel quale la “g” dura veniva sempre seguita dalla “h”. Del resto, in inglese, fino al 1500 almeno, ghost era scritto gost o gast. O gæst, o goste, o goost e goist. Niente “h”. Ma, per fortuna, nemmeno “f”.

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