Napoli, la rivoluzione antijuventina è rimandata

Oggi il Napoli si trova dietro, al secondo posto, scavalcato dalla Juventus. Con la paura di non farcela stampata in volto. E un calendario molto difficile. La sensazione è che anche quest’anno lo scudetto non sia alla portata della squadra di Sarri

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Martins (Inter) e Jorginho (Napoli), San Siro, Milano, 11 marzo 2018

MARCO BERTORELLO / AFP

12 Marzo Mar 2018 0715 12 marzo 2018 12 Marzo 2018 - 07:15

Esattamente un girone fa, Napoli contro Inter. Zero a zero. Spalletti ingabbia Sarri, piovono insulti. 11 marzo 2018, un girone dopo, 28esima giornata, Inter contro Napoli, medesimo risultato, Sarri inciampa ancora nella squadra di Spalletti e rallenta la corsa. C’è una grossa differenza tra la partita di andata e quella di ritorno. La differenza è che il Napoli, nonostante il pari, rimaneva leader della classifica, invece, oggi, si trova dietro, al secondo posto, scavalcato dalla Juventus, di un solo punto, che deve ancora recuperare, in casa, il match contro l’Atalanta. Ergo, la differenza è che adesso io treno lo tira la Juve e quando lo tira la Juve è difficile arrivare davanti. Ergo, al quadrato, il Napoli arriva secondo.

Ma partiamo da ieri sera. In campo, a San Siro, si sono viste due squadre con due mentalità differenti, con due stimoli diversi ma unite da un unico risultato. E diversamente non poteva essere. Poche le occasioni nitide da gol per entrambe le squadre e una monumentale prova del centrale nerazzurro, Skriniar, che in questa stagione è sicuramente il migliore della sua rosa è uno dei migliori nella Top11 del campionato. Segnatevelo. Il Napoli palleggia, avvolge l’avversario ma non punge. Mai. L’Inter si difende, fa muro e poi riparte con qualità nonostante la prova non convincente di Perisic e la partita così così di Candreva. Icardi, praticamente non pervenuto. E adesso, dopo un punto a testa e il triplice fischio che rituona nelle orecchie, il Napoli si trova dietro, a rincorrere, ed è una novità assoluta. La Juve vince con un ritrovato Dybala e vola davanti ai partenopei che ora sono spaesati, demoralizzati e comprensibilmente delusi.

È vero, il calendario non ha aiutato e dopo Roma e Inter, un solo punto di sei a disposizione, adesso si fa davvero difficile per il Napoli. I dubbi sono tanti. In primis la botta psicologica che subirà la squadra. Un contraccolpo non semplice. Certo, a inizio campionato ci si poteva aspettare di stare un passo dietro la Juve ma dopo essere arrivato a dieci giornate dalla fine, da favoriti, perdere la vetta potrebbe essere causa di destabilizzazioni mentali. La Juve corre veloce, senza entusiasmare, ed è rimasta in corsa su tutti e tre i fronti. Il Napoli no. Strategia, sfortuna, casualità, non lo sapremo mai, forse. Fatto sta che il Napoli è uscita in Coppa Italia contro l’Atalanta, eliminata poi proprio dalla Juventus, è uscita ai gironi di Champions League e poi è uscita dall’Europa League, malamente, contro il Lipsia. E adesso? Adesso è seconda in Serie A con la delusione in tasca e la paura di non farcela nemmeno questa volta disegnata sul volto. L’anno di Sarri, l’anno del Napoli, l’anno della rivoluzione copernicana anti juventina, sembrava, finalmente, essere arrivata e invece... invece no. No, era tutta una farsa, perché a dieci giornate dalla fine si ribalta tutto e adesso, con una partita ancora da giocare, pensare che la Juve possa inciampare, diventa difficile, davvero, troppo, difficile. Perché? Perché è abituata a stare sotto stress, abituata alle critiche, abituata alle vittorie, alle sofferenze e a giocare su più fronti. Tutte cose che purtroppo il Napoli non ha dimostrato di saper fare. Siamo di fronte alla resa? No di certo. Il Napoli fino alla fine cercherà di vincere e di sperare in un errore degli avversari ma tutto si deciderà alla 34esima giornata, quando si sfideranno Juventus e Napoli. In quel momento, statene certi, sapremo chi vincerà davvero il campionato, ma sappiatelo, già oggi potete scommettere un centesimo di euro che non sarà il Napoli. Siamo alla resa? Sí, siamo alla resa dei conti.

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