No, Renzi non è stato (solo) il disastro che raccontate oggi

Non vogliamo cancellare spigoli, gigli magici, errori di tattica da pokerista compulsivo. Ma Renzi è diventato il capro espiatorio di tutti i guai d’Italia. Ottimo, tra l'altro, per nascondere i guai veri della sinistra italiana

Renzi Out Linkiesta

Alberto PIZZOLI / AFP

13 Marzo Mar 2018 0750 13 marzo 2018 13 Marzo 2018 - 07:50

1547 giorni, cinque anni, o, se preferite, una legislatura giusta giusta. Renzi cominciò a prendersi il Partito Democratico, nei fatti, all’indomani della sconfitta elettorale di Bersani alle elezioni del 24-25 febbraio del 2013 e ne abbandona la leadership all’indomani di una nuova sconfitta, quella del 4 marzo 2018. In mezzo, le montagne russe. Già, perché tutto si può dire, e tutto si dirà di Matteo Renzi, tranne che sia stato un segretario normale.

E forse oggi, nella sconfitta, appare doveroso rendergli l’onore delle armi e ricordare quel che tra qualche anno si avrà l’onestà intellettuale di ammettere. Che i cinque anni di segreteria Renzi non sono stati solamente i prodromi del fallimento del 4 marzo, ma anche, per un breve periodo, l’unico momento in cui il Pd si è mostrato pienamente “nativo democratico” com'era nei nei sogni di chi l’ha fondato. Che il turbo-riformismo del suo governo non ha prodotto solamente pasticci e rovinose sconfitte come quella del referendum del 4 dicembre, ma anche tante leggi che hanno reso l’Italia un po’ più moderna, efficiente e giusta - unioni civili, responsabilità civile dei magistrati, riforma del processo civile, industria 4.0, ognuno scelga le sue. Che il trionfo grillino e leghista non è lo specchio di un Paese a pezzi, in macerie, ma il sussulto di rabbia repressa di un Paese che è stato rimesso in moto e che, da almeno un anno e mezzo mostra di godere di discreta salute, con indicatori positivi in quasi ogni ambito e previsioni riviste costantemente al rialzo.

Da royal baby, amato dal popolo e dalle élite, il quarantenne fiorentino è diventato il capro espiatorio di tutti i mali dell’Italia. I media un tempo adoranti - rileggetevi i giornali nei giorni dell’inaugurazione di Expo 2015 - sono diventati tutti ostili, ma Renzi è comunque rimasto, nell’immaginario collettivo, l’uomo dei poteri forti

Tutto questo, che in un contesto normale avrebbe avuto il suo peso, oggi sembra sparito dal discorso pubblico, cancellato dalla storiografia ufficiale, sepolto sopra montagne di carateraccio, di gigli magici, di errori tattici da pokerista compulsivo. Tutto vero, ma anche tutto relativo. Perché puoi avere pure il carattere più bello del mondo - Renzi non ce l’ha - ma se tra te e mezza nomenclatura del partito è guerra all’ultimo sangue, tocca combattere con tutte le armi possibili. E puoi pure essere la persona più aperta dell’universo - Renzi non lo è -, ma se da Presidente del Consiglio ti ritrovi coinvolto in un’indagine nella quale un carabiniere falsifica le intercettazioni telefoniche per incastrare tuo padre, è possibile che finisci per fidarti solo dei tuoi amici più stretti. E puoi pure essere il politico più talentuoso della Storia - Renzi non è nemmeno questo - ma se ti chiedono di governare con Berlusconi, cambiando gli assetti istituzionali del Paese, la legge elettorale e il mercato del lavoro, mentre sette banche vanno a puttane e una crisi migratoria cambia la scala di gestione dei richiedenti asilo, è probabile che qualche errore lo commetti.

Quelle che per altri sarebbero state attenuanti - le fronde, i complotti, l’inesperienza, una congiuntura sfavorevole - per Renzi sono diventate aggravanti. E da royal baby, amato dal popolo e dalle élite, il quarantenne fiorentino è diventato il capro espiatorio di tutti i mali dell’Italia. I media un tempo adoranti - rileggetevi i giornali nei giorni dell’inaugurazione di Expo 2015 - sono diventati tutti ostili, ma Renzi è comunque rimasto, nell’immaginario collettivo, l’uomo dei poteri forti. Il popolo lo ha abbandonato, ma la storiografia vuole sia ancora il ragazzino che venderebbe la madre per un po’ di consenso. Taranto ha votato in massa per chi vuole chiudere l’Ilva, ma c’è ancora chi imputa a Renzi e al centrosinistra il tasso di disoccupazione stellare del Mezzogiorno. Lega e Cinque Stelle hanno trionfato grazie a promesse palesemente senza coperture e ancora si parla degli 80 euro come voto di scambio.

Tutto questo non cancella tutti gli errori, tutti gli spigoli, tutti i limiti oggettivi per cui Renzi non ha funzionato e, probabilmente, non avrebbe funzionato nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Piuttosto serve a riequilibrare i giudizi in tempo utile, prima che la realtà mostri quanto dei guai del Pd e della sinistra in generale sono stati artatamente nascosti sotto il fallimento di Renzi

Intendiamoci: tutto questo non cancella tutti gli errori, tutti gli spigoli, tutti i limiti oggettivi per cui Renzi non ha funzionato e, probabilmente, non avrebbe funzionato nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Piuttosto serve a riequilibrare i giudizi in tempo utile, prima che la realtà mostri quanto dei guai del Pd e della sinistra in generale sono stati artatamente nascosti sotto il fallimento di Renzi, quanto il suo ipertrofico attivismo abbia nascosto l’assenza di visione politica che lo circondava, quanto dietro l’accusa dei vecchi leader di essere divisivo, di essere arrogante, di non essere di sinistra si celasse in realtà il loro personalissimo istinto di sopravvivenza politica, di fronte alla loro nemesi naturale: un ragazzo che li ha sfidati a viso aperto, come nessuno dai tempi di Nanni Moretti in Piazza Navona aveva mai osato fare. Se qualcuno, più avveduto e saggio, saprà trarne la giusta ispirazione, non saranno stati cinque anni buttati.

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