Date un Beppe Grillo al Partito Democratico

Poco da fare, nella politica serve visione. E quella di Grillo sarà pure esaltata, criticabile, ecc., ma è una spinta, utopica, che movimenta la politica Cinquestelle. Altri partiti (vedi alla voce Pd) purtroppo di visione e spinta difettano. E ne pagano le conseguenze

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15 Marzo Mar 2018 0755 15 marzo 2018 15 Marzo 2018 - 07:55

Possono non piacere, le intemerate del comico genovese sul suo blog, l’ultima delle quali saluta la fine del lavoro nelle società occidentali come un fatto positivo e teorizza la necessità di un reddito di cittadinanza per diritto di nascita. Possono fare orrore, ma fanno dibattito, gettano nuove idee radicali nell’acquitrino della politica. E già solo per questo sono un fatto positivo. Molto banalmente: se non ci fosse Grillo, non sapremmo nemmeno che un dibattito analogo, negli Stati Uniti d’America, è in corso da almeno un quinquennio e coinvolge gente del calibro di Elon Musk e Bill Gates. Che sono stati pubblicati libri che teorizzano il superamento delle società fondate sul lavoro come quelli di Martin Ford e Paul Mason, intellettuale di riferimento del nuovo leader del Labour inglese Jeremy Corbyn. Che le migliori menti del pianeta si esercitano su orizzonti visionari, di lungo periodo, non sulle coperture del prossimo documento di economia e finanza.

Certo, serve pure qualcuno che sbrighi le faccende di tutti i giorni. Ma dov’è la visione alternativa a quella di Grillo, nella politica italiana? Dove sono le idee e i pensieri radicali, uguali e contrari, nei partiti che si autodefinisco laburisti, o pseudo tali? Dov’è l’affermazione di una società fondata sul lavoro nell’era dell’automazione? Zero assoluto. E forse - anzi, sicuramente - un pezzo dei problemi dei cosiddetti partiti dell’establishment sta proprio qua. Nella loro incapacità di generare visioni di futuro e pensieri radicali. Nell’aver perso per strada, insieme alle ideologica, una componente fondamentale per fare politica, qual è l’immaginazione.

Certo, serve pure qualcuno che sbrighi le faccende di tutti i giorni. Ma dov’è la visione alternativa a quella di Grillo, nella politica italiana? Dove sono le idee e i pensieri radicali, uguali e contrari, nei partiti che si autodefinisco laburisti, o pseudo tali?

Grillo, nel Movimento, incarna questo ruolo, e funziona benissimo. Perché definisce l’utopia e l’immaginario, elementi in grado di attrarre elettori molto più di qualsivoglia proposta politica. Quello del reddito di cittadinanza è un caso di scuola: nessuno avrebbe votato per l’incartapecorita flexecurity di Di Maio, se non ci fosse stato dietro un gigantesco lavoro di costruzione dell’immaginario di Beppe Grillo, che da anni, sul blog e nei suoi spettacoli, batte il tasto della fine del lavoro e del reddito come diritto di nascita.

E forse è in quest’ottica che ben si comprende perché il fondatore dei Cinque Stelle abbia fatto un passo di lato, ora che il Movimento si appresta a diventare forza di governo. Per evitare che la sua forza di costruzione e diffusione di visioni e immaginari finisca per collidere con la dura realtà cui sarà chiamato a lavorare Luigi Di Maio, o chi per lui. Meglio ancora, per evitare che il Movimento si trasformi in un grigio gestore dell’esistente com’è oggi il Partito Democratico. Le cui riforme non sono state capite, né apprezzate, anche a causa dell’assenza di una visione di fondo, di un immaginario, di un pensiero radicale che le nobilitasse come passi necessari verso un orizzonte.

Magari non un Beppe Grillo, ecco. Però un luogo di elaborazione di pensieri innovativi e radicali su cui innestare la propria proposta politica, al Pd come a Forza Italia, servirebbe come l’aria. Perché sì, è giusto ripartire dalla base. Ma in questi anni è mancata anche l’altezza. Soprattutto l’altezza.

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