L’intesa tra Lega e Cinque Stelle fa infuriare il Cavaliere

Dopo il sorpasso della Lega, Berlusconi teme le strategie dell’alleato. Sull’accordo con i grillini il centrodestra può implodere, ma anche il voto anticipato è un incubo: Forza Italia rischia di essere cannibalizzata da Salvini. Il sogno del Cav resta un governo col sostegno esterno del Pd

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15 Marzo Mar 2018 0735 15 marzo 2018 15 Marzo 2018 - 07:35

I dubbi sono diventati timori, la preoccupazione ha già superato il livello di guardia. Intanto Silvio Berlusconi prova a serrare i ranghi per compattare Forza Italia. Non bastava il risultato elettorale ampiamente al di sotto delle aspettative, a turbare i sonni del Cavaliere adesso c’è l’intraprendenza di Matteo Salvini. Sempre più vicino ad aprire un confronto con i Cinque Stelle. La sensazione di fondo è poco rassicurante: dopo quasi venticinque anni il leader del centrodestra ha scoperto di essere un gregario. Il sorpasso della Lega ha rivoluzionato gli equilibri della coalizione: dopo aver giocato a lungo da protagonista Berlusconi è diventato l’alleato di minoranza. Con tutte le conseguenze del caso. Il primo grattacapo è numerico: a Palazzo Grazioli temono di perdere ancora pezzi. C’è il timore che decine di parlamentari, specialmente quelli eletti al nord, possano presto lasciare il gruppo attratti dalle sirene leghiste. Anche per questo nel primo vertice post elettorale tra gli alleati - organizzato martedì sera nella sua residenza romana - il Cavaliere ha chiesto e ottenuto un patto di lealtà. Nessun eletto potrà passare da un gruppo all’altro all’interno della coalizione, né in Parlamento né nelle amministrazioni locali.

A rivelare la notizia è lo stesso Berlusconi, che nel pomeriggio di ieri ha incontrato a Montecitorio i deputati e senatori forzisti. Un vertice organizzato nella sala della Regina per tenere unita la pattuglia dei neoeletti e dettare la linea. Per tanti esordienti è stata anche l’occasione per conoscere il Palazzo. Da Adriano Galliani alle deputate Matilde Siracusano, Annaelsa Tartaglione e Marta Fascina, occhi puntati sulle new entry, che hanno scatenato la curiosità dei cronisti tenuti a bada con qualche difficoltà dagli assistenti parlamentari. Ma l’incontro non è servito solo a fornire indicazioni di servizio ai parlamentari di prima nomina. Il vero spauracchio è un’intesa tra Lega e Cinque stelle, il Cavaliere non ne fa mistero. La diversità di vedute con l’alleato rischia di trasformarsi presto in un braccio di ferro. Mentre i parlamentari di Forza Italia si riuniscono alla Camera il leader leghista lancia messaggi ai Cinque Stelle. In conferenza stampa con i giornalisti stranieri, Salvini sembra cedere più volte alla tentazione di un confronto con i grillini. «Non ho smanie di governo, voglio mantenere fede a quello che mi hanno chiesto gli elettori, lavoreremo e vedremo» spiega. Poi però sottolinea. «Esclusa una collaborazione con il Pd, tutto il resto è possibile». Numeri alla mano, il resto a cui allude Salvini non può che essere il Movimento Cinque Stelle. È un timore confermato in serata, quando il leader del Carroccio avvia i primi contatti per le presidenze delle Camere. La prima telefonata, definita “franca e amichevole”, guarda caso è proprio con Luigi Di Maio.

Il vero incubo per il Cavaliere è un’intesa tra Lega e Cinque stelle. Sul rapporto con i grillini rischia di implodere il centrodestra. Incontrando i nuovi parlamentari a Montecitorio, Berlusconi non ne fa mistero. Ma non è l’unico pensiero. Il leader di Forza Italia teme che uno stallo prolungato possa portare tutti al voto. La speranza, difficile, resta un governo di centrodestra con il sostegno esterno del Partito democratico

Silvio Berlusconi approfitta del suo ritorno alla Camera per mettere le cose in chiaro. Durante il vertice di martedì sera, gli chiedono, il centrodestra ha valutato l’ipotesi di un’apertura ai grillini? «Piuttosto ho aperto le porte per cacciarli fuori», replica il Cavaliere. Durante l’incontro con i nuovi parlamentari i toni sono ancora più duri. Berlusconi rivendica il risultato elettorale di Forza Italia. Spiega che il partito è riuscito a sventare una piena vittoria dei Cinque Stelle, ma adesso deve impegnarsi perché Di Maio e i suoi non vadano al governo. La difficile fase politica è ricca di incognite, i rischi si infittiscono. Uno stallo prolungato e il conseguente ritorno alle urne rappresentano un altro incubo. Le elezioni anticipate avrebbero come prima conseguenza un’ulteriore battuta d’arresto per Forza Italia. Il Carroccio continua a radicarsi al Sud. Stavolta, è questo il timore tra i collaboratori del Cavaliere, la Lega potrebbe prendere definitivamente il controllo del centrodestra. Ecco perché bisogna evitare in tutti i modi di riportare gli italiani al voto. «Dobbiamo fare di tutto per evitare nuove elezioni» spiega Berlusconi ai suoi parlamentari. «Altrimenti stavolta i Cinque Stelle possono arrivare al 40 per cento».

E allora come uscire dal vicolo cieco in cui sembra finito il partito? La strada non è semplice. Ma il Cavaliere, in cerca di una nuova centralità sulla scena politica, ha chiara la strategia. Il sogno è un governo di centrodestra, ovviamente di minoranza, con il sostegno esterno del Partito democratico. «Il Pd rappresenta la terza forza politica in Parlamento - le parole del Cavaliere riportate da alcuni dei presenti - ha i numeri necessari». La durata dell’esecutivo resta ovviamente limitata. E ristretto dovrà essere il suo perimetro di azione. Berlusconi immagina pochi interventi in linea con l’impegno assunto in campagna elettorale: l’abbassamento della tasse, un intervento sulle pensioni minime, misure per il contrasto della povertà. Ogni provvedimento dovrà essere discusso e concordato con i vertici del Nazareno, magari attraverso una nuova stagione di collaborazione nelle commissioni parlamentari. Ma si tratta di un’ipotesi ostacolata in primo luogo dagli alleati di Forza Italia. I leader di Lega e Fratelli d’Italia hanno già espresso la propria contrarietà a questa soluzione. «Cercherò io di convincerli» insiste Berlusconi. Nel dubbio, tra lo scherzo e la speranza, chiede ai suoi parlamentari di provare a conquistare la fiducia di qualche parlamentare grillino. Intanto si inizia a prendere le misure con la nuova legislatura. Per il momento non ci saranno cambi al vertice: Berlusconi conferma nel ruolo di capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta. Saranno loro a salire al Quirinale durante le consultazioni. La situazione è troppo delicata per lasciare spazio a chi non ha la giusta esperienza. Più avanti arriverà anche il momento di cambiare. Berlusconi assicura che presto saranno i parlamentari a decidere con un voto i futuri presidenti dei gruppi.

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