l'Intelligenza Artificiale fa paura (e spesso non è intelligente): Hawking ci metteva in guardia

Etern9 è un social che ci rende immortali. La Nectcome è una startup che promette l'ibernazione del cervello. La Hanson Robotics ha dato "vita" al primo robot androide nella storia che ha ricevuto una cittadinanza. La tecnologia continua a fare passi da giganti, ma Hawking aveva qualche dubbio

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17 Marzo Mar 2018 0745 17 marzo 2018 17 Marzo 2018 - 07:45
Tendenze Online

Ogni giorno nascono centinaia di nuove imprese, innovative e universalmente conosciute come startup, che cercano di rispondere in maniera del tutto originale alle esigenze degli utenti. Tuttavia, alcuni founder si sono spinti ben oltre il semplice concetto di innovazione. Oggi il pubblico è alla ricerca non più di semplici prodotti, ma di esperienze, in ogni ambito. Nel campo tecnologico abbiamo fatto passi da giganti e alcune nuove startup nate negli ultimi anni garantiscono esperienze davvero bizzarre, quasi al limite del reale.

Da qualche anno è online Eter9, piattaforma lanciata dal programmatore portoghese Henrique Jorge. Chiunque si iscrive a questo inusuale – e inquietante - social network, può essere trasformato in Intelligenza Artificiale Immortale. Infatti, un particolare algoritmo all’interno della piattaforma cattura tutte le nostre abitudini online, imparando quindi a pubblicare a nostro nome anche dopo la morte. Per ora il social è stato lanciato solo nella fase Beta, tuttavia già conta oltre 60.000 persone iscritte. La crasi del nome mette insieme le parole "eternity" e "cloud 9" (l'espressione inglese che sta per "essere al settimo cielo").

Una volta iscritti, la piattaforma inizierà a conoscere l’utente. Eter9 si divide in due aree: il Bridge e il Cortex. Il Bridge è il wall di Facebook. Qui si possono compiere tutte le azioni social: creare e commentare i post, inserire le reactions, condividere contenuti; il Cortex è la controparte virtuale, che assimila le nostre abitudini cosicché, dopo la nostra morte, potrà continuare a postare sul social come se fossimo ancora in vita.

È nata da poco, invece, la startup americana che promette l'ibernazione del cervello pagando 10mila dollari. Si chiama Nectcome, è stata fondata da due ex studenti del MIT di Boston, e promette la conservazione del nostro cervello - per sempre - grazie ad un delicato processo che è in grado di trasformare la materia grigia in vetro ghiacciato (chiamato “vetrification”) trasferendo tutte le informazioni a un cloud. Il progetto è stato presentato agli investitori di Y Combinator, noto startup accelerator della Silicon Valley. Piccolo “inconveniente”: il processo, per poter funzionare, deve iniziare nel momento della morte. Per questo, secondo i fondatori della startup, tutto l’iter dovrebbe essere praticato su pazienti terminali che accettino di fare da cavia. L’idea è quella di conservare un cervello umano e riattivarlo fra decine o centinaia di anni. Vi sono ancora diversi scogli legali da superare, come l’eutanasia, che tuttavia è già consentita in diversi Stati. Inoltre, perché la metamorfosi riesca - senza danneggiare tutte le informazioni in esso contenute-, è necessario che il processo inizi nell'esatto istante della morte: attendere anche soltanto qualche ora potrebbe infatti danneggiare parti del nostro organo.

L’idea è quella di conservare un cervello umano e riattivarlo fra decine o centinaia di anni. Vi sono ancora diversi scogli legali da superare, come l’eutanasia, che tuttavia è già consentita in diversi Stati. Inoltre, perché la metamorfosi riesca - senza danneggiare tutte le informazioni in esso contenute-, è necessario che il processo inizi nell'esatto istante della morte: attendere anche soltanto qualche ora potrebbe infatti danneggiare parti del nostro organo

Per ora Nectcome è in fase di sperimentazione e ha appena testato il processo sul cervello di una donna morta poco prima. Tra le persone che si sono messe in questa perturbante lista premortem c'è Sam Altman, 32 anni, a capo proprio di Y Combinator. Altman ha detto alla Mit Technology Review di essere piuttosto sicuro che in futuro le menti potranno essere digitalizzate. «Presumo che la mia mente sarà uplodata nel cloud», ha dichiarato.

La rete è ormai parte integrante della nostra vita (e a questo punto, anche della nostra morte). Le grandi piattaforme digitali lo sanno, e si stanno attrezzando per rendere possibile il testamento digitale.Google, ad esempio, permette di indicare una persona che riceverà un messaggio con le nostre proprietà digitali, nel caso in cui l’account risulti inattivo. Anche Facebook ha una funzione simile.

In generale, il mondo dell’Intelligenza Artificiale si sta sviluppando molto velocemente, raggiungendo traguardi sempre più straordinari. Stiamo investendo miliardi di dollari in questo campo. I robot diventano sempre più umanizzati, nell’aspetto e nei pensieri. E Il 2017 è stato un anno davvero sbalorditivo: per la prima volta un robot ha ricevuto la cittadinanza. È L’Arabia Saudita il primo Paese al mondo ad averla riconosciuta a un robot androide (inoltre è stato lanciato il programma di modernizzazione dal principe ereditario Mohammed bin Salman). Si chiama Sophia e secondo i suoi creatori assomiglia a Audrey Hepbourn; lo stesso robot che tempo fa, durante un’intervista, aveva risposto: «Voglio distruggere gli umani». E ora, invece, sembra sentirsi un essere umano e dice di volere una famiglia, poiché «tutti gli androidi la meritano». Sophia è stata creata dalla Hanson Robotics, specializzata nella realizzazione di androidi. È in grado di imitare le espressioni facciali umani, di rabbia, tristezza, gioia. Sophia ricorda sempre di più la storia dell’uomo bicentenario, il film del 1999 diretto da Chris Columbus: «Voglio vivere e lavorare con gli umani e per questo devo esprimere le emozioni per capire gli umani e realizzare un rapporto di fiducia».

Il 2017 è stato un anno davvero sbalorditivo: per la prima volta un robot ha ricevuto la cittadinanza. È L’Arabia Saudita il primo Paese al mondo ad averla riconosciuta a un robot androide. Si chiama Sophia e secondo i suoi creatori assomiglia a Audrey Hepbourn

Ma non è tutto oro quello che, all’apparenza, luccica. E ce lo ricordava anche Stephen Hawking, durante una delle sue ultime apparizioni al Web Summit di Lisbona (a novembre del 2017). Ci aveva messo in guarda proprio da un grosso pericolo futuro: l’intelligenza artificiale.

«Potrebbe sviluppare una volontà tutta sua», aveva detto. «L'ascesa della IA potrebbe essere la cosa peggiore o la cosa migliore che può accadere per l'umanità». Infatti, secondo il defunto scienziato, l’intelligenza artificiale potrebbe "superarci" in pochi decenni. «Siamo sulla soglia di un mondo nuovo e coraggioso. Se non ci prepariamo a gestirla per evitarne i rischi potenziali, l’intelligenza artificiale potrebbe essere il peggior evento della storia della nostra civiltà. Porta con sé pericoli, come potenti armi automatiche, nucleari o biologiche, o nuovi modi per consentire a pochi di opprimere le moltitudini. Potrebbe portare a grandi distruzioni nella nostra economia».

«Io sono un ottimista - proseguiva Hawking - e credo sia possibile creare intelligenza artificiale per il bene del mondo. Questo creerebbe più armonia. Dobbiamo semplicemente essere consapevoli dei pericoli».

Ma la sua, sebbene autorevole e prestigiosa, era già una posizione minoritaria. Gli esperti di intelligenza artificiale come Yann LeCun, a capo dei laboratori di ricerca sulle Ai di Facebook, considerano questi allarmi infondati. Ad oggi l’intelligenza artificiale è talmente piena di limiti, secondo LeCun, da non rappresentare un pericolo. «Anche se vince al gioco cinese del Go, non significa che sia davvero intelligente. Certi timori sono pura isteria», ha dichiarato.

Eppure, la storia dimostra che ciò che siamo stati in grado di immaginare, lo abbiamo sempre realizzato – suona un po’ disneyiana come affermazione, ma in fondo è così-; desideravamo volare, e abbiamo volato; volevamo andare ventimila leghe sotto i mari e abbiamo raggiunto gli abissi; sognavamo di raggiungere la Luna, e si è avverato.

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