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Sanità e liste d’attesa: “La tempestività ormai è un servizio a pagamento”

Per una colonscopia, nel pubblico si aspetta in media più di 96 giorni; nel privato ne bastano sei. I dati dell’Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali: così il privato fa concorrenza al pubblico, e il Ssn arretra

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19 Marzo Mar 2018 1320 19 marzo 2018 19 Marzo 2018 - 13:20

Una visita medica nella sanità pubblica? Bisogna aspettare 65 giorni, più di due mesi. E se ci si rivolge al privato? Basta una settimana. I dati arrivano dall’“Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali”, condotto da Crea (Consorzio per la ricerca economica applicata) e commissionato da Fp Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni. Tra lunghi tempi di attesa e peso eccessivo del ticket, i cittadini si stanno abituando ormai a considerare il privato e l’intramoenia come scelte alternative al Sistema sanitario nazionale. Con la sanità pubblica che, tra tagli e scarso personale, è ormai “in ritirata”.

Anche perché la forbice aumenta se si considerano i singoli esami. Per una colonscopia, nel pubblico chiedono di attendere in media più di 96 giorni; nel privato ne bastano sei. Tre mesi di differenza. Per una radiografia articolare la distanza è di 23 giorni contro i 4 del privato. Alcuni aspettano, altri pagano. La tempestività, si legge nel report, «sembra una condizione garantita dal Sistema sanitario nazionale solo per le prestazioni urgenti, mentre è un “servizio a pagamento” nei casi restanti».

L’indagine è stata effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% delle popolazione nazionale, su quattro regioni: Lombardia, Veneto, Lazio e Campania. Sono state prese in considerazione 11 prestazioni mediche, ma senza indicazioni di urgenza. E quello che viene fuori è che la situazione, nel pubblico, non fa che peggiorare di anno in anno. Si passa da 61 giorni per la visita oculistica nel 2014 a 88 nel 2017; da 36 per la visita ortopedica nel 2014 a 56 nel 2017; e da 69 nel 2014 per la colonscopia a 96 nel 2017.

La tempestività sembra una condizione garantita dal Sistema sanitario nazionale solo per le prestazioni urgenti, mentre è un “servizio a pagamento” nei casi restanti

L’unica alternativa è il privato: le strutture convenzionate, o i servizi a pagamento, intramoenia compreso (cioè effettuato dai medici in ospedale al di fuori dell’orario di lavoro). Per una visita ortopedica, ad esempio, nel privato a pagamento e in intramoenia bastano in media 6 giorni, mentre nel privato accreditato si sale a 27. Sempre meno dei 56 del pubblico.

L’indagine ha analizzato anche i costi per le visite mediche. «La spesa dei cittadini per prestazioni in intramoenia e a pagamento risultano abbastanza consistenti», si legge, «ma in tanti casi non molto distanti dal costo del ticket pagato nelle strutture pubbliche e private accreditate».

Un aspetto interessante che lo studio fa notare è come i costi del privato talvolta siano persino inferiori a quelli dell’intramoenia. Per una visita oculistica in sanità privata, nel 2017 si sono spesi circa 97 euro a fronte dei 98 euro dell’intramoenia. Lo stesso vale per la visita ortopedica, che nel privato ha un costo di circa 103 euro contro i 106 euro dell’intramoenia. In Lombardia, per una coronografia in intramoenia, si possono spendere anche 490 euro. «La sanità privata ha trovato un suo specifico posizionamento derivante dalle inefficienze del pubblico», spiegano dalla Fp Cgil. È la concorrenza, bellezza, e a rimetterci sono i cittadini.

Le poco sostanziali differenze di prezzo e le lunghe liste di attesa hanno incentivato lo sviluppo di un’offerta privata di servizi spesso concorrenziale con quella pubblica, per costo e tempi di risposta

La situazione poi, è chiaro, varia da regione a regione. Tra le quattro regioni analizzate (Lombardia, Veneto, Lazio e Campania), cambiano i tempi di attesa, ma anche l’organizzazione della sanità pubblica. Con il privato che avanza soprattutto al Sud, dove le carenze del pubblico sono maggiori. A fronte di una media di 11,8 unità di personale del Ssn per 1.000 residenti a livello nazionale, si va dagli 8,6 della Campania ai 16,6 della Valle d’Aosta. La Campania è la Regione delle quattro rilevate in cui la “copertura” da parte di personale di strutture pubbliche o equiparate è minore, mentre è in testa per la quota di privato, con 1,06 posti letto ogni mille residenti. Dalla parte opposta, il Veneto, con 13,6 addetti pubblici e solo 0,26 posti letto privati.

«Le poco sostanziali differenze di prezzo e le lunghe liste di attesa hanno incentivato lo sviluppo di un’offerta privata di servizi spesso concorrenziale con quella pubblica, per costo e tempi di risposta», spiegano dalla Fp Cgil. «La sanità privata fa riferimento all’offerta pubblica per calibrare la propria e rendersi competitiva, puntando sul rapporto qualità/prezzo e dunque accorciando notevolmente, con prezzi di poco superiori al ticket, i tempi di attesa».

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