Socialdemocratici

Ha ragione Veltroni: senza emozioni la politica è fredda e repellente

In politica, per vincere, bisogna essere tra le persone, ascoltarle, raggiungerle in luoghi fisici o virtuali. Il leader del PD Matteo Renzi, invece, non ha saputo essere attrattivo come Salvini o Di Maio

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Walter Veltroni

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

20 Marzo Mar 2018 0845 20 marzo 2018 20 Marzo 2018 - 08:45

Il PD ha perso e ha perso male. Le analisi della sconfitta in queste due settimane, a volte sono state rimosse, altre invece sono portatrici insane di autoflagellazione. Una delle più lucide è stata quella di Tommaso Nannicini, che lo scorso 14 marzo ha scritto su medium: «Perdere le elezioni quando hai fatto cose buone per il tuo Paese non è un’attenuante, ma un’aggravante. Vuol dire aver fallito sul terreno della politica. Non c’è stato solo un problema di comunicazione. C’è stato un problema politico».

Nannicini però, sostiene che più che sulle ragioni, si debba riflettere sulle “emozioni” della sconfitta. La componente emotiva ha infatti un proprio peso sulle scelte di voto e probabilmente il Partito Democratico non è stato in grado di trasmettere sempre un messaggio univoco. Egli ci ricorda infatti che i valori e i principi alla base dell’azione di un partito devono essere sempre conformi alle politiche attuate. Al contrario invece, alcune decisioni del PD sono sembrate forse contraddittorie.

D’altronde non è facile ad esempio, accontentare le fasce più deboli della popolazione e, allo stesso tempo, la classe media; oppure accogliere l’innovazione con l’impatto che determina sul mercato del lavoro e, contemporaneamente, preservare le garanzie dei lavoratori. C’è da chiedersi perché pur avendo il partito valutato delle scelte come opportune e vantaggiose, le persone ne abbiano avuto una percezione antitetica. Cosa può fare un partito per risollevarsi dopo un risultato deludente alle politiche?

La componente emotiva ha infatti un proprio peso sulle scelte di voto e probabilmente il Partito Democratico non è stato in grado di trasmettere sempre un messaggio univoco. Egli ci ricorda infatti che i valori e i principi alla base dell’azione di un partito devono essere sempre conformi alle politiche attuate. Al contrario invece, alcune decisioni del PD sono sembrate forse contraddittorie.D’altronde non è facile ad esempio, accontentare le fasce più deboli della popolazione e, allo stesso tempo, la classe media

Pur nella palingenesi del contesto politico-sociale, non possiamo accantonare frettolosamente la storia del PD e il suo retaggio, piuttosto va compreso perché la maggioranza non vi si riconosca più. Bisogna spiegare come maturano alcune opzioni, recepire le istanze delle persone e ricevere feedback per evitare che certe scelte, sebbene giuste, vengano considerate decisioni imposte dall’alto e debbano essere poi giustificate in un secondo momento. Il dialogo tra una formazione politica e la propria base deve essere costante nel tempo e non limitato al periodo di campagna elettorale. Detto in altre parole, è imprescindibile la presenza del partito. Per quest’ultima tuttavia, non deve intendersi la (sovra)esposizione mediatica o l’auspicabile riapertura dei circoli, ma l’essere tra le persone, ascoltarle, raggiungerle in luoghi fisici o virtuali. Relativamente ai secondi, come abbiamo già evidenziato, durante l’ultima campagna elettorale, il ruolo dei nuovi media è stato rilevante, insieme a quelli tradizionali.

Ipsos, analizzando tra le altre cose le interazioni positive costituite dai like e dal numero di follower su Facebook e Twitter, ha rilevato che il PD si è posizionato alle spalle di M5S e Lega. Gli indici di mobilitazione sono stati rispettivamente 50,4; 84,2 e 53,9. Se guardiamo i dati relativi ai leader politici, le due prime posizioni sono invertite con Salvini a 90,5 e Di Maio a 64. Renzi risulta terzo con un valore pari a 50,2. Mattia Forni e Lucio Formigoni, entrambi di Ipsos Public Affairs, hanno scritto: «L’analisi dei social ci restituisce la fotografia di tre forze più mobilitate: due sono i vincitori, M5S e Lega, una invece è la perdente, il PD. Ma per la Lega è stato Salvini il motore del consenso, incarnando lo sfondamento nazionale, per il Movimento 5 stelle è stato il ‘marchio’ a vincere, con un ruolo defilato del leader politico. Per il PD invece non vi è stato l’effetto Renzi. Il leader non è stato capace di attrarre, mentre il marchio risultava poco attrattivo».

In particolare per Facebook, Social Recap fa sapere che dallo scioglimento delle Camere dello scorso 28 dicembre al 2 marzo, la pagina di Luigi di Maio è passata da 1.116.127 a 1.300.807 follower. Nello stesso arco di tempo, Matteo Salvini, ha visto crescere la propria base su Facebook di 132.851 utenti. Al contrario, per Matteo Renzi i follower aggiuntivi sono stati soltanto 16.245. Naturalmente i fan di una pagina pubblica e in generale gli utenti di Facebook, non costituiscono un campione rappresentativo dell’elettorato italiano, inoltre i confronti vanno fatti considerando anche le differenti strategie usate per raggiungere il pubblico online.

Se le persone non vengono da te, devi andare tu da loro. Devi ascoltarle, cercarle, accettare critiche e ritrovare un dialogo. Soprattutto, devi dimostrare di voler garantire loro protezione e suscitare emozioni

Queste cifre tuttavia non possono essere ignorate, soprattutto perché all’ottima performance in rete di alcuni partiti, va aggiunto il ben più importante risultato elettorale. La pagina pubblica non è un succedaneo del circolo, tuttavia la rete può aiutare la presenza di un partito, se la comunità digitale non viene solo mobilitata per diffondere messaggi che arrivano dall’alto, ma per rafforzare il legame tra elettori, militanti e simpatizzanti e mettere in contatto la base con dirigenti, amministratori e parlamentari. Solo con una presenza costante, continua, concreta e capillare il partito può farsi portavoce di chi si sente solo o lasciato indietro.

Se le persone non vengono da te, devi andare tu da loro. Devi ascoltarle, cercarle, accettare critiche e ritrovare un dialogo. Soprattutto, devi dimostrare di voler garantire loro protezione e suscitare emozioni. Come ha detto infatti Walter Veltroni sul Corriere Della Sera, intervistato da Aldo Cazzullo: «Le emozioni sono molto importanti in politica, e sono il principale antidoto alla paura. Senza l’idea di partecipare a qualcosa di grande, la politica si riduce a pura macchina di potere, fredda e repellente».

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