Il vero disastro dei prossimi cinque anni: in Europa conteremo meno di zero

Oggi si riunisce il Consiglio Europeo, l’ultimo cui parteciperà Paolo Gentiloni. Da qui in poi, il nostro peso politico in Europa (già scarso) sarà un’incognita, figlia dell’instabilità, dello stallo e delle mediazioni al ribasso. Problema: nei prossimi anni si deciderà il destino del continente

Merkel Macron Linkiesta
22 Marzo Mar 2018 0750 22 marzo 2018 22 Marzo 2018 - 07:50

Ok, da queste parti è molto più importante l’elezione dei presidenti delle Camere, ma oggi si riunisce il Consiglio Europeo, ossia il vertice dei 27 capi di stato e di governo europei. Ed è l’ultima volta, chissà per quanto, che l’Italia ci manderà un governo nel pieno esercizio delle sue funzioni. Dal prossimo giro, in cui si discuterà ancora di Brexit, di Russia, di basi Nato nell’est Europa, di Unione Europea a più velocità, di esercito continentale noi non ci saremo, o ci saremo con un governo raccogliticcio, di scopo, a tempo, figlio illegittimo di coalizioni spurie e di mediazioni al ribasso, chiunque saranno i protagonisti.

Questo siamo, direte voi. Un Paese che a parole dice di volere un cambiamento profondo del proprio sistema - e il voto al Movimento Cinque Stelle parla chiarissimo in questo senso -, ma che poi si ritrova ad avere una legge elettorale (proporzionale, senza premi di maggioranza) e un sistema istituzionale (bicamerale) concepiti scientemente per evitare che cambi qualunque cosa. Questo siamo. E nel contesto del Paese che siamo, un Paese di vecchi brontoloni, che sanno benissimo quali sono i costi del cambiamento e quante rendite di posizione debbano saltare per attuarlo, è totalmente comprensibile.

Per l’Europa nessun problema, anzi. Non siamo la Francia, né la Germania. Andranno avanti senza di noi e ci faranno accettare quel che abbiamo deciso a festa finita. Per noi qualche problemino c’è, invece. Ce ne dimentichiamo sempre, del resto, che in un contesto continentale l’unico modo affinché la voce degli elettori italiani conti qualcosa è un governo con un programma chiaro, legittimato da una solida maggioranza parlamentare, senza alcun alibi di fronte alle decisioni cui prende parte

In Europa no. In Europa i prossimi saranno anni davvero decisivi. Perché quello di oggi, per loro, è il primo Consiglio Europeo in cui Merkel torna da Cancelliera non provvisoria, dopo i sei mesi di stallo post elettorale. Perché lei e Macron non hanno mai smesso di progettare il loro sogno di un’Europa politica, integrata nelle politiche di difesa, con un sistema fiscale e un ministro delle finanze in comune. Perché il completamento dell’Unione bancaria sarà nell’agenda politica continentale dei prossimi mesi e chissà cosa si inventeranno dopo il bail in. Perché ci proveranno di nuovo, i tedeschi, a chiedere che i titoli di Stato detenuti dalle banche non siano considerati privi di rischio. Perché ieri la Fed americana ha alzato i tassi d’interesse e presto si suppone lo farà pure la Banca Centrale Europea. Perché si va verso la fine del Quantitative Easing. Perché la corsa alla sostituzione di Mario Draghi all’Eurotower è già iniziata. Tutte cose che sono in agenda per i prossimi sei, dodici mesi. Tutte cose su cui, presumibilmente, non toccheremo palla, figurarsi andare a fare la voce grossa per chiedere che il deficit possa sforare il tetto del 3% del prodotto interno lordo.

Per l’Europa nessun problema, anzi. Non siamo la Francia, né la Germania. Andranno avanti senza di noi e ci faranno accettare quel che abbiamo deciso a festa finita. Per noi qualche problemino c’è, invece. Ce ne dimentichiamo sempre, del resto, quando blateriamo di sovranità tradite e di derive totalitarie, che in un contesto continentale l’unico modo affinché la voce degli elettori italiani conti qualcosa - noi che non siamo la Germania - è un governo con un programma chiaro, legittimato da una solida maggioranza parlamentare, senza alcun alibi di fronte alle decisioni cui prende parte. Ce ne dimentichiamo sempre, salvo poi abbaiare alla Luna contro l’Europa cattiva, austera, anti-italiana. Preparatevi: perché è il copione dei prossimi cinque anni, quelli in cui contava esserci e non ci saremo.

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