Berlusconi non è solo, a Roma si è portato gli avvocati

Anche in queste legislatura il leader di Forza Italia non ha interrotto la tradizione dei legali di fiducia con un seggio in Parlamento. L'ultima è Cristina Rossello, il più potente resta Niccolò Ghedini. Ma tutto iniziò con l'accoppiata Dotti-Previti. Nel 1994

Ghedini Blitzquotidiano
23 Marzo Mar 2018 0745 23 marzo 2018 23 Marzo 2018 - 07:45

«Sento una forte senso di responsabilità, soprattutto. E poi c’è la volontà di essere preparati e seri, di mettercela tutta». Visibilmente emozionata, i capelli raccolti e un filo di trucco, la neodeputata Cristina Rossello si è presentata a Montecitorio già martedì. Tra i primi parlamentari della nuova stagione. Disponibile con i cronisti, ha raccontato di essere stata eletta nella liste di Forza Italia a Milano, come una esordiente qualsiasi. Sconosciuta al grande pubblico, in realtà l’avvocato Rossello è considerata una fedelissima di Silvio Berlusconi. È la legale esperta di diritto societario e affari internazionali che ha curato gli interessi del Cavaliere nella causa di divorzio da Veronica Lario. Ottenendo, peraltro, ottimi risultati. Alla Camera Rossello rappresenterà la società civile, vecchio pallino di Berlusconi. In attesa di conoscere le sorti della legislatura, intanto, la neo-deputata si presenta a Montecitorio con una pesante eredità. E' infatti l'ultimo tassello di una lunga storia: è l’ennesimo avvocato che il Cavaliere chiama con sé a Roma. Una squadra di fedeli e fidati collaboratori, che negli anni si sono trasferiti dalle aule di giustizia a quelle parlamentari. Spesso intrecciando le due attività.

In principio fu Vittorio Dotti, avvocato civilista di Milano e a lungo legale di Fininvest. Quando nel 1994 Berlusconi annunciò la celebre discesa in campo, lui era al suo fianco. Tra i fondatori di Forza Italia, Dotti entrò a Montecitorio all’inizio dell’avventura: capogruppo della neonata Forza Italia. Un’intesa stretta, ma breve. Tanto che la rottura si consumò in due anni, anche se non per questioni solo politiche: l'allora fidanzata di Dotti, Stefania Ariosto, era la famosa 'test Omega' contro Cesare Previti. Che a sua volta faceva parte di Forza Italia e a sua volta era un noto legale. Di Roma. C’è stato lui dietro la mediazione che portò il Cavaliere ad acquistare la mitica villa di Arcore. Nel1994 Previti diventò senatore, per poi passare alla Camera nelle tre legislature successive, prima della condanna. Previti iniziò come capogruppo al Senato di Forza Italia, l'alter ego di Dotti. Ma Berlusconi lo chiamò in poche settimane al governo: raccontano che gli volesse affidare il ministero della Giustizia, ma lo nominò alla Difesa, anche per le pressioni del Quirinale. Le seguenti vicende giudiziarie - processo Sme, lodo Mondadori, Imi-Sir - segneranno insieme alle condanne il progressivo allontanamento di Previti dalla politica attiva e da Forza Italia.

Nel 1996, Berlusconi aveva portato a Montecitorio anche Massimo Maria Berruti, civilista e consulente di Fininvest. Ma soprattuto aveva portato Gaetano Pecorella. Avvocato penalista a Milano, già presidente dell'Unione delle camere penali, un passato nel Partito Socialista, altro legale di fiducia del Cav convertito sulla via del Parlamento

Nel frattempo, siamo nel 1996, Berlusconi aveva portato a Montecitorio anche Massimo Maria Berruti, civilista e consulente di Fininvest. Ma soprattuto aveva portato Gaetano Pecorella. Avvocato penalista a Milano, già presidente dell'Unione delle camere penali, un passato nel Partito Socialista, altro legale di fiducia del Cav convertito sulla via del Parlamento. Pecorella è rimasto deputato per quattro legislature, fino a quando, poco dopo l’avvento del governo Monti, si è consumato lo strappo con Forza Italia e un avvicinamento al Professore. Pecorella non è stato una figura di secondo piano, nell'area berlusconiana: da presidente della commissione Giustizia della Camera, ha trattato diverse norme 'ad personam' nei confronti del leader del suo partiti. Come, appunto, la legge Pecorella o anche il lodo Alfano.

Ormai, è storia. Chi merita un discorso a parte, e attualissimo, è Niccolò Ghedini, che insieme a Piero Longo è uno degli avvocati difensori di Berlusconi. Dal caso Mills al processo Ruby, passando per Mediatrade. Senza dimenticare l’ultima battaglia alla Corte europea dei diritti dell’uomo per la riabilitazione politica dell’ex premier, condannato in via definitiva per frode fiscale e incandidabile. Ghedini e Longo sono stati candidati in Parlamento, intrecciando vicende politiche e vicende giudiziarie. Eletto senatore nel 2008, cinque anni dopo Longo ha traslocato a Montecitorio. Ghedini, suo allievo, è giunto ormai alla quinta legislatura ed è tuttora saldamente accanto a Berlusconi. Nel lungo elenco degli avvocati, insomma, è quello che ha detenuto il potere in maniera più longeva. Si racconta che nell’ultimo periodo Ghedini abbia raccolto il testimone di Denis Verdini. A lui il compito di scegliere i candidati, studiare le liste elettorali, trattare con gli alleati per i collegi. Anche alle ultime Politiche. E arrivando a offuscare - ma questo lo dicono i maligni - persino il ruolo di Gianni Letta.

Ma c'è qualche eccezione alla regola che vuole gli avvocati dei Berlusconi in Parlamento? Sì, Franco Coppi, il re dei cassazionisti, che ha difeso il Cav nel caso Ruby insieme a Ghedini.

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