Alberto Foà: «La nuova finanza? Il rendimento senza rischio è come la pizza che fa dimagrire»

Parla il fondatore di AcomeA Sgr, per cinque anni di fila vincitrice del premio Alto Rendimento del Sole24Ore: «La nostra parola chiave? Non è innovazione, ma affidabilità. Il fintech sostituirà le banche? Possibile, ma occhio anche a noi piccoli non solo a Google & co.»

Borsa Linkiesta

WANG Zhao / AFP

26 Marzo Mar 2018 0930 26 marzo 2018 26 Marzo 2018 - 09:30
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«Innovazione? No, la parola chiave per noi è l’affidabilità, ossia l’andamento nel tempo di ogni singolo prodotto». Alberto Foà è un manager e gestore di lungo corso, la cui ultima creazione è AcomeA Sgr, nata nel 2010 e che da cinque anni vince il premio Alto Rendimento promosso dal Sole24Ore per le Società di Gestione e i Fondi Comuni d'investimento che si sono distinti per i risultati conseguiti.. Uno dei pochi, insomma, che possono parlare di come sta evolvendo il mondo della finanza, soprattutto nel rapporto con la fiducia dell’investitore, messa a dura prova dalla devastante crisi di dieci anni fa, dalle recenti crisi bancarie e da quella grande rivoluzione tecnologica che si chiama fintech e appartiene già ora all’orizzonte del presente: «Il mondo della finanza è un mondo asimmetrico - spiega a Linkiesta -. Ci sono alcuni, pochi, che ne sanno tanto. E altri, tanti, che non sanno nulla e inseguono falsi miti: la pizza che fa dimagrire, l’elettrostimolatore che ti fa i muscoli senza far niente, il fondo che ti fa guadagnare senza rischiare. Se a tutto questo aggiungi che nella salute e nei quattrini il livello di emotività è particolarmente elevato, capisci chiaramente perché le persone siano facilmente influenzabili».

Foà, una domanda semplice: come si sopravvive in un contesto di mercato come questo?
Diversamente da altre società di gestione noi non abbiamo mille fondi di moda e specializzati. Abbiamo fondi di base, obbligazionari e azionari, su cui svolgere un’attività di gestione del portafoglio che abbia un senso. Prodotti di qualità, a costi ragionevoli e con dietro un pensiero.

Quale pensiero?
Tenere nel tempo. Con la consapevolezza che i mercati non sono un gioco a somma zero, nel lungo periodo. E che non serve fare una cosa sbagliata al momento sbagliato, deprimendosi o esaltandosi.

Siete contrari alle innovazioni, pare di capire...
Noi siamo innovativi nella proposta di accesso e molto tradizionali nella proposta di prodotto.Del resto, chi ha provato ad innovare nei prodotti, nella speranza di performare sempre si è andato molto spesso a schiantare: come Long Term Capital, fondo hedge il cui consiglio d'amministrazione era pieno di economisti, e Nobel di grandissima fama che è finito malissimo. Sono realtà che vogliono ottenere qualcosa che non è possibile ottenere: la ricerca della rottura della correlazione tra rischio e rendimento. Il rischio non si può annullare ma si può gestire.

E come?
Noi non facciamo fondi con nomi come Absolute Return, innanzitutto. Il nostro marketing si fonda sulla consapevolezza del cliente. Con la diversificazione, vendendo e comprando in un certo modo. Il rendimento è merito per metà del gestore, per metà del cliente.

Che merito ha il cliente?
Che non vende quando va male. Il nostro compito, in questo senso, è anche quello di far capire agli investitori i meccanismi di base del risparmio, della moneta e della finanza, oltre all’idea che deve comunque investire in funzione dei propri obiettivi. Hai presente i fondi a cedola?

No. Cosa sono?
L’esempio opposto. È una cosa che va molto di moda, peraltro. Sono questi fondi caratterizzati dalla presenza di una cedola periodica, che parrebbero offrire la possibilità di creare un flusso di cassa periodico mediante l’incasso delle cedole. Peccato che il meccanismo commissionale è sfavorevole all’investitore e che la cedola viene pagata con il capitale stesso dell’investitore, se non ci sono guadagni del fondo. Ne sono stati venduti un sacco, peccato che il rendimento vero sia vicino allo zero, se non addirittura negativo.

E come mai gli investitori ci cascano?
Per quanto riguarda la finanza retail in generale, in Italia in particolare, dato il livello non particolarmente elevato di spirito critico e cultura finanziaria, nei prodotti più venduti c’è una sorta di selezione avversa: più costano, più vengono comprati. La distribuzione propone sempre quel che costa di più, perché ne trae vantaggio. E la commissione è di sostanza invisibile perché è implicita nel fondo.

Di questa selezioni avversa sono le banche le principali responsabili?
Non ho elementi per dirlo. Chi compra non ha percezione del prodotto, ha percezione del canale in cui lo compra, solitamente le banche. Ancorché la sfiducia nel sistema bancario sia elevata, i prodotti finanziari vengono venduti prevalentemente lì. Certo, ci sono molte banche che operano correttamente e anche i fondi AcomeA sono collocati da banche che sono nostre partner. Ma noi, in ogni caso, abbiamo dato la possibilità di acquistare i nostri fondidirettamente online. Li abbiamo quotati in borsa, e possiamo farli acquistare a condizioni più favorevoli.

«Per quanto riguarda la finanza retail in generale, in Italia in particolare, dato il livello non particolarmente elevato di spirito critico e cultura finanziaria, nei prodotti più venduti c’è una sorta di selezione avversa: più costano, più vengono comprati»

Alberto Foà, AcomeA Sgr

E che ne pensa della cosiddetta robo-finanza, dei prodotti gestiti passivamente, attraverso un algoritmo?
Parliamo degli Etf?

Anche.
Io non penso che seguire gli indici come una religione sia una buona idea. L’indice è una costruzione umana: il Dow Jones è una media dei primi 30 titoli che lo compongono, quello di Standard & Poor's è un indice ponderato per capitalizzazione. In più, questi indici, tendono a essere pro ciclici: fino a 10 anni fa General Electric era uno dei titoli che pesava di più, Amazon non pesava nulla. Chi avesse comprato l’indice 10 anni, comprava tanto GE e poco Amazon. Oggi è il contrario. E in questo risiede il valore della generazione attiva. Il nostro paradigma è la gestione attiva.

Lo sarà anche per i prossimi cinque anni?
Da qui a cinque anni? Potrebbe cambiare parecchio: il fintech sta mettendo a disposizione una serie di strumenti, dalle app per i pagamenti, all’investimento online a prezzi ridotti.

Il fintech sostituirà le banche?
Dipende dalla domanda, più che dall’offerta. Se ci sarà una domanda adeguata, l’offerta risponderà. Le banche stanno rivedendo il loro modello di business. I bonifici online sono più di quelli allo sportello, dal 2006. Le banche fino adesso hanno reagito all’online in modo difensivo. Hanno dato online gli stessi prodotti che fornivano allo sportello. Ma è fisiologico: non è mai l’incumbent che cambia le regole del gioco. Facebook, Amazon, Apple, Google sono sullo sfondo. Amazon offre già un conto corrente in collaborazione con JPMorgan. Saranno loro i nuovi distributori, quelli che cambieranno le regole del gioco. Ma non escludo che anche qualche realtà nuova possa dire la sua. Come noi, ad esempio.

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