“Facciamoli schiantare”: la folle strategia della sinistra che farà (ancora) la fortuna dei Cinque Stelle

La sinistra ha perso a causa di un continuo atteggiamento snobistico verso il M5S. Cosa potrebbe accadere ora? Potrebbe succedere che qualcuno a sinistra coltivi l’dea di “lasciarli fare perché si vadano a schiantare”. Ecco, è quello che sta succedendo

Cinquestelle_Linkiesta

CARLO HERMANN / AFP

26 Marzo Mar 2018 0730 26 marzo 2018 26 Marzo 2018 - 07:30

Proviamo a fare un passo indietro, tanto per avere una visione larga della strategia con cui il centrosinistra e la sinistra (in questo sì sono terribilmente simili) hanno affrontato il Movimento 5 Stelle in questi ultimi anni. Si parte (ormai è diventato un mito da tramandare di generazione in generazione) allo snobismo con cui Beppe Grillo (non) venne accolto alle primarie del Partito Democratico: “Se vuole fondare un partito lo faccia, vediamo quanti voti prende”, disse Piero Fassino nel 2009 con una profezia che è entrata di diritto nel tempio delle esclamazioni che ti verranno rinfacciate per il resto della vita. Il senso di superiorità con cui Grillo e il suo movimento sono stati accolti a sinistra è la matrice (poi marcita in baldanzosa sicumera fino quasi al bullismo) di un atteggiamento che nemmeno l’ultimo disastro elettorale sembra avere intaccato.

Poi, una volta entrati in Parlamento e nelle amministrazioni locali, si è cominciato fin da subito a trattarli come coloriti effetti collaterali di un “populismo” (pronunciato sempre con sprezzo) che per molti non meritava nemmeno di essere analizzato come se fosse semplicemente un blog che è colato poco poco anche nella vita reale. Niente di cui preoccuparsi, dicevano tutto tronfi a sinistra, sarà solo un fenomeno passeggero, è semplicemente un malcontento momentaneo nelle mani di un comico che si prende terribilmente sul serio; e mentre il Movimento 5 Stelle (con tutte le sue discutibili dinamiche) apparecchiava una classe dirigente i guru della sinistra hanno aperto le danze a un perculamento generale sui congiuntivi sbagliati, si sono ingegnati sulla ricerca ossessiva di gaffes buone per riempire i settimanali dai parrucchieri, si sono sperticati in bagattelle da bambini dell’asilo e soprattutto hanno cominciato ad adottarne il linguaggio peggiorandolo, se possibile, nell’uso di nomignoli, delle sfacciate figure retoriche e dell grasse similitudini.

Il Movimento 5 Stelle intanto ha cominciato a vincere. A Roma, a Torino, mica solo nei paesini periferie del mondo. E quando hanno cominciato a vincere ci si sarebbe aspettati che la battaglia politica si spostasse sulle proposte e sui contenuti: sarebbe stato un suicidio politico continuare a trattarli come i ragazzetti della prima ora, no? E invece niente. La mimica dei dirigenti del PD (e non solo) ogni volta che si affrontava l’argomento richiamava quella del padre stufo di richiamare i bambini all’ordine. Quelli, intanto, si sono fatti adulti.

Cosa potrebbe accadere peggio di così? Potrebbe succedere che oltre a evitare il mea culpa qualcuno a sinistra coltivi la folle idea di lasciarli fare perché si vadano a schiantare

Poi ci sono state le elezioni politiche, queste ultime elezioni politiche, e sarebbe stato naturale recitare un mea culpa grande come una casa: ci si sarebbe aspettati di vedere gli artefici del disastro a sinistra battersi il petto, scandire a chiare lettere «sì, abbiamo sbagliato» e scusarsi di avere potuto pensare di costruire una propria identità solo provando a demolire quella degli avversari. E invece, niente. Anzi peggio di niente: si sono dati le risposte sbagliate. Gli elettori hanno ritenuto più affidabili i Cinque Stelle rispetto alla sinistra? Colpa degli elettori, che sono troppo poco critici, quasi stupidi. E fa nulla se rispondendosi così si delegittimano gli stessi a cui poi andrai a richiedere il voto. Gli elettori sono cascati nel tranello del reddito di cittadinanza promesso come panacea di tutti i mali? Colpa del loro essere analfabeti, rispondono. E fa niente se la povertà, la mancanza di lavoro (e anche il reddito di cittadinanza, seppur declinato diversamente, quello che qualche anno fa era largamente detto come welfare) sono i pilastri su cui la sinistra dovrebbe costruire la propria proposta politica. Gli elettori hanno paura di fenomeni percepiti che spesso sono smentiti dai numeri e dai fatti? E via con il sorriso di compatimento. E guai a parlare delle proprie responsabilità. Non sia mai.

Cosa potrebbe accadere peggio di così? Potrebbe succedere che oltre a evitare il mea culpa qualcuno a sinistra coltivi la folle idea di lasciarli fare perché si vadano a schiantare. Peggio di così si potrebbe solo fingersi morti pregustando lo sfacelo degli avversari convinti di poter raccattare un po’ di macerie. Sarebbe folle, vero? Non sta accadendo, vero?

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