Rebus Berlusconi-Salvini: dialogo o crollo del centrodestra

I paladini del “mai con quello o questo” si sono amaramente resi conto che nessuno ha vinto e hanno dovuto reagire. A Salvini è toccato fare il lavoro sporco per salvare le elezioni di Camera e Senato. Di Maio, però, dovrà risolvere il rebus-Berlusconi

Berlusconi_Salvini_Linkiesta

ANDREAS SOLARO / AFP

27 Marzo Mar 2018 1125 27 marzo 2018 27 Marzo 2018 - 11:25

All’improvviso, in un ancora freddo giorno di inizio primavera, pasdaran e bollenti spiriti scoprirono le ‘larghe intese’ (dette anche e frettolosamente ‘inciucio’). Sarebbe solo divertente, se non fosse anche una faccenda maledettamente seria e l’unica via, per la formazione di un Governo.

I paladini del ‘mai con quello o questo’ si sono amaramente resi conto che nessuno ha vinto ed è quantomeno stucchevole far finta che i numeri non esistano e siano largamente impietosi, per sogni di gloria in solitaria. Così, quasi con dolce naturalezza, è tutto uno scambiarsi di convenevoli, complimenti, apprezzamenti e chi più ne ha più ne metta. Giustissimo, sia chiaro, logico per tutti coloro che non vedono proprio nulla di strano, nei continui contatti fra diverse forze politiche e nell’esigenza dei partiti di parlarsi e trovare punti di equilibrio. Peccato, però, che si cerchi di cancellare con studiata indifferenza un’intera fase storica, in cui l’unico modo accettabile di rivolgersi all’avversario politico sembrava essere il disprezzo. Si è allegramente passati all’elogio della democrazia parlamentare e della ‘centralità delle Camere’. Detto da chi voleva aprire il Parlamento, come una scatoletta di tonno, non è proprio male.

Intendiamoci, faccio parte dei tanti che ritiene una conquista l’approdo del Movimento 5 Stelle e del neo-presidente della Camera, Roberto Fico, a posizioni realiste e non più velleitarie, se non estremiste. Mi riservo, però, il diritto di chiedere se si possa compiere una svolta di 180°, senza dare uno straccio di spiegazione. Va benissimo sentire la ‘gravitas’ delle istituzioni, presentarsi come garanti e cancellare in tempi da record qualsiasi riferimento di partito dai propri social, ma allora mi aspetterei eguale equilibrio ed evoluzione, nell’affrontare i grandi problemi in agenda. A questo punto, prima la smettiamo con i postumi della campagna elettorale e meglio staremo tutti. Sdoganato il ‘parlarsi’ e preso atto che ‘alleanza’ non è sinonimo di ‘inciucio’ e soprattutto non è una brutta parola, Movimento 5 Stelle e Lega ci spieghino su quali basi intendano governare insieme.

Senza se, ma, forse e politichese spinto: cosa si può fare e come. Luigi Di Maio, il traghettatore democristiano (ed è un complimento) del Movimento dalle sabbie mobili dello streaming senza futuro all’area di Governo, dovrà anche dirci, però, come intenda risolvere il rebus-Berlusconi. Per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, è bastato far fare a Salvini il gioco sporco, ma dalla prossima settimana non basterà più. Dovrà accettare l’inaccettabile (fino a ieri), ossia parlare ANCHE con Silvio o puntare tutto sulla dissoluzione del Centrodestra. Gioco pericoloso, dall’esito incerto, che farebbe comunque apparire poco sincera la svolta istituzionale e responsabile del Movimento. La sensazione è che stia arrivando il momento di scelte e spiegazioni non facili: fra Grillo e un bel pezzo di base da una parte e la realtà dall’altra. Scelte e responsabilità, del resto, sono fra le caratteristiche proprie dell’età adulta.

Potrebbe interessarti anche