Cormac McCarthy non ha ancora vinto il Nobel (ma se ne frega)

Ha copiato da Céline, Hitchcok e Sri Aurobindo. Ma da sempre in letteratura le storie dipendono da altre storie. Dagli USA un accuratissimo studio sulle fonti dello scrittore de “La Strada”

Cormac Mccarthy
28 Marzo Mar 2018 0750 28 marzo 2018 28 Marzo 2018 - 07:50

Due sono le cose indiscutibili. La terza è l’invidia. La prima cosa indiscutibile è che Cormac McCarthy, classe 1933, ha scritto alcuni dei libri più possenti del vecchio e del nuovo secolo. Meridiano di sangue, Oltre il confine, La strada. Libri così belli che se ne può fregare, Cormac, se non lo fregiano del Nobel per la letteratura. La seconda cosa indiscutibile è, appunto, che Cormac se ne frega. Non appartiene al club degli scrittori americani (preferisce la compagnia degli scienziati del Santa Fe Institute, piuttosto), non ammette interviste, sta per i fatti suoi. Nel 1992, in una rara intervista, Cormac dice “la cosa spiacevole è che i libri dipendono da altri libri… la vita di un romanzo si basa sulla vita dei romanzi che sono stati scritti prima di quello”. Morale. Cormac McCarthy è un lettore compulsivo e i suoi romanzi – un dedalo di metafore, un Eden di visioni intrecciate, fumose, bellissime – sono anche un cifrario segreto di citazioni remote. Già. Ma cosa legge Cormac? Anche qui, poche parole, qualche mugugno, piuttosto. Sappiamo che Cormac ritiene Moby Dick e I fratelli Karamazovl’Everest del romanzo occidentale. Non gli piace Proust. Apprezza lo stile di Joyce. Ha sintonia con William Faulkner e Flannery O’Connor. Tutto qui. Veniamo alla terza cosa. L’invidia. Negli Stati Uniti, che ci piacciano o ci facciano schifo, in letteratura fanno le cose per bene. Intorno ai grandi scrittori viventi nascono gruppi di lavoro (la Cormac McCarthy Society è qui) e riviste specialistiche (il "The Cormac McCarthy Journal" è qui) che leggono l’opera del vivente alla stregua di quella del caro estinto. Ergo: McCarthy da più di un decennio è letto e studiato come Hemingway, Pound, Fitzgerald, Faulkner, Steinbeck. Il suo posto nel ‘canone’ è già al loro fianco. Non è una questione di spacconeria critica; è una questione di metodo. Perché non accadono cose simili in Italia? Semplice. L’America è il dominio del mercato ma anche del genio, riconosciuto. In Italia domina solo il mercato e la cretineria diffusa, illividita dall’egolatria canaglia.

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