Flat Tax? Reddito di cittadinanza? Sogni che il Def farà svanire (con tanti dolori per l’Italia)

Le bufale della campagna elettorale saranno spazzate vie dal primo atto del nuovo governo. Il documento di programmazione finanziaria ci metterà di fronte alle magagne italiane, in particolare al problema del debito. Non sarà un bel momento

Dare Soldi A Europa
29 Marzo Mar 2018 0735 29 marzo 2018 29 Marzo 2018 - 07:35
WebSim News

Mentre Luigi Di Maio e Matteo Salvini battibeccano tra chi dei due dovrebbe fare il premier di una ipotetica coalizione di Governo, sui social continua ad imperversare l’ascetismo politico del neo-presidente della Camera Roberto Fico. Gli sprechi della politica e l’austerità di costumi di cui si è fatto bandiera il Movimento 5 Stelle andrebbero presi sul serio. Ma al netto della propaganda -perché di questo parliamo- sarebbe meglio focalizzarci su ben altro.

La cosa di cui dovremmo parlare tutti – di cui come al solito parlano in pochi – e che andrebbe spiegata alle persone è ben altra. E ci riferiamo al Def, il documento di economia e finanza. Ci rendiamo conto sia meno facilmente pubblicizzabile di un Presidente della Camera che rinuncia all’indennità e sale su un autobus con scorta al seguito, ma tant’è. Il Def è il documento programmatico dove si dice quel che si vuol fare su conti pubblici e politica economica. Poi, a ottobre, queste linee programmatiche troveranno applicazione nella legge di bilancio.

Ecco il reddito di cittadinanza, Fornero sì o no, flat tax e tutte le altre sparate da campagna elettorale si vedrà da qui che non si possono fare. Forse è per questo che non ne parla nessuno. Però, come detto, sarebbe proprio il caso che il Def diventasse oggetto di pubblica discussione. Il perché è presto detto: il Def lo farà il prossimo Governo. Già, non lo farà l’uscente (uscito) Governo Gentiloni. Se non ci sarà un Esecutivo in tempi rapidi l’Europa ha già fatto sapere che si può non rispettare la scadenza del 10 aprile per la presentazione, ma una qualche scadenza improrogabile arriverà, stiamone certi.
E la verità è una sola: come si può presentare un documento che di fatto nega la possibilità di mantenere le promesse elettorali? Come si può firmare il Def e poi dopo sei mesi pensare di impostare una legge di bilancio dove non si possono mettere tutte le tue promesse da paese dei balocchi fatte agli elettori che hanno votato in massa Lega e 5stelle? Ma i numeri si sapevano già da un pezzo. Di quanto potevano cambiare, di uno zero virgola? È cambiata una cosa sola: semplicemente il bluff elettorale verrà svelato.

I numeri possono essere antipatici, ma visto che c’è tanta passione sui rendiconti spese del neo presidente della Camera allora si potrebbe dirottare l’attenzione su questi, di rendiconti. Anche perché quella è propaganda sterile, queste sono le cifre del futuro del paese e quindi del nostro di futuro. Se l’Italia fosse una azienda sarebbe già fallita da un pezzo, lo abbiamo ripetuto fino alla noia. Ma la realtà è dura da digerire.

La verità è questa: il nostro paese ha entrate per circa 580mld di euro, uscite per 624 mld e un debito di 2290 miliardi euro più euro meno e il nostro pil è a circa 1716 miliardi

La verità è questa: il nostro paese ha entrate per circa 580 miliardi di euro, uscite per 624 miliardi e un debito di 2290 miliardi euro più euro meno, e il nostro pil è a circa 1716 miliardi. Quest’anno dovremmo emettere altri titoli di debito, cioè chiedere soldi al mercato per altri 265 mld circa e pagheremo solo di interessi 78 miliardi di euro. Avete presente i vari indicatori che si sentono, tipo il rapporto deficit/pil? Ecco questo indicatore, che detto grezzamente indica quante sono le spese che ogni anno superano le entrate rispetto al prodotto interno lordo, è stato portato dal vecchio esecutivo a -1,9% (la barriera europea è al -3%). Le uscite in più, pari appunto all’1,9% del Pil, vanno finanziate.

Tutto bene quindi? Mica tanto. Perché avere quell’indicatore sotto le richieste dell’Europa significa solo che non entriamo in una procedura di infrazione. Insomma è un piccolo particolare nel disastro generale dei conti italiani. Così come avere un prodotto interno lordo che cresce dell’1,5%. Certo rispetto a zero è un successo, chi lo nega, ma sistemare la nostra situazione finanziaria è un rompicapo. Perché escono più soldi di quelli che entrano, abbiamo un debito pubblico che è 1,3 volte più alto di quello che siamo in grado di produrre in termini di valore come Paese, mentre cresciamo poco ( il rapposrto debito/pil è al 130%).

Purtroppo c’è un punto di non ritorno, un punto in cui se si cresce poco ci si indebita tanto non si riesce più a stare in equilibrio. E ora la notizia sconvolgente: anche se mettiamo tutti i Parlamentari a pane, acqua e filobus, al massimo risparmiamo 1,5 mld. Quindi vanno tagliati i costi della politica italiana, che sono i più alti d’Europa, ma non basta. Non basta per niente. Con i numeri la propaganda non può venire a patti, può giusto ingannare, ma tanto quelli non cambiano, anche se non ci piacciono, restano sempre lì. Al massimo peggiorano. Ecco, se abbiamo finito di parlare dell’indennità e dei mezzi di trasporto del presidente Fico, il Def è un pochino più importante.

Dunque, anziché dei taxi, dei bus, delle indennità dei parlamentari mettiamoci a parlare dei numeri veri, quelli che fanno tremare i polsi. E dovrebbero far tremare anche noi e chi avrà l’ardire (ne serve parecchio di coraggio) per governare questo Paese.

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