Non si fanno più e non mancano a nessuno: gli scherzi telefonici appartengono al passato

Una volta il gusto dell’orrido era più diffuso e sdoganato di oggi. Una volta, poi, con il telefono si facevano gli scherzi. Oggi, invece, rubano solo i dati

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29 Marzo Mar 2018 0745 29 marzo 2018 29 Marzo 2018 - 07:45

Non li fa più nessuno, non fanno più ridere e, a causa dell’evoluzione della tecnologia, sono stati buttati nel dimenticatoio della storia. Gli scherzi telefonici non esistono più. Chi li fa ancora o è un nostalgico o un archeologo (o un pazzo). Eppure ci fu un tempo in cui la gente si divertiva, e soprattutto, ci cascava. Gli scherzi del telefono diventano espedienti narrativi e, addirittura, la base di intere trasmissioni televisive. Ma, come tutte le cose umane, anche gli scherzi telefonici hanno conosciuto la fine. E l’inizio?

Secondo AtlasObscura, il primo scherzo telefonico della storia avvenne nel 1884 in Usa, nel Rhode Island. E la prima vittima fu il dipendente di una ditta di pompe funebri: il telefono suonò, il signore rispose e la voce dall’altro capo disse: “Presto, è morto il signor Smith. Venga”. L’uomo andò all’indirizzo indicato, bussò e ad aprirgli la porta venne il signor Smith in persona. Vivo e vegeto. Capì di essere cascato in uno scherzo, ed entrò suo malgrado in questa piccola piega della Storia.

Il telefono era, in quel periodo, una tecnologia molto giovane: aveva appena otto anni. Era naturale cascarci. Anzi, era un fatto del tutto inedito, una notizia. E finì, come era giusto che fosse, nelle cronache locali. All’epoca, fa notare lo storico Paul Collins, fare uno scherzo telefonico anonimo era molto difficile. Tutte le chiamate erano gestite da un operatore, un centralinista, che metteva in contatto il chiamante con il destinatario. L’unico modo per sfuggire ai controlli era usare i telefoni a pagamento nei negozi e negli alberghi. E lo sfruttavano al massimo.

Un’altra variante era quella di chiamare al telefono una persona – in quel momento assente – e domandare di essere richiamati, fornendo le proprie generalità e un numero, che però era del tutto falso. Succedeva che la vittima, quando rientrava, chiamava il numero sconosciuto che, guarda caso, corrispondeva a quello della stazione, cercando il signor Train (“treno”). Oppure finiva a chiamare l’acquario comunale chiedendo del signor Fish (“pesce”). Oppure ancora, il cimitero chiedendo del signor Graves (“tombe”). Quest’ultimo scherzo divenne così diffuso che quando il signor Graves morì davvero, gli addetti del cimitero si rifiutarono di credere alla chiamata per diverse ore.

Si divertivano con poco, ai tempi.

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