“Non sono maleducato, sono solo francese”: fa causa al datore di lavoro per discriminazione culturale

Gli standard di comportamento accettabili sul posto di lavoro possono variare tra culture? E se sì, è possibile individuare modalità più “francesi”, diverse da quelle adottate in Canada? Un cameriere lo dovrà dimostrare

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MALARTIC-LAGRAVIERE

29 Marzo Mar 2018 0725 29 marzo 2018 29 Marzo 2018 - 07:25

Secondo i suoi ex-datori di lavoro canadesi si è comportato in modo “aggressivo e combattivo” nei confronti di un collega al ristorante, e per questo lo hanno licenziato. Secondo lui, invece, che faceva il cameriere, è stato solo “francese”. E per questo ha denunciato i proprietari per aver violato i diritti umani.

È la storia assurda di Guillaume Ray, colpevole di essersi comportato nel modo naturale in cui si comporterebbe – a suo avviso – qualsiasi persona di cultura francese, cioè in modo “diretto, onesto e professionale”. I suoi datori lo hanno considerato soltanto “maleducato”. E per questo adesso si parla di discriminazione culturale.

Il caso si incentra su un rimprovero, molto duro, che Ray avrebbe impartito a un collega fino a ridurlo alle lacrime. Troppo pesante? Eccessivo? Dipende. Nei Paesi anglosassoni, spiegano qui, la cultura sul posto di lavoro prevede – quasi impone – un certo grado di apertura e di gregarietà che obbliga a essere amichevoli e non offensivi anche nei rimproveri.

In Francia come funziona? Le due culture sono diverse: e diverse sono le norme sociali per le interazioni sul posto di lavoro. I giudici lo sanno e per questo, garantendo a Rey il beneficio del dubbio, hanno deciso però di obbligarlo anche a portare delle prove a sostegno delle sue dimostrazioni, o meglio, far capire che cosa “nella sua eredità culturale francese possa comportare un tipo di comportamento che le persone [in questo caso canadesi] possano interpretare in modo sbagliato come una violazione degli standard sul posto di lavoro”. Non sarà facile.

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