Io non me la bevo: la campagna contro il binge drinking (di cui c’è parecchio bisogno)

Il fenomeno del binge drinking in Italia è sempre più diffuso. Di moda soprattutto tra i minorenni. I ragazzi della Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti hanno realizzato alcuni spot per sensibilizzare i giovanissimi

Spot Alcolismo Linkiesta
4 Aprile Apr 2018 1535 04 aprile 2018 4 Aprile 2018 - 15:35

Una sera come tante. Qualche amico da raggiungere in un locale. Le prime uscite fino a tardi. Le prime bevute in compagnia. Risate. Chiacchiere. Fin qui, potrebbe essere il ricordo di ognuno di noi. Ma basta leggerle le notizie degli ultimi mesi, per rendersi conto che la realtà è ben diversa.

Al limite del coma etilico con un principio di ipotermia. Così è stato ritrovato un quattordicenne dai medici del 118, in provincia di Alessandria. A chiamarli, la madre, dopo aver visto in che condizioni era tornato da una serata con gli amici. Purtroppo questo non è possibile chiamarlo un “caso isolato”. Negli ultimi mesi gli episodi di alcolismo tra giovanissimi sono stati molti (troppi) eppure sono notizie che continuano a fare (troppo) poco rumore. Appena due mesi fa si era parlato di un altro caso a Roma dove una quindicenne era stata ricoverata d'urgenza.

Invece è dello scorso settembre, la vicenda di una sedicenne di Mestre ricoverata dopo essere stata trovata in stato confusionale a Venezia. Sempre nello stesso mese un ragazzo napoletano di 14 anni era stato ritrovato in coma etilico. A febbraio una ragazza è stata trovata nuda e in stato confusionale reduce da una festa a casa di amici, mentre un ragazzo a Rovereto finito in coma etilico è stato soccorso davanti scuola. In quei giorni, quattro sedicenni erano state ricoverate per coma etilico dopo una serata passata a bere in discoteca.

L’alcol ha un effetto tossico sugli organi, in particolare negli adolescenti: l'organismo dei giovani adolescenti, infatti, non ha ancora prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare e 'digerire' l'alcol e che si producono intorno ai 18 anni

E questi sono solamente alcuni degli ultimi casi. Il problema del binge drinking – ossia una vera e propria “abbuffata alcolica”, mediante l’assunzione di più e diverse bevande a base di alcol in un intervallo di tempo molto ristretto – in Italia è ormai concreto. Il binge drinking, purtroppo, va sempre più di moda proprio tra i minorenni. Si beve tutto nell’arco di neanche 15 minuti fino a “sballarsi”. A bere si comincia spesso per caso, per stare con gli amici, per sentirsi uguali agli altri, più adulti. All’inizio si avverte un effetto piacevole: si socializza più facilmente, sembrano scomparire le ansie, le insicurezze, il senso di inadeguatezza. Dimenticando che, subito dopo, c’è l’altra faccia della medaglia: lo stare male, il vomito, la perdita del controllo corporeo, fino ad arrivare ai casi di coma etilico. Gli eventi tossici dell'alcol sugli organi possono essere ancor più devastanti che per un adulto. Un adolescente infatti non ha ancora sviluppato la capacità di produrre gli enzimi in grado di metabolizzare l'alcol proprio per questo è totalmente sconsigliato, e oltretutto vietato dalla legge, assumerli prima dei diciotto anni.

Non che per gli adulti l'alcol porti grandi benefici, e anzi anche lì i rischi sono serissimi, ma sicuramente l'approccio è ancora più devastante su un semplice adolescente. Giovanni Addolorato, gastroenterologo e direttore del Centro per i disturbi da uso di alcol del Policlinico Gemelli di Roma, commenta:

«L’alcol ha un effetto tossico sugli organi, in particolare negli adolescenti: l'organismo dei giovani adolescenti, infatti, non ha ancora prodotto gli enzimi che permettono di metabolizzare e 'digerire' l'alcol e che si producono intorno ai 18 anni. Ecco perchè gli under 18 non potrebbero assolutamente consumare alcol, dal momento che vanno incontro ad effetti tossici maggiori rispetto agli adulti». Chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio 4 volte maggiore di sviluppare alcoldipendenza in età adulta rispetto a chi inizia non prima dei 21.

Il binge drinking, purtroppo, va sempre più di moda proprio tra i minorenni. Si beve tutto nell’arco di neanche 15 minuti fino a “sballarsi”. A bere si comincia spesso per caso, per stare con gli amici, per sentirsi uguali agli altri, più adulti

A pagarne per primo le conseguenze è il fegato, che difficilmente a questa giovane età riesce a smaltire l’alcol. Ed è proprio il fegato il protagonista di uno degli spot realizzati dai ragazzi della Scuola Civica di Cinema Luchino Visconti. La Scuola di Cinema Luchino Visconti - nell’ambito del modulo didattico di “Pubblicità” rivolto agli studenti del terzo anno - ha creato una campagna video per informare e sensibilizzare il target di età 11-24 anni. La realizzazione è stata curata interamente dagli studenti, con il supporto di un tutor per ogni reparto (regia, produzione, sceneggiatura ecc.). Gli spot sono quattro, ognuno con toni e linguaggi differenti, per affrontare il problema del binge drinking con punti di vista nuovi e originali, ad esempio con l’utilizzo di un umorismo nero, oppure attraverso una ricerca profonda nell’animo degli adolescenti che vivono il problema sulla loro pelle.

Spot "Sveglia notturna". Un uomo sulla cinquantina si sveglia in piena notte a causa di una chiamata in arrivo sul suo cellulare. Si alza e si trascina lentamente nella propria routine, preparandosi ad uscire. Tutto porta a pensare che si tratti di un genitore stufo di dover recuperare figli e amici ubriachi fuori da una discoteca. Il finale però è completamente spiazzante e punta a rivelare in maniera tragicomica una realtà spesso sottovalutata.

Spot "Ci vuole più Fegy". Realizzato in animazione, racconta con tono ironico un’indagine poliziesca tra gli “organi interni” per scoprire chi abbia ucciso il Fegato. Cuore, Cervello e altri sono messi sotto interrogatorio ma alla fine l’Alcol, tra gli indiziati principali ma comunque sottovalutato, riesce a farla franca.

Spot "Tutto il resto non è noia". Tra gli adolescenti c'è la consapevolezza che sia difficile trovare alternative al bere: è troppo diffuso e accessibile, apparentemente non c'è una soluzione. Attraverso il dialogo tra due ragazze che ripercorrono la serata precedente, lo spot testimonia questo disagio e punta a far riflettere su tutto quello che ci si perde quando ci si abbandona troppo spesso allo sballo senza controllo. Perché bere fa dimenticare di amare, di crescere, di vivere. Bevendo, dimentichiamo noi stessi.

Spot "I rischi dell'alcol". Un ragazzo si beve una birra, riparato sotto la chioma di un albero mentre imperversa un potente temporale. Una voce dal nulla prima lo informa sui numeri di morti provocate dai fulmini (molto basse) e poi su quelle correlate all’abuso di alcol. In quell’istante una scintilla attraversa la lattina e il ragazzo fa appena in tempo a gettarla a terra prima che sia troppo tardi.

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