Destra e sinistra esistono ancora, ma i Cinque Stelle se le sono mangiate entrambe

Diario da Sum02, il nucleo del pensiero pentastellato. Dove vale tutto e il contrario di tutto. E dove si capisce perché il Movimento è una forza in grado di monopolizzare il dibattito politico

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8 Aprile Apr 2018 0800 08 aprile 2018 8 Aprile 2018 - 08:00

«Fai il bravo, che questa è una rivoluzione», ammonisce una persona di mezza età che fiuta il giornalista tra la folla di curiosi e militanti. Sorride, e non sembra nemmeno una minaccia. Ma anche nella nuova era del Movimento di lotta e di governo taccuini e telecamere non sono esattamente ospiti graditi. «Questa è una nazi Leopolda», si lamenta una giornalista televisiva a cui nemmeno fanno inquadrare Di Maio, seduto in prima fila, mentre l’addetta stampa trascina nel backstage Paola Taverna, vicepresidente del Senato che stava rispondendo ad alcune domande. Persino al bar, quando arriva qualcuno a chiedere di fare silenzio, che il chiacchiericcio disturba gli ascoltatori in platea, qualcuno si lamenta che «è colpa dei giornalisti». Buon ultimo, il gran finale del caso Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa, autore di un libro, “L'esperimento” (Laterza, 2017) molto critico sulle origini e sui metodi di persuasione del Movimento, cui è stato negato l'accesso alla manifestazione, non si capisce se perché sgradito o per un pass tarocco, o, più probabilmente, per entrambi i motivi.

Benvenuti a Sum02, seconda edizione dell’evento organizzato in memoria di Gianroberto Casaleggio dall’Associazione che prende il suo nome. Una Leopolda? Qualcosa, nella forma, ricorda l’happening renziano, perlomeno nelle sue prime edizioni. C’è il modernariato come canone estetico - l'onnipresente lettera 22 del nume tutelare Adriano Olivetti, in questo caso, al posto del frigorifero Smeg e dei microfoni anni ’50 modello “miracolo economico” del renzismo. Ci sono i messaggi appesi al muro, come alla Leopolda, solo che qui citazioni e aforismi sono di Gian Roberto Casaleggio, non di Saint Exupery o di Lord Chesterton - due esempi tra i tanti: “la rete è politica allo Stato puro”, “un’idea non è né di destra né di sinistra. È un’idea. Buona o cattiva” (sottolineato e barrato nel testo originale). C’è la società civile che parla e la politica che ascolta, c’è una narrazione sul palco che si giustappone al chiacchiericcio politico-istituzionale in platea, al bar, nel backstage. Siamo nella pancia della prima forza politica del Paese, del resto, avanguardia intellettuale della repubblica dei cittadini e del popolo del trentadue per cento. Se non ora quando, se non qui dove, per vaticinare se l’ago penderà verso destra o verso sinistra, per capire dove collocare il partito della Nazione grillino?

Il palco dice sinistra, con un programma che straccia la Leopolda a livello di profondità di analisi (ma non ci voleva molto, a dire il vero). Apre il tecno-realismo ecologista di Roberto Cingolani, direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia, uno che ha partecipato pure a diverse Leopolde, onnipresente nei discorsi di Renzi, fino a qualche anno fa. Ma ci sono anche Diego Fusaro e Domenico De Masi, che stravincono all’applausometro parlando di sinistra che ha tradito i suoi ideali e la sua missione storica - «Se la macelleria sociale la fa un macellaio vestito di rosso, gli schizzi di sangue si vedono meno», la battuta meglio riuscita del giovane filosofo catodico - e di fine del lavoro (De Masi). Nel pomeriggio è il turno di Massimo Bray, già dalemiano, già ministro del governo Letta, che elogia la valorizzazione dei beni culturali degli ultimi anni e che strappa gli applausi del pubblico quando parla di sinistra che ha perso il popolo citando Alfredo Reichlin - l’applauso parte, poi si strozza immediatamente - di Moni Ovadia, già iscritto al Partito Democratico, di Luisella Costamagna ed Enrico Mentana. C'è pure spazio per l'attivismo digitale e per la cittadinanza elettronica di un Paese all'avanguardia come l'Estonia, vero benchmark di innovazione a cui si richiamano spesso gli interventi. Riecheggiano le parole di Beppe Grillo, assente, quando preconizzava la nascita di un Pd Cinque Stelle, contrapposto al Pd meno elle. E quelle di Luigi Di Maio, nell’intervista a Repubblica - «la guerra è finita» - in cui tende la mano al Pd e a Renzi.

In platea, il clima è invece ancora più simile al “Siamo in guerra” che campeggia sul titolo di uno dei primi libri dell’accopiata Grillo-Casaleggio, che fa bella mostra nel bookshop di Sum, a fianco di “Senza partiti”, di Adriano Olivetti. Qui i misconosciuti cittadini-parlamentari si riconoscono dai cittadini semplicemente dal nugolo di riflettori e telecamere e microfoni che li circondano. Ognuno di loro - parlamentari e non - ripete la litania degli ultimi giorni, che non si parte dagli interlocutori politici ma dai programmi. Tutti eludono le domande su destra e sinistra, che «sono finite, non esistono più». Non esisteranno più, ma quando esistevano qua era tutta sinistra, o quasi. E lo ammettono tutti, chi a cuor leggero, chi meno.

Sum02 è la rappresentazione plastica di quel futuro pan-politico che abbraccia tutto e il contrario di tutto, la scienza e l’anti-scientismo, la diagnostica genomica e i no vax, la fiducia per il progresso tecnologico, le pulsioni regressive verso i bei tempi andati del posto fisso e l’elogio della società senza lavoro di Domenico De Masi, l’homo novus di internet preconizzato da Casaleggio, e il nuovo nazionalismo anti-capitalista teorizzato da Diego Fusaro

Il futuro è un’altra storia, invece. E Sum02, la politica secondo Davide Casaleggio - che segue tutti gli interventi a lato palco, declinando cortesemente ogni richiesta di presentazione e o di selfie per non perdere il filo del discorso - è la rappresentazione plastica di quel futuro pan-politico che abbraccia tutto e il contrario di tutto, la scienza e l’anti-scientismo, la diagnostica genomica e i no vax, la fiducia per il progresso tecnologico, le pulsioni regressive verso i bei tempi andati del posto fisso e l’elogio della società senza lavoro di Domenico De Masi, l’homo novus di internet preconizzato da Casaleggio, e il nuovo nazionalismo anti-capitalista teorizzato da Diego Fusaro. Fa impressione vedere lo stesso Diego Fusaro mentre demolisce tra gli applausi il reddito minimo di garanzia, cuore del programma dei Cinque Stelle alle ultime elezioni politiche, mentre Di Maio è seduto di fronte a lui.

E forse sta tutta qui, la forza del Movimento Cinque Stelle. Di essere in grado di presidiare al suo interno tutto il dibattito politico, e di saperlo adattare in funzione dei propri interlocutori, che a quel punto possono essere sia la Lega sia il Partito Democratico. «Un partito capace di parlare a tutti gli italiani, superando i paradigmi dei partiti del secolo scorso», fuori dalla «contrapposizione tra destra e sinistra», che «non è più sufficiente a leggere il nostro tempo». Come disse Dario Nardella, sindaco di Firenze. Solo che parlava del Partito Democratico, ed erano i primi giorni di dicembre del 2015. Era la Leopolda, era una vita fa. Oggi il futuro passa da Ivrea. Domani chissà.

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