Guerra in Siria, invece dei selfie servono memoria e buonsenso

In varie occasioni l’Occidente si è trovato in guerra con motivazioni poi rivelatesi inconsistenti. Dall’Iraq nel 2003 alla Libia del 2011. Una scia di morti, e di errori strategici e geopolitici dalle conseguenze disastrose. Con Assad (e Putin) sarebbe ora di cambiare strategia

Fabio_Volo_Linkiesta

Dal profilo Instagram di Fabio Volo

12 Aprile Apr 2018 0800 12 aprile 2018 12 Aprile 2018 - 08:00

Di fronte all’ipotesi di una possibile guerra di prossimità tra Stati Uniti e Russia, che si intreccia con una possibile recrudescenza del conflitto tra musulmani sciiti e sunniti, con Israele terzo incomodo, bisognerebbe essere estremamente prudenti. Lo diciamo senza alcuna simpatia per Putin o per Assad. Molto più semplicemente, perché ricordiamo bene quando prudenti non lo siamo stati.

Non lo siamo stati in Iraq, nel 2003, dove la presunta presenza di arsenali chimici per la produzione di armi di distruzione di massa da parte del regime di Saddam Hussein fu il pretesto per scatenare l’intervento anglo-americano, intervento che non ha prodotto altro che 500mila morti civili tra il 2003 e il 2011, l’insediarsi dello Stato Islamico sul territorio iracheno e siriano e, più in generale, una tellurica instabilità su tutto lo scacchiere mediorientale, i cui effetti, dalla Siria allo Yemen, non sono ancora sopiti.

Non lo siamo stati nemmeno in Libia, nel 2011, a opera della Nato, nel tentativo di spodestare Gheddafi sull’onda delle rivolte scoppiate in seguito alle cosiddette primavere arabe. Obiettivo riuscito, anche in questo caso, ma oggi la Libia è terra di nessuno, dilaniata da eserciti e tribù in guerra perenne e punteggiata da centri di detenzione dei migranti in rotta per l’Europa, nei quali torture e schiavitù sono all’ordine del giorno.

Le immagini terrificanti che arrivano da una terra così lontana e che circolano indiscriminatamente sui mezzi d’informazione meriterebbero adeguate verifiche - già altre volte si sono rivelate dei falsi- anziché una catena di selfie con le mani alla bocca come quella che ha coinvolto maître à penser del calibro di Roberto Saviano e Fabio Volo

Non c’è due senza tre, a quanto pare. Perché anche stavolta, e non solo dalle parti della Casa Bianca, la prudenza sembra fare difetto. Stupisce, ad esempio, come il presunto attacco chimico sui civili a Douma non suoni strano a nessuno. Che nessuno alzi il dito per dire le informazioni che arrivano dalla Siria sono spesso parziali e confuse. Che nessuno si prenda la briga di dire che le immagini terrificanti che arrivano da una terra così lontana e che circolano indiscriminatamente sui mezzi d’informazione meriterebbero adeguate verifiche - già altre volte si sono rivelate dei falsi costruiti ad arte per scatenare l’indignazione occidentale a favore di un intervento americano contro Assad - anziché una catena di selfie con le mani alla bocca come quella che ha coinvolto maître à penser del calibro di Roberto Saviano e Fabio Volo. Di bandiere arcobaleno e piazze pacifiste non c’è traccia, stavolta.

Stupisce, soprattutto, che si isoli un fotogramma dal quadro, per scatenare un'azione che rischia di provocare reazioni a catena molto pericolose, forse ancora di più di quelle che si sono sprigionate dagli interventi in Iraq e Libia. E stupisce, ma fino a un certo punto, che tutto questo avvenga mentre le sorti del conflitto sembravano definitivamente volgere a favore di Assad, con l’evacuazione dei civili e dei miliziani di Jaysh al Islam proprio da Douma e dal Ghouta orientale. Una contraddizione tra le contraddizioni, questa, che dovrebbe alimentare dubbi, anziché certezze. E invece nulla.

Non sappiamo cosa succederà da qui in poi. Se le sorti del conflitto siriano si ribalteranno per l’ennesima volta e a favore di chi. Non sappiamo come si ribalteranno i rapporti di forza tra sunniti e sciiti in Medio Oriente - leggi: tra Iran e Arabia Saudita - e cosa ne sarà del disgelo tra Washington e Teheran dei mesi scorsi. Non sappiamo, soprattutto, come evolveranno i rapporti tra Usa e Russia, prima e seconda potenze atomiche del pianeta, né quelli tra Mosca e l’Unione Europea, dopo le tensioni delle scorse settimane sul caso Skripal. Sappiamo solo che per i civili siriani sarà un inferno così come lo è stato da sette anni a questa parte, con o senza armi chimiche. Ma per allora avremo sicuramente altro per cui indignarci.

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