Il Caimano sdentato

Berlusconi ruba la scena a Salvini al termine delle consultazioni. Ma è solo scena. Il Cav. è politicamente debole, e ha aziende familiari da salvare. Di fatto dipende dai suoi alleati più di quanto essi dipendano da lui

Berlusconi Salvini Linkiesta

Tiziana FABI / AFP

13 Aprile Apr 2018 0755 13 aprile 2018 13 Aprile 2018 - 07:55

Forse, tra qualche anno, lo show di Silvio Berlusconi del 12 aprile 2018 alle consultazioni per la formazione del nuovo governo verrà considerato come l’ultimo colpo di teatro del vecchio Caimano: lui, per la prima volta comprimario di Matteo Salvini, che si prende tutta la scena con uno show non verbale in cui sembra teleguidare il leader leghista, enumerando punti programmatici, sottolineando passaggi chiave e arrivando addirittura a contraddirne la (concordata) apertura al Movimento Cinque Stelle in un fuori programma finale in cui attacca lo attacca frontalmente.

Avesse avuto vent’anni di meno, anche solo dieci, avremmo celebrato il suo trionfo, la sua capacità di riprendersi il centro della scena anche dopo una sonora sconfitta, l’eterno ritorno del grande incassatore che ha capito prima e più degli altri il gioco proporzionalista della Terza Repubblica. Oggi, purtroppo per lui, è tutta scena, solo scena. Il vecchio Cavaliere, sebbene la prima giornata del secondo giro di consultazioni dica il contrario, vale poco e conta ancora meno. Soprattutto, possiamo dirlo con ragionevole certezza già oggi, sarà un miracolo se riuscirà ad ottenere l’obiettivo minimo che si è preposto: evitare che Forza Italia si spacchi alla nascita di un esecutivo Lega - Cinque Stelle.

Il resto è nell’iperuranio, almeno oggi. Lo è un’ipotetica alleanza tra centrodestra e Pd, vero sogno nel cassetto del Caimano. Lo è perché il Pd è in piena guerra civile e l’ultima cosa che può permettersi è un governo con la destra. Lo è perché Salvini, sovrano quasi assoluto del centrodestra, non ci pensa nemmeno. Lo è perché il primo capitolo di questa diciottesima legislatura, le nomine dei presidenti delle camere, degli uffici di presidenza e della commissione speciale, è andato in direzione ostinata e contraria, nel segno della marginalizzazione del Pd, che non ha praticamente toccato palla. Difficile, quasi impossibile, possa tornare in gioco.

Berlusconi è ancora ricco sfondato, ha ancora tre televisioni, un quotidiano e qualche periodico e crederlo morto, o inoffensivo, sarebbe un errore fatale. Però è debole, e ha bisogno come l’aria di un governo che faccia sponda politica ai suoi interessi imprenditoriali. Saranno pure giovani e inesperti, ma Salvini e Di Maio, tutto questo lo sanno benissimo

È fuori da ogni logica - e pure un po’ patetica, suvvia - anche la pretesa di Berlusconi di avere la legittimazione da parte del leader di un Movimento che nasce come frangia radicale dell’antiberlusconismo, dalle ceneri dei girotondi e dei popoli Viola, quando il Caimano lo era davvero. Luigi Di Maio, pure con tutta la buona volontà del mondo e la fame di governo che si ritrova, non può portarsi Berlusconi in maggioranza. Tanto più perché non è necessario lo faccia, peraltro: Cinque Stelle e Lega hanno i numeri per governare da sole. E sanno bene che, una volta a Palazzo Chigi, basterà blandire qualche seggiola da sottosegretario, per rosicchiare deputati e senatori a Forza Italia.

È una minaccia irrealistica pure quella di far cadere tutte le giunte degli enti locali governati dal centrodestra, in caso di rottura. Molto banalmente, perché molte non cadrebbero, ma andrebbero avanti per la loro strada, accelerando la cannibalizzazione del centrodestra di Matteo Salvini e della Lega. E perché, anche se fosse, Salvini potrebbe tranquillamente riprendersi da solo tutto il nord Italia senza bisogno di Berlusconi.

Certo, Berlusconi è ancora ricco sfondato, ha ancora tre televisioni, un quotidiano e qualche periodico e crederlo morto, o inoffensivo, sarebbe un errore fatale. Però è debole, interdetto ai pubblici uffici e con qualche altra grana giudiziaria in arrivo - la ripresa del processo Ruby Tre è fissata per il 7 maggio - e ha bisogno come l’aria di un governo che faccia sponda politica ai suoi interessi imprenditoriali, primo fra tutti l’happy ending di Mediaset. E il suo cerchio magico probabilmente glielo ricorda ogni giorno che passa.

Saranno pure giovani e inesperti, ma Salvini e Di Maio, tutto questo lo sanno benissimo. E lo sa pure lui, il vecchio Caimano sdentato, al suo ultimo giro di giostra. Che quando tutti ti celebrano, vuol dire che nessuno ha più paura di te. Che stavolta è davvero finita.

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