Quando la politica si incarta, ecco spuntare un’altra inutile commissione di saggi

Nel 2013, per sbloccare la situazione, Napolitano convocò una commissione di esperti per elaborare un programma di riforme. Davanti al nuovo stallo, Di Maio lancia un’identica, inutile, iniziativa. Coincidenza: tra i protagonisti dell’epoca c’era già il leghista Giorgetti, oggi possibile premier

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13 Aprile Apr 2018 1030 13 aprile 2018 13 Aprile 2018 - 10:30

Quando la politica si incarta, ecco spuntare un comitato di saggi. Un organismo dagli esiti inutili, solitamente. L’intuizione si ripete da anni e ormai sta diventando una consuetudine. Cinque anni fa ci aveva pensato Giorgio Napolitano, all’indomani delle elezioni, quando le trattative per formare un governo sembravano definitivamente arenate. Adesso, davanti a un’identica fase di stallo, la ripropone il capo politico dei Cinque Stelle Luigi Di Maio. I partiti non riescono a mettersi d’accordo? Ecco la trovata geniale. Demandare progetti e programmi del futuro esecutivo a un gruppo di tecnici. L’escamotage è evidente anche ai più disattenti. La convocazione di una commissione di esperti serve solo a prendere tempo. A far finta che tutti siano impegnatissimi a discutere sui contenuti quando, in realtà, i veti reciproci hanno già bloccato ogni trattativa sul nascere. Oggi come allora. Nel 2013 la convocazione del comitato avvenne dopo l’insuccesso di Pierluigi Bersani. Ricevuto un mandato esplorativo per cercare una maggioranza in Parlamento, l’allora leader del Partito democratico era tornato al Colle senza successo. Terminato un secondo giro di consultazioni, altrettanto infruttuoso, Napolitano decise di insediare un gruppo di esperti. Una commissione con il compito di elaborare un programma di riforme preliminare alla nascita del nuovo esecutivo. Di fatto, il tentativo serviva soprattutto a far passare qualche settimana. Lasciare depositare la polvere dello scontro elettorale e le tensioni crescenti all’interno degli schieramenti. E la conferma è nell’esito di quell’esperienza: due relazioni di cui oggi si sono perse le tracce. Una lista di proposte di riforma, tanto istituzionali che economiche, rimaste chiuse a chiave in qualche cassetto del Quirinale.

Nel 2013 faceva parte della commissione voluta dal presidente Napolitano anche Giancarlo Giorgetti. Uomo di riferimento della Lega Nord e, curiosamente, ancora una volta protagonista della partita. Allora l’esponente del Carroccio era stato scelto dal Quirinale nel ruolo di saggio. Oggi, raccontano i bene informati, potrebbe essere chiamato da Mattarella per guidare il prossimo esecutivo

Oggi la storia si ripete. È curioso che a riproporre la singolare iniziativa di Napolitano sia il movimento politico che più degli altri ha marcato le distanze dall’ex presidente della Repubblica. Paradossi della politica. Dopo l’ennesima fumata nera al Quirinale, Luigi Di Maio annuncia la nascita di un altro comitato. La situazione politica di fondo è simile, anche troppo. Al termine del secondo giro di consultazioni, incapaci di trovare un’intesa, i leader dei principali partiti si trovano bloccati da tensioni e veti reciproci. Mentre Mattarella attende risposte, l’aspirante premier grillino tira fuori dal cilindro una nuova commissione di saggi. L’obiettivo, ancora una volta, è studiare un possibile programma di governo (e soprattutto guadagnare altro tempo). Non è un mistero: Di Maio sogna di guidare un esecutivo sostenuto anche dalla Lega o dal Partito democratico. Il lavoro della commissione serve proprio a questo: dovrà individuare punti comuni tra i programmi elettorali, verificarne le possibili convergenze, ed elaborare un documento attorno cui saldare un’intesa. Un contratto di governo alla tedesca, come ripete Di Maio. Il progetto è stato varato in queste ore. A presiedere il gruppo, formato da una decina di esperti, sarà il professor Giacinto della Cananea. Costituzionalista, docente di diritto amministrativo e componente del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti. L’organo è stato pomposamente ribattezzato “Comitato scientifico per l’analisi dei programmi”. Come spiega lo stesso leader grillino sul blog di riferimento, «avrà cura di confrontare nel dettaglio i programmi elettorali, rilevandone similitudini e differenze e segnalando i temi che, dal raffronto, meritano di essere approfonditi nella prospettiva della predisposizione di un programma di governo». Il tempo a disposizione non manca. Nonostante le pressioni del presidente Sergio Mattarella, il coordinatore della commissione si è impegnato a consegnare una relazione entro il prossimo 30 aprile. Mancano ancora due settimane, non è affatto detto che il Quirinale attenda la pubblicazione del documento. Ma il rischio è relativo. Del resto neppure cinque anni fa il lavoro dei saggi aveva ottenuto risultati epocali. Oggi la vicenda potrebbe ripetersi. Così come torna un’altra curiosa coincidenza. Nel 2013 il gruppo voluto da Napolitano era composto da dieci personalità politiche e tecniche. Insieme, tra gli altri, agli ex ministri Gaetano Quagliariello ed Enzo Moavero Milanesi, c’era anche Giancarlo Giorgetti. Uomo di riferimento della Lega Nord e, curiosamente, ancora una volta protagonista della partita. Allora l’esponente del Carroccio era stato scelto dal Quirinale nel ruolo di saggio. Oggi, raccontano i bene informati, potrebbe essere chiamato da Mattarella per guidare il prossimo esecutivo.

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