Altro che capitani, rivoluzionari e rottamatori: è la Terza Repubblica dei bambini impauriti

Paralizzati dal fantasma dell’impopolarità, né Di Maio, né Salvini, né Renzi sono in grado di uscire dallo stallo attuale. Buon per Berlusconi, che non ha più nulla da perdere. E che può giocare con la paura altrui per tornare a dettare le regole del gioco

Salvini Renzi Dimaio Linkiesta
16 Aprile Apr 2018 0800 16 aprile 2018 16 Aprile 2018 - 08:00

Dovevano essere i guerrieri, i rivoluzionari, i capitali e i rottamatori. Si stanno rivelando dei ragazzini appena un po' cresciuti, terrorizzati dal giudizio del loro elettorato, paralizzati dal narcisismo di chi vive del consenso altrui, incapaci di prendere una decisione senza valutarne gli effetti sui sondaggi. Benvenuti nell’era della campagna elettorale permanente, certo. Ma benvenuti pure nell’era delle leadership fragili, fragilissime dei Renzi, dei Salvini e dei Di Maio, figlie della volatilità del consenso e della volubilità dell’opinione pubblica.

La narrazione testosteronica degli aut aut, degli ultimatum, delle prove di forza? Propaganda allo stato puro. La realtà è che Di Maio - uno che ha paura persino a dire che vino preferisce, sia mai che si offendano gli altri viticoltori - non vede l’ora di andare al governo, perché vuole capitalizzare il suo 32% di consensi e di Berlusconi gliene frega il giusto. Solo che non può dirlo, ai suoi elettori, perché teme gli voltino le spalle, né tantomeno può permettersi l’onta di fare da spalla a un governo guidato da un leghista. Cosa direbbero, nei commenti su Facebook, i grillini duri e puri?

Lo stesso vale per Salvini, terrorizzato dalla prospettiva di un governo di larghe intese e di una conventio ad excludendum che lasci al Movimento Cinque Stelle il monopolio dell’opposizione. Ma, nel contempo, paralizzato dalla paura che tagliare i ponti con Berlusconi e Forza Italia gli possa costare le regioni del Nord, e gli possa alienare le simpatie di chi potrebbe accusarlo di aver distrutto il centrodestra dopo una vittoria. Capitan che abbia, evidentemente, non morde.

La narrazione testosteronica degli aut aut, degli ultimatum, delle prove di forza? Propaganda allo stato puro. La realtà è che Di Maio non vede l’ora di andare al governo, perché vuole capitalizzare il suo 32% di consensi e di Berlusconi gliene frega il giusto. Solo che non può dirlo, ai suoi elettori, perché teme gli voltino le spalle

Sullo sfondo c’è Renzi - alla fine chi comanda è ancora lui, nel Pd - coraggioso rottamatore solo all’apparenza. In realtà, alla prova dei fatti, anch’egli vittima dei condizionamenti esterni, incapace di rispondere a una domanda di responsabilità, qualora mai gli fosse posta, perché andare al governo significherebbe far passare il Pd per un partito di impenitenti poltronisti, incapaci di starsene tranquilli all’opposizione pure quando straperdono. E attorno a lui, una nomenklatura di partito che lo butterebbe volentieri a mare, ma che non ha il coraggio di affrontarlo di petto, imputandogli tutte le responsabilità che gli vengono attribuite a mezza bocca, appena l’ex segretario si gira dall’altra parte.

Eccola qua, insomma, la terza repubblica dei bambini impauriti. E non stupisce che un caimano sdentato come il debole e vecchio Berlusconi di oggi possa far loro ancora paura. Perché in fondo, proprio lui, narciso tra i narcisi, del consenso non se ne fa nulla, oggi. L’ha perso tutto, o quasi, e difficilmente dovrà riconquistarselo, al prossimo giro. La sua forza, oggi, è la popolarità altrui, quella di chi ha tutto da perdere. La sua fortuna, è che nessuno dei giovani guerrieri ha il coraggio di giocarsela fino in fondo.

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