Parlate una lingua straniera? Non è sempre un bene, anzi

Ormai è necessario: tutti, oltre alla propria lingua madre, devono conoscere almeno l’inglese. Se possono anche altre lingue ancora. Eppure il fatto che tutti capiscano ciò che viene detto non vuol dire che tutti lo vedano allo stesso modo

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BEN STANSALL / AFP

16 Aprile Apr 2018 0725 16 aprile 2018 16 Aprile 2018 - 07:25

Bello parlare un’altra lingua, o anche due. Il problema è che – non importa il livello di competenza, che può anche essere altissimo – non sarà mai la stessa cosa. In altri termini, come ricorda il World Economic Forum, ascoltare qualcosa in un’altra lingua cambia il modo in cui si reagisce a ciò che viene detto.

È il cosiddetto “foreign language effect”. Lo hanno individuato alcuni ricercatori, che hanno messo alla prova alcuni cinesi madrelingua in grado di parlare anche inglese. Gli scienziati hanno chiesto a questo gruppo di persone di partecipare ad alcune scommesse. I risultati delle loro puntate, però, sarebbero stati comunicati loro dagli scienziati stessi. Quando gli scommettitori ricevevano riscontri positivi in cinese tendevano a puntare di più. Quando invece i riscontri venivano comunicati in inglese, tendevano a reagire in modo più cauto. Diventavano, secondo gli studiosi, meno impulsivi.

La cosa, in sé, non sarebbe un problema. Anzi. Negli affari e sul lavoro un approccio razionale è sempre un vantaggio. Il problema è che vale anche per tutte le altre interazioni umane, comprese le relazioni. Usare una seconda lingua significa essere meno emotivi ed empatici. Con minore considerazione dello stato emotivo degli altri.

Gli insulti in un’altra lingua feriscono di meno. Così anche tutte le considerazioni negative. I complimenti? Quasi come se non venissero fatti. E perfino le discussioni su cultura e convinzioni personali risultano meno autentiche. In poche parole, quando tutti sono in grado di capire la stessa lingua, succede che ci si capisce su tutto. Ma non si è concordi su niente.

Lo stesso problema si riflette sugli inglesi madrelingua. Immersi in un mondo in cui tutti parlano (o cercano di parlare) inglese, non sono in grado di cogliere e neppure immaginare diverse visioni della realtà, che invece vengono alimentate dalle differenze linguistiche. Ad esempio, il fatto che non considerino importante la differenza tra “blu” e “azzurro”, come invece fanno italiani e greci, è solo un indizio, anche poco importante, di divisioni più profonde e complesse.

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