Roma e Lazio non saranno mai grandi, se sono quelle del derby

Ci si aspettava molto dal derby Roma-Lazio, specie dopo l’exploit dei giallorossi contro il Barcellona. Attese deluse. Noia in campo. Una partita da dilettanti. Per essere davvero grandi non bastano le esplosioni, serve la costanza

Roma_Lazio_Linkiesta

FILIPPO MONTEFORTE / AFP

16 Aprile Apr 2018 0735 16 aprile 2018 16 Aprile 2018 - 07:35

Così come nel resto d’europa si delineano i vincitori delle varie lega (Bayern in Germania, PSG in Francia, Manchester City in Inghilterra) con relativi festeggiamenti, pure in Italia la Juventus inizia a preparare le magliette del settimo scudetto pronte per settimana prossima dopo lo scontro diretto contro il Napoli allo Stadium.


Ciò che più conta, ormai, è la lotta ai posti che possono portare all’ingresso in Champions League che, in senso stretto, significano liquidità nelle casse societarie e appeal a livello continentale e dopo il passo falso dell’Inter in casa dell’Atalanta finita zero a zero anche il derby della capitale si conclude a reti inviolate. Due momenti differenti, due umori diversi, due sentimenti opposti. La Roma è arrivata al posticipo della trentaduesima giornata con la voglia di ripetere quel miracolo sportivo che ha permesso di vincere 3-0 all’Olimpico contro il Barcellona di Lionel Messi mentre la squadra di Filippo Inzaghi è scesa in campo dopo la batosta subita in Austria contro il Salisburgo, buttando al vento il passaggio del turno in Europa League. Da una parte la squadra che ha compiuto l’impresa, dall’altra quella che ha buttato via un successo già scritto all’andata. Da una parte i giallorossi erano carichi, si sentivano favoriti, dall’altra la Lazio aveva voglia di riscatto, quasi di vendetta. Ma in palio c’è molto di più di soli tre punti che possono diventare fondamentali per il terzo posto e quindi per la partecipazione alla prossima Champions, ma c’è il dominio, seppur temporaneo, sulla città.

La Lazio è il secondo miglior attacco del campionato e la Roma è una delle squadre che crea più occasioni da gol della Serie A. Eppure è la noia a ottenere i tre punti in questo derby

Il derby, a Roma ma non solo, è la partita più importante del campionato, a volte la vittoria di un derby diventa la soddisfazione più grande di una stagione e viste le poche gioie in termini di trofei a Roma chi vince comanda. Ecco, questa volta a vincere è stata la noia. Ci si aspettava una partita ricca di occasioni nitide, tanti gol, giocate di qualità e invece il derby capitolino è stato un match pieno di errori, di giocate semplici, di poco conto, che da una parte dimostra che le squadre erano più concentrate a non prendere gol, a non perdere la possibilità di agganciare il terzo posto, a non sfigurare ma senza mai rischiare la giocata, senza mai trovare il guizzo di genio, senza mai provare a fare qualcosa in più. Ed è proprio quel qualcosa in più che non ha portato nessuna rete nella partita tra Lazio e Roma. Tra due squadre che fanno della fase offensiva la parte più forte e pericolosa della propria strategia. La Lazio è il secondo miglior attacco del campionato e la Roma è una delle squadre che crea più occasioni da gol della Serie A. Eppure è la noia a ottenere i tre punti in questo match. Sono solo due le occasioni davvero interessanti e sono entrambe a favore della squadra giallorossa. Nel primo tempo il palo colpito da Bruno Peres e nella ripresa, nei minuti finali, il colpo di testa che si incolla sulla traversa mentre Strakosha osserva il pallone col naso all’insù. E poi? Citando il buon Franco Califano “Tutto il resto è noia”. Sembra banale e ripetitivo dirlo ma dopo la grande festa della Roma e la struggente figura della Lazio ci si aspettava di tutto tranne che un brutto e inutile pareggio senza reti. Definire un migliore in campo è quasi impossibile proprio per la poca brillantezza e fantasia vista in campo.

I tifosi rimangono perplessi, a volte non riconoscono la propria squadra, qual è il vero valore? Quello che permette di vincere contro il Barcellona, di annichilire il Salisburgo o quella che ne prende tre in quattro minuti al ritorno in Austria o quella che pareggia giocando un calcio da dilettanti? La costanza è il pregio imprescindibile per una squadra che punta a rimanere in alto nella classifica del campionato e che vuole essere considerata una delle migliori rose d’europa ma se manca quella, manca l’ossessione verso il raggiungimento degli obiettivi, manca la qualità, se mancano delle caratteristiche fondamentali a rimanere in alto allora forse dall’alto è giusto cadere.

Potrebbe interessarti anche