L’Italia è nel pantano, e il resto d’Europa gode

Dagli eurocrati di Bruxelles ai falchi tedeschi, dal blocco di Visegrad ai Paesi mediterranei: il nostro stallo conviene a tutti, meno che a noi. E il bello è che ce la siamo cercata

Merkel Rutte Linkiesta

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier olandese Mark Rutte in una recente riunione del Consiglio Europeo (Ludovic MARIN / AFP)

17 Aprile Apr 2018 0750 17 aprile 2018 17 Aprile 2018 - 07:50

Salvini che insulta Di Maio, Di Maio che “chiude il forno” a Salvini, Berlusconi che trama per tornare in gioco, Renzi che attende nel suo Aventino: portate birra e popcorn agli eurocrati di Bruxelles, ai falchi tedeschi, ai leader est-europei del blocco di Visegrad, alle cicale del mediterraneo, praticamente ai leader di tutto il Vecchio Continente. Che potrebbero stare per mesi, anni addirittura, a godersi lo spettacolo dello stallo italiano, dei governicchi che ne verranno fuori, dell’incompetenza che porteranno in Europa e dell’inconsistenza che metteranno sui tavoli che contano.

Già, perché se pensate che da noi finirà come in Germania, con una tecnocrazia che va col pilota automatico in assenza di governo, e con un governo che nasce tardi, ma nasce forte e autorevole, siete fuori strada come la Ferrari di Sebastian Vettel nell’ultimo gran premio cinese. E se pensate che la debolezza che ne scaturirà sarà senza conseguenze, dentro e fuori l’Italia, potreste vincere il premio di illusi dell’anno, se mai esistesse.

Andiamo con ordine: qualunque sia il governo che uscirà dal cilindro di questa folle crisi, sarà un governo figlio di compromessi mai visti prima, con un’inesperienza istituzionale mai vista prima, e una legittimità politica per prendersi la responsabilità di provvedimenti impopolari praticamente nulla, visto che abbiamo un elettorato convinto, dopo anni di lavaggio del cervello, che in Italia si elegga direttamente il presidente del consiglio, e che gli accordi parlamentari siano solo inaccettabili inciuci che tradiscono la volontà popolare.

Ecco: se mai vedrà la luce, questo governo, debole, raffazzonato e inesperto, è quello che dovrà andare a Bruxelles a negoziare ulteriore flessibilità per i nostri conti pubblici, ad esempio, e probabilmente Juncker, Selmayr e Moscovici stanno già ridendo al pensiero. E immaginiamo pure le grasse risate di chi, in Germania, temeva che l’Italia si sarebbe fatta capofila della richiesta di garantire i depositi bancari sotto ai centomila euro, a completamento dell’Unione Bancaria di cui si dovrebbe discutere a partire dal Consiglio Europeo del prossimo 28 di giugno. Si accettano scommesse, dalle parti della Cancelleria di Berlino: ce l’avrà, l’Italia, un governo nel pieno esercizio delle sue funzioni, per allora?

Ecco: se mai vedrà la luce, questo governo, debole, raffazzonato e inesperto, è quello che dovrà andare a Bruxelles a negoziare ulteriore flessibilità per i nostri conti pubblici, ad esempio, e probabilmente Juncker, Selmayr e Moscovici stanno già ridendo al pensiero. E immaginiamo pure le grasse risate di chi, in Germania, temeva che l’Italia si sarebbe fatta capofila della richiesta di garantire i depositi bancari sotto ai centomila euro

Poco importa, in realtà. Anche ce l’avesse, l’Italia ormai assomiglia più a un osservato speciale che a un interlocutore. La fine del Quantitative Easing, il rialzo dei tassi e dello spread del Btp sui Bund tedeschi, la stessa fine del mandato da Presidente della Bce di Mario Draghi rappresentano ottimi motivi per guardare con preoccupazione alla nostra economia e alla tenuta dei nostri conti pubblici, soprattutto se andrà a Palazzo Chigi chi ha promesso di abolire la legge Fornero, o uno shock fiscale da 64 miliardi di euro chiamato flat tax, o il reddito di cittadinanza. Abbastanza per respingere qualunque proposta avanzeremo. E per farci ingoiare rospi come fiscal compact e bail in - uno su tutti: la non neutralità del rischio dei titoli di Stato in pancia alle banche, vecchio pallino dei tedeschi - per metterci il guinzaglio e mitigare il rischio-Italia.

Manna dal cielo, pure per Orban e compagni. Perché quando ricominceranno gli sbarchi a Lampedusa - e ricominceranno, tranquilli: sarà una specie di festa di benvenuto al nuovo governo, appena arriverà la primavera - saremo troppo impegnati a battibeccare con Berlino e Bruxelles, per ricordarci di chiedere la revisione del Trattato di Dublino e una redistribuzione più equa dei richiedenti asilo tra i ventisette Paesi dell’Unione. Anche in questo caso, pernacchie garantite. Buon per Spagna, Portogallo e per la stessa Grecia, pure, che avranno tutto l’interesse affinché il faro sia puntato sull’Italia, per continuare il loro piano di risanamento dei conti pubblici e crescita dell’economia, senza particolari patemi e tensioni.

Poteva andare diversamente, certo. Potevamo avere - meglio: pretendere - un governo forte e competente. Potevamo chiedere realismo e serietà ai leader politici - tutti, nessuno escluso - nel corso dell’ultima campagna elettorale. Potevamo dire no grazie a proposte palesemente irrealistiche e pretendere di parlare delle emergenze prossime venture del Paese, che erano tutti lì, in bella vista. Potevamo approfittare dell’esperienza accumulata nel corso della grande crisi economica, affrontata a colpi di governi tecnici e lettere da Bruxelles, per capire che rafforzare il potere politico è una necessità per far valere le proprie ragioni in consessi internazionali che ormai sono di gran lunga più importanti di quelli romani. Potevamo, ma abbiamo preferito il caro vecchio pantano proporzionale e la confortante saggezza popolare di improvvisati parvenu della politica e auto proclamatisi leader senza alcuna esperienza di governo. Presto scopriremo che non ce lo potevamo permettere. Allacciate le cinture, si vola.

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