Lo scandalo delle adozioni in Kirghizistan arriva a teatro

Fabio Selini è uno dei 20 papà coinvolti nella presunta truffa delle adozioni in Kirghizistan, di cui si sta celebrando il processo a Savona. E ora porta a teatro un monologo, “Immagina”, per «non far dimenticare questa storia vergognosa»

Bambini Linkiesta

(Pixabay)

21 Aprile Apr 2018 0745 21 aprile 2018 21 Aprile 2018 - 07:45

«Non sono un attore. Il mio è solo l’ennesimo tentativo di non far dimenticare questa storia vergognosa». Fabio Selini è uno dei 20 papà coinvolti nella presunta truffa delle adozioni in Kirghizistan, di cui si sta celebrando il processo a Savona. Dopo aver speso decine di migliaia di euro e aver incontrato i bambini, venti madri e padri italiani hanno scoperto che in realtà quei bambini non erano neanche adottabili. Ora, Selini, che da anni chiede di sapere almeno come sta il suo “Vova” (Vladimir), porta questo scandalo a teatro. Con un monologo scritto da lui stesso, “Immagina”, che debutterà il 27 aprile alla Casa della musica di Palazzolo sull’Oglio, in provincia di Brescia. Con una seconda data il 4 maggio a Lodi (Teatrino del centro Donna).

«Soprattutto chi si sta avvicinando all’idea di una adozione, non può non sapere quello che ci è accaduto», dice Selini. La presidente dell’ex ente autorizzato Airone, Silvia La Scala, che si era occupata delle adozioni, e tre suoi collaboratori sono tutti stati rinviati a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Avrebbero truffato gli aspiranti genitori adottivi, abbinando loro 21 bambini, molti dei quali in realtà avevano già famiglia. Mettendo in scena processi fasulli in finti tribunali, affermando falsamente di aver depositato documenti, corrompendo funzionari kyrghizi. E continuando a rassicurare i genitori in attesa e a chiedere loro ripetuti versamenti di denaro. I bambini sarebbero stati usati come “merce di scambio”, si legge nelle carte giudiziarie, approfittando di persone che “erano animate da uno spiccato desiderio di crearsi una famiglia”.

Visti i tempi biblici della giustizia, l’obiettivo di questo monologo è quello di offrire anche alle persone comuni l’opportunità di conoscere e indignarsi. Cercherò di far immaginare quello che le famiglie hanno potuto vivere e percepire

«Visti i tempi biblici della giustizia, l’obiettivo di questo monologo è quello di offrire anche alle persone comuni l’opportunità di conoscere e indignarsi», dice Selini. Che in “Immagina” cerca di «far immaginare, appunto, quello che le famiglie hanno potuto vivere e percepire». Era il giugno 2012, quando Fabio, Gessica e la loro figlia volano in Kirghizistan per conoscere Vladimir, Vova. Per otto giorni condividono con il bambino il giro al luna park, al parco, un bagnetto, sonnellini, pranzi, cene e giochi. Ma dopo questi otto giorni, di Vladimir non avranno più notizia. «Gli abbiamo detto “torniamo presto”, ma non abbiamo mantenuto la promessa», aveva raccontato Selini a Linkiesta. In quei giorni i due si sono anche presentati davanti a giudici che poi si sarebbero rivelati falsi, svolgendo un’udienza addirittura in albergo. Vladimir in realtà non risultava adottabile perché aveva vincoli parentali. Così come le due gemelle abbinate a una coppia romana, e la maggior parte dei bambini associati alle altre coppie italiane.

Una storia intricata, per la quale i genitori chiedono da tempo verità. Nelle oltre 8mila pagine dell’inchiesta della procura di Savona, è venuta fuori anche la gestione poco trasparente della Commissione per le adozioni internazionali (Cai). L’ex presidente Silvia Della Monica è stata intercettata addirittura mentre faceva sparire nella spazzatura alcuni documenti. I pm savonesi la definiscono una “cortina fumogena”.

E sul caso kirghizo è arrivati addirittura a una sentenza storica. Nel novembre 2017, nel processo civile di Roma, per la prima volta la Cai è stata condannata per non aver vigilato sull’ente Airone. Ma nonostante il cambio ai vertici, nessuno dei genitori coinvolti è mai stato convocato dalla Commissione. Selini ha mandato più di una email, ma non ha mai ricevuto risposta. «Il mio sogno proibito è quello di recitare il monologo sui gradini di ingresso della Cai», racconta, «un posto dove forse qualcosa poteva esser fatto, e dove all’interno ci sono ancora i documenti che raccontano questa storia». Uno dei peggiori scandali sulle adozioni in Italia, che in pochi ancora conoscono.

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